Una Renée Zellweger irriconoscibile tra amore e altruismo

diverso da me

Un matrimonio in crisi, un senzatetto e un sogno. Apparentemente il film sembra preannunciare la solita sceneggiatura drammatica dal lieto fine. Non so cosa intendiate per lieto fine, ma questa produzione rivoluziona il concetto, mostrando un finale che sfugge alla logica umana, ma a volte anche il deserto fiorisce.

 

Titolo originale: Same Kind of Different as Me
Genere:
drammatico
Anno: 2017
Regia: Michael Carney
Attori: Greg Kinnear, Renée Zellweger, Djimon Hounsou,
Paese: USA
Anno: 2017

 

Dietro tutto questo c’è una storia che comincia e finisce con la ragazza che ho sposato: Dabbie Hall. Una ragazza dal cuore così grande che neanche il Texas può contenerlo.

Diretto da Michael Carney, il film narra la storia di Ron Hall (Greg Kinnear), mercante d’arte di successo. La sua vita sembra perfetta: una moglie, Debbie (Renée Zellweger), due figlie, una casa bellissima. Tutta sembra suggerire una vita da sogno, ma nulla è come sembra. L’ apparenza ha i giorni contati. Ben presto la favola degli Hall imploderà fino a quando un legame improbabile con un senzatetto li condurrà in un viaggio introspettivo che darà vita ad un’amicizia destinata a durare per sempre cambiando definitivamente il senso della loro vita e di chi li circonda.

Tratto da una storia vera, Diverso come me è un film che “abbraccia la bellezza dello spirito umano”. Una storia vera e commovente. Un film potente e stimolante il cui unico obiettivo è quello di mostrare, con semplicità, la forza che si cela dietro ogni singolo atto di gentilezza. Il regista ha saputo sintetizzare, per esigenze cinematografiche, l’effetto domino che si riverbera intorno a noi quando ci lasciamo amare senza pretese. Forse a volte si perde romanzando eccessivamente delle dinamiche di dolore che appaiono non troppo reali, ma il messaggio è inequivocabile. Sta allo spettatore accoglierne la genuinità o trovare elementi e punti di debolezza per abbattere la pellicola.

Indubbiamente il film farà arricciare il naso a molti. Avendo come protagonista invisibile la fede, eppure, basta andare un passo oltre per comprenderne le potenzialità. Un film fonte di ispirazione, forza e coraggio con una Renèe Zellweger irriconoscibile.

La fede, la speranza e l’amore sono al centro della pellicola.  Come può un perfetto sconosciuto risollevare le sorti di un matrimonio e rivoluzionare la vita di un’intera comunità? Beh dal film testimonianza sembra davvero possibile. Attraverso i flash back la pellicola sembra seguire un filo rosso che rinviene il proprio senso solo sul finire.

Ma come si può guardare un film che parla di Dio se non si è credenti? Dipende dai punti di vista. Da quale prospettiva si decide di guardarlo. Il regista non si pone l’obiettivo di convertire persone ma quello di raccontare con semplicità  quanto immenso possa essere il cambiamento dovuto ad un semplice e gratuito gesto di altruismo.

L’amore chiama amore? Si, esattamente come le patatine, l’una chiama l’altra

Il mio consiglio? Approcciarsi alla pellicola senza pregiudizi legati alla religione. La fede è sicuramente un elemento fondamentale, ma ad avviso di chi scrive, chiunque potrà guardarlo e comprendere che a prescindere dal nostro Credo, sapersi porre al servizio dell’altro, amare e perdonare (esattamente in quest’ordine), sono elementi comuni a molte religioni, oltre che piccoli passi che ci conducono ad una maggiore consapevolezza di noi stessi. Proprio per il messaggio sotteso, il regista tenta di differenziare questo prodotto filmico da altri di genere aprendosi ad un vasto pubblico.

diverso da me

Renèe Zellweger e Djimon Hounsou in “Diverso come me”

Il perdono, la redenzione, l’amore, la paura e la morte sono elementi chiave della storia. Gli eventi tristi sono allietati da sprazzi di umanità che invadono lentamente la pellicola. Non c’è speranza che non trovi il proprio binario, non c’è pianto che non venga tramutato in gioia perché li dove tutto sembra sterile torna a fiorire, anche nella morte.

Diverso come me è un film coraggioso che nasce da un gran lavoro di squadra che ha saputo trasformare le parole in gesti concreti rendendo il film accessibile a chiunque.  Certo, la pellicola non eccelle sotto l’aspetto tecnico, tuttavia nel suo insieme funziona anche se, in prima battuta, fatica a decollare. Bisogna aspettare 20 minuti prima di iniziare a comprenderne il senso profondo. Grazie all’utilizzo di monologhi accompagnati da flashback, si inizia a conoscere Denver e il suo passato, solo cosi lo spettatore trova la bussola per orientarsi all’interno del film.

Denver: Dimmi una cosa, quando dai un dollaro da mangiare ad un senza tetto, che cosa pensi di fare?
Ron: Non lo so, gli do una mano
Denver: No, un po’ di cibo non cambia niente, lui resta un senza tetto. Quello che fai è dirgli tu non sei invisibile, io ti vedo. Tutto qua!

Dunque, guai a dire che si tratti di un film scontato, perchè questa piccola citazione  rivela come in realtà sottovalutiamo gesti che spesso compiamo in maniera automatica.

Il film, inserendosi perfettamente nel nostro tempo – viviamo in una società troppo frettolosa, non abbiamo mai il giusto sguardo verso l’altro, troppo occupati a pensare agli impegni, ai propri problemi, alle proprie frustrazioni – illustra fedelmente il dramma dei senza tetto che sembra crescere a dismisura e la superficialità con cui ci approcciamo a loro, a volte, semplicemente per sentirci a posto con al nostra coscienza.

Interessante, inoltre, è l’approccio alla questione razziale, che emerge quando Denver manifesta, senza filtri, la sua avversione verso i bianchi. Mostrando come spesso il razzismo non è a senso unico, ma soprattutto che nasce da ferite e drammi che ci portano ad odiare l’altro quale unica scappatoia per esorcizzare violenze e ingiustizie. Queste fatiche verranno superate grazie ad un percorso di “conversione” che porta Denver a lottare contro il proprio passato e, solo quando perdona e si perdona riuscirà a comprendere di essere amato cosi com’è facendo emergere  grazie a Debbie (Renèe Zellweger), la sua parte migliore. Lo spettatore intuirà questo passaggio grazie ai  profondi monologhi sulla condizione umana che lo lasceranno  intontito, inducendolo, o almeno si spera, ad una profonda riflessione su se stesso.

In conclusione, il film pur rientrando in un genere specifico è rivolto a tutti. Una storia in cui l’amore è con la A maiuscola. È quell’ amore che non chiede nulla, si dona completamente fino alla fine e oltre la morte.

Tre motivi per guardarlo:

  • una Renèe Zellweger al di fuori dei soliti personaggi;
  • perchè c’è dell’umano che lascia lo spettatore con un senso di speranza;
  • perchè fa sempre bene – in una società consumistica e ricolma di apparenze – ricordarsi che prima di tutto nella vita bisogna amare ed essere amati, cosi come si è!

Quando vedere il film:

Non c’è un momento specifico, in viaggio, la sera, o semplicemente quando si ha bisogno di continuare a sperare nel bello!

Ti sei perso le uscite precedenti? Tranquillo, ecco l’ultimo appuntamento!

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Angela Patalano

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