Aladdin, non sono finite le notti d’Oriente

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Era quasi inevitabile che, nel filone degli adattamenti live action dei classici animati, la Disney sfornasse anche Aladdin.

Ed era anche qualcosa di molto delicato, perché Aladdin non è un film come gli altri. Appartiene all’epoca del famoso “rinascimento disneyano“, ed uscendo negli anni ’90 ha cresciuto quella fetta demografica dei trentenni di oggi che sono il target di riferimento per tantissimi prodotti d’intrattenimento. Il vento della nostalgia va forte, oggigiorno.

Fortunatamente, c’è da dire che i tanti timori della vigilia sono rimasti solo timori. Non solo perché era difficile far peggio del paragone più fresco in mente, ovvero Dumbo. Ma soprattutto perché Aladdin è realmente un film d’intrattenimento per grandi e piccoli pienamente azzeccato.

Certo, per seguire appieno i dettami dell’operazione nostalgia è, più o meno, la copia pedissequa del classico animato. Nella trama, nello sviluppo delle situazioni, nelle citazioni non solo visive, nella replica esatta di scene, comportamenti, dinamiche. Ma lo fa in maniera energica e sostenuta, divertita e divertente, ritmata e persino magica. Non c’è traccia, insomma, dello svogliato e piattissimo effetto da copia carbone come La Bella e la Bestia. Qui il nuovo Aladdin aggiunge un paio di innovazioni (un accenno di love interest per il Genio, e uno sviluppo femminista per Jasmine) che non stonano perché ben integrati nei meccanismi narrativi e nella trama conosciuta da tutti.

Più che altro, Aladdin fa il suo dovere e convince perché azzecca la riproposizione dei momenti più amati del classico animato, quelli che in sostanza non poteva proprio permettersi di sbagliare. I numeri musicali, cui si aggiungono talvolta i colori sgargianti di scenografie e costumi reali, sono coinvolgenti. L’esuberanza e simpatia del Genio è intatta, e il casting di una personalità vulcanica come Will Smith si è rivelato vincente. Guy Ritchie, un regista dallo stile netto e opposto al canonico Disney, qui saggiamente fa un passo di lato e “sparisce” per mettersi al servizio della narrazione visiva.

Nel sottogenere degli adattamenti disneyani, Aladdin è uno dei più riusciti. Intrattiene costantemente e riporta la nostra memoria a quando si era piccoli. È la nostra fantasia a volare, anche senza tappeto magico.

Vi lasciamo qui con un’altra opinione sul film! Correte a leggerla:

Aladdin e la forza volitiva di Jasmine: una storia nuova

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Emanuele D’Aniello

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