Sedotta e abbondata: denuncia sociale alla legge 544

sedotta e abbandonata

Titolo originale: Sedotta e abbandonata

Genere: commedia

Anno: 1964

Regista: Pietro Germi

Attori: Stefania Sandrelli, Aldo Puglisi, Sandro Urzì

Sedotta e abbandonata è un capolavoro di Pietro Germi che non possiamo non citare nel nostro Cineforum.

Sedotta e abbandonata, racconta una Sicilia degli anni ’60, in cui la giovane Agnese, interpretata dalla meravigliosa Stefania Sandrelli, viene sedotta da Peppino, fidanzato di sua sorella. L’intera pellicola vedrà lo svolgersi di una serie di peripezie dei numerosi personaggi che affollano la scena nel tentativo di superare il problema preservando l’onore della famiglia.

Protagonista di Sedotta e abbandonata è, oltre alla Sandrelli, la legge 544 del codice penale, meglio nota come legge sul “matrimonio riparatore“.

Alla maniera di Germi, la scena assume toni grotteschi, arrivando a soluzioni iperboliche e paradossali. Si ride, insomma, ma con l’amaro in bocca.

Mentre nel precedente Divorzio all’italiana, il tema del delitto d’onore si svolge sulle note della commedia, in questo caso le pennellate di colore sono più cupe. Lo spettatore ride poco e quando lo fa lo fa sulla falza riga dell’eccesso, dell’assurdo. Mancano i tic di Fefé, i personaggi caricaturali visti alla lente di ingrandimento. Il tema è affrontato in manienta seria e Germi tiene affinché questo venga percepito.

Tuttavia, ci sono alcuni punti di contatto che allontanano il film dal genere drammatico per accostarlo a quello della commedia. Vediamo ad esempio le musiche, o la scena in cui Don Vincenzo ripensa nel treno ai possibili seduttori di sua figlia: il legame con Fefé Cefalù che riflette nel treno pensando al modo di uccidere sua moglie è importante e si sente.

Insomma, si ride con serietà di un tema estremamente drammatico, quale la persistenza nel codice penale italiano della legge 544, la legge che attraverso il matrimonio riparatore consente di legittimare qualsiasi rapporto sessuale avvenuto fuori dal matrimonio, compresa la violenza carnale.

L’onore da salvare e preservare è la parola chiave ricorrente in tutto il film. Manca del tutto la cura, ossia la preoccupazione, per la giovane protagonista che, per certi aspetti del suo carattere e delle sue azioni, anticipa la rivolta di Franca Viola di qualche anno, ribellandosi al comune volere della società.

Nonostante tutto però, non c’è un lieto fine e lo spettatore resta con l’amaro in bocca.

Quando vedere questo film: Quando volete ridere e osservare un mondo apparentemente lontano da noi.

Avete perso l’ultimo appuntamento del nostro cineforum? Ecco il link:

Una Renée Zellweger irriconoscibile tra amore e altruismo

 

Serena Vissani

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