Jane Campion: il punto di vista di una donna sulle donne

registe donne

Le registe donne che amiamo di più? Ecco un’altra veterana della scena internazionale: Jane Campion.

Bentornati al secondo appuntamento con la rubrica cinematografica tutta al femminile. Le protagoniste di questa rubrica non sono le attrici ma le registe che stanno facendo la storia del cinema internazionale.
Potete recuperare QUI il primo articolo della rubrica.

Oggi parleremo di  una regista neozelandese amatissima in tutto il mondo, che sa affrontare con estrema sensibilità ma con molta consapevolezza il tema delle donne e il femminismo: Jane Campion. Prima di passare ai suoi film, ecco a voi una piccola scheda che riassume la sua biografia:

Nome completo: Dame Jane Campion

Data di nascita: 30 aprile 1954

Luogo di nascita: Wellington

Premi:. Nel 1990 col film Un angelo alla mia tavola ha partecipato in Concorso alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, dove ha vinto il Leone d’argento. Del 1993 dirige il suo film più noto, Lezioni di piano, con il quale ha vinto l’Oscar alla migliore sceneggiatura originale e la Palma d’oro al Festival di Cannes.

Temi ricorrenti nei suoi film: L’emancipazione femminile, il punto di vista delle donne.

Lezioni di piano:

Il primo vero film di Jane Campion è sicuramente Lezioni di piano. È bello, scritto bene e intrinseco al punto che la protagonista sei anche tu che “subisci” il tormento dell’attrice sullo schermo. L’impossibilità di comunicare con la voce non è un limite per il personaggio di Holly Hunter (Oscar miglior attrice proprio per il film)  ma un valore aggiunto. Riesce a parlare con la sua musica, il suo volto e le sue mani. Le lezioni di piano di cui parliamo sono lezioni di vita e la musica è un espediente per vivere e continuare a sopravvivere in un modo difficile come quello della protagonista. Anche qui al centro ci sono le donne con le loro passioni, debolezze, fragilità e potenza d’animo. Ricorda moltissimo il cinema di Sofia Coppola, non solo perché le donne sono al centro della scena, ma anche perché sono in conflitto tra di loro e ci rendiamo conto che il peggior nemico delle donne sono le donne stesse. Voto: 7+

                                                

Ritratto di signora:

Il primo film girato dopo lo strepitoso successo di Lezioni di Piano è naturalmente il più difficile, considerando la pressione. Jane Campion sceglie allora una strada conosciuta, ovvero ancora una storia al femminile di una donna prigioniera delle proprie passioni e dei propri tormenti. Non tutto funziona, per quanto meravigliosa l’estetica e la forma spesso travalica la sostanza. Rimane una eccellente prova di Nicole Kidman e soprattutto una storia ancora dal forte impatto emotivo.       Voto: 6.5

 

Holy Smoke- fuoco sacro:

Il tema della donna prigioniera prosegue in questo film, forse il meno noto della regista, in cui la scena è dominata da una giovane ma già strepitosa Kate Winslet. Il deserto australiano è il perfetto scenario per un racconto di sette religiose, indecisioni personali, uomini deboli, famiglia ed ossessioni personali. Forse qui la regista mette troppo carne al fuoco, e non tutto riesce ad avere il medesimo effetto. Un buon film che però aggiunge poco a ciò che esplora, e viene facilmente dimenticato.    Voto: 6 

 

In The Cut:

Forse è il film della regista che ha avuto il più strombazzato battage pubblicitario: è la sua discesa nel thriller, e soprattutto la prova della maturità di Meg Ryan per distaccarsi dalla figura della fidanzata perfetta nelle commedie romantiche. Ma sia l’attrice, sia la Campion, sono davvero fuori dal loro habitat naturale. La tensione è ai minimi storici, gli aspetti da thriller erotico sono quasi involontariamente comici, gli spunti interessanti latitano. Non a caso, il risultato per entrambe è stato un periodo successivo molto difficile.   Voto: 4

 

Bright Star:

Se vi piace Keats e amate le storie d’amore, questo film fa per voi. Dopo un periodo di silenzio e un po’ di ammaccature, la Campion torna con questo delicatissimo film sulla storia del poeta romantico Keats e la sua amatissima Funny. Se invece amate veramente il cinema questo tentativo non fa per voi. Il film è delicato, passionale e fa anche un po’ piangere. Senza però andare oltre a questo non abbiamo un capolavoro di cinematografia. I due protagonisti  sembrano quasi adolescenti alle prime armi e l’atroce destino che il poeta è costretto a subire ci arriva come una storiella raccontata un sabato pomeriggio da un’amica di vostra madre. Quindi il tentativo c’è ma non si percepisce, peccato! Voto: 5

 

Top of the Lake:

Dal cinema alla tv la formula non cambia: Jane Campion è una straordinaria regista di storie di donne. Questa serie tv poliziesca, la cui seconda stagione è freschissima di quest’anno, ha davvero convinto pubblico e critica con un’esplorazione efficace della psicologia umana, oltre i soliti clichè del genere giallo, e per la prova sontuosa della sempre perfetta Elisabeth Moss. Nel panorama costantemente in movimento, e verso l’altro, della serialità tv, questo è un prodotto da non sottovalutare.   Voto: 7 

 

Amiamo la Campion perchè è una donna che parla di donne. Non come sante o delicatissime creature da non toccare nemmeno con una rosa ma come donne che possono essere belle ma anche brutte, forti ma anche fragili. In molti suoi film forse il protagonista era l’uomo ma il punto di vista è sempre al femminile dando importanza agli occhi delle donne.

“Oggi le donne devono da un lato pensare alla propria indipendenza e dall’altro affrontare il fatto che le loro vite sono orientate a soddisfare il modello romantico con cui sono state cresciute.”  Jane Campion

Elena Lazzari e Emanuele D’Aniello

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