Divorzio all’italiana, ovvero l’arte di arrangiarsi

pietro germi

Titolo originale: Divorzio all’italiana

Anno: 1961

Regia: Pietro Germi

Attori: Marcello Mastroianni, Stefania Sandrelli, Daniela Rocca

Divorzio all’italiana è uno dei capolavori di Pietro Germi che il nostro cineforum non poteva non celebrare.

Un immenso Marcello Mastroianni interpreta il ruolo di Fefé Cefalù, nobile decaduto di Agramonte, alle prese con un tentativo di “divorzio“. Nove anni prima della legge Fortuna-Baslini, l’unica strada percorribile per una seperazione onorevole era quella dell’omicidio. Ma quale sarebbe stato il vantaggio di non avere più tra i piedi una donna asfissiante se poi il nostro eroe avrebbe dovuto trascorrere il resto della vita in prigione? Ecco, infatti che interviene in suo aiuto l’attenuante del delitto d’onore.

Il film di Pietro Germi è un capoloavoro assoluto in cui commedia, satira e denuncia sociale trovano il loro perfetto connubio tra dialoghi e musiche.

Mastroianni-Fefé è, sì, disgustato dalla consorte, ma si decide a separarsi da Rosalìa in seguito al suo innamoramento per Angela, la giovane cugina che gli confessa casualmente il suo amore adolescenziale. Si innesca così una macchina fatta di complotti, cospirazioni e trabocchetti, volti ad indurre sua moglie al tradimento. Tale tradimento sarebbe stato poi la causa scatenante e giustificante dell’omicidio.

Sullo sfondo una Sicilia da cui Germi attinge molto. L’immagine di queste terre arse, assolate. L’immagine di quell’aristocrazia che vive di rendita, sebbene abbia praticamente perso qualsiasi cosa in suo possesso. L’immagine, anche, di quella mascolinità sempre arsa dal pensiero costante della “femmina” (pensiamo alla figura del “gallo” di Vitaliano Brancati).

Uno sfondo che non è meramente scenografico.

Al contrario, esso contribuisce ad accrescere il senso di contrasto con la materiale necessità del protagonista. Tale contrasto genera, dunque, il riso prima ancora dei singoli tic di Mastroianni-Fefé e prima ancora delle singole battute.

Eppure, il riso della commedia lascia subito spazio all’amarezza della denuncia sociale. La lentezza dei governi repubblicani per emanare una legge ormai necessaria ad una società in evoluzione si associa al torpore di una terra che non sembra curarsi di questa mancanza, trovando modo tutto suo. All’italiana, appunto.

Divorizio all’italiana ha sancito definitivamente il successo di Pietro Germi presso la critica, creando un vero e proprio genere cinematografico.

Quando vedere questo film?

Quando volete ridere e osservare un mondo apparentemente lontano da noi.

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Avete perso l’ultimo appuntamento con il nostro cineforum?

Serena Vissani

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