L’incanto dei quadri di Monet e le sue ninfee

Monet ninfee film

Negli ultimi due anni Nexo Digital ha creato dei cicli di film, dedicati ad artisti o a movimenti artistici in particolare, davvero molto belli.

I loro docufilm sono realizzati sempre più con accuratezza.

L’esempio lampante è il capolavoro di successo Loving Vincent. L’ultimo ciclo si è concluso con Le Ninfee di Monet. Un incantesimo di acqua e di luce.

Amo tanto l’impressionismo, in esso sono racchiusi tanti messaggi e tante emozioni. Sarò scontata, banale, “mainstream”, ma gli autori più importanti, per me, dell’impressionismo sono Claude Monet e Vincent Van Gogh. In essi io racchiudo i concetti di vita e morte, sofferenza e passione; la natura vera di artista che vede e osserva con occhi diversi da quelli degli altri, sente il dolore, le difficoltà e li ingloba in sé, fino a farli uscire di nuovo fuori in una forma diversa. Trasformano il negativo in positivo. Meglio di qualsiasi alchimista.

Ho scritto e visto diverse cose su Van Gogh, mi sono documentata sulla sua breve vita e altrettanto sto iniziando a fare con Monet.

Oscar Claude Monet ha vissuto molti, molti più anni di Van Gogh; ha raggiungere la vecchiaia e ci ha lasciato in eredità tanti bellissimi quadri.

Quest’anno sono stata fortunata nel vedere la mostra al Vittoriano a Roma e anche il film di Nexo Digital, Le Ninfee di Monet.Monet ninfee

Non è molto facile parlare di questo film, che è così ricco di dettagli. Sono convinta che per capire e apprezzare determinate cose bisognerebbe vederle coi propri occhi, ma non sempre si riesce a cogliere gli aspetti belli.

Vorrei iniziare e concludere la recensione scrivendo solamente “andatelo a vedere, perché vi lascerà a bocca aperta”. Come ho già scritto sopra, però, quasi tutti i film di Nexo Digital stupiscono gli spettatori, e questo non è da meno.

Ripercorrere la vita di Monet, tra i luoghi che ha visto e che lo hanno segnato, è puro incanto.

La trama del film si srotola per tutta la lunghezza della Senna, fra le sue curve e i suoi riflessi. È stata proprio l’acqua ad appassionare il pittore francese all’impressionismo, ad avvicinarlo alle sue caratteristiche: la luce e la pittura en plain air.

L’acqua e la luce erano diventati la sua ossessione, soprattutto negli ultimi anni di vita in cui ha avuto problemi di vista. All’inizio erano un impedimento per lui, aveva smesso di dipingere, poi il suo amico e Ministro Georges Clemenceau lo spronò a ricominciare a realizzare quadri. Così Monet trasformò il suo difetto alla vista come un punto di forza per realizzare dipinti con forme e colori nuovi.

I luoghi che hanno ispirato il grande artista, colpiscono pure lo spettatore lasciandolo meravigliato.

Quella nebbia che non lascia vedere nulla ma che propaga la luce, quei riflessi sull’acqua che ricordano il mito della di Narciso e che fanno da specchio al nostro mondo interiore oltre che al paesaggio, sono veri e propri quadri della natura. Per cogliere tutti questi dettagli ci voleva una persona che vedesse oltre con gli occhi, che vedesse quello che, ai più, è quasi invisibile.

Infatti Monet, come disse anche un altro impressionista, non era un pittore, era un occhio.

Solo lui avrebbe potuto ritrarre lo stesso soggetto, le ninfee, moltissime volte, realizzando sempre qualcosa di diverso, di originale.

La peculiarità del film è che, a mio parere, ha un finale “non finale”: si conclude con la morte di Monet ma continua con i suoi ultimi capolavori esposti al Museo dell’Orangerie, come voluto nel progetto del pittore e di Clemenceau. Sembra, dunque, che sia finito ma è solo l’inizio per vedere quelle opere tanto note da un punto di vista nuovo.

Ambra Martino

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