West Side Story (1961): un musical intramontabile

West Side Story 1961 recensione
West Side Story, 1961

C’è un posto per noi: da qualche parte c’è un posto per noi. La pace, la tranquillità e l’aria aperta ci aspettano da qualche parte…

Titolo originale: West Side Story

Regista: Robert Wise

Sceneggiatura: Ernest Lehman, Jerome Robbins e Arthur Laurents

Cast Principale: Natalie Wood, Richard Beymer, Russ Tamblyn, Rita Moreno, George Chakiris

Nazione: USA

Una pietra miliare dei film musical, West Side Story del 1961 è un cult da conoscere, soprattutto oggi che il remake di Steven Spielberg è stato addirittura candidato agli Oscar.

West Side Story è uno spettacolo magnifico, un film fondamentale per quanto riguarda i musical cinematografici, un vero e proprio successo al botteghino. All’epoca, infatti, ebbe un seguito molto forte e venne acclamato superlativamente dalla critica. Vediamo insieme di cosa stiamo parlando e perché è importante inserire questo film in quelli da vedere almeno una volta nella vita.

West Side Story: un successo clamoroso

Tra la fine degli anni ’50 e l’inizio degli anni ’60, il musical era diventato uno dei generi cinematografici più popolari. L’elenco dei successi passati era impressionante, inclusi titoli come Singin’ in the Rain, South Pacific, The King and I, My Fair Lady, Sette spose per sette fratelli e tanti altri. Di conseguenza, i magnati di Hollywood all’epoca erano sempre alla ricerca di nuovo materiale, indipendentemente dal fatto che fosse originale o adattato. 

Quindi, ogni volta che un nuovo musical di Broadway catturava l’attenzione del pubblico, di solito veniva fatto un tentativo di trasformarlo in un evento cinematografico. Proprio questo accadde con West Side Story, che debuttò a Broadway nel 1957, diversi anni dopo che l’idea era stata concepita da Leonard Bernstein e Jerome Robbins. Il concetto alla base dello spettacolo era di trasferire Romeo e Giulietta in un ambiente contemporaneo e presentare la storia come un musical, con un intrigante mix di romanticismo, tragedia, violenza e canti e balli.

Rimase per due anni a Broadway prima di andare in tournée e poi tornare a New York per una grande riapertura. I pensieri sul film sono sbocciati subito dopo che è diventato evidente che West Side Story era un grande successo di pubblico e critica. Quindi, con Bernstein e Robbins che si misero a lavorare insieme al regista Robert Wise, la versione cinematografica è entrata in produzione nel 1960. Dopo aver debuttato nelle sale nell’ottobre 1961, è diventata un successo internazionale e ha vinto dieci Academy Awards, incluso quello per il miglior film.

La struggente storia di due innamorati

Il film si svolge nell’Upper West Side di New York alla fine degli anni ’50 e protagoniste, proprio come nella celebre opera di Shakespeare, sono due fazioni.

I Montecchi e i Capuleti in lotta sono rappresentati da bande rivali: i Jets e gli Sharks. Il primo gruppo è composto da newyorkesi di prima generazione i cui genitori sono arrivati negli States nei primi decenni del secolo. I loro rivali sono gli immigrati portoricani appena arrivati ​​negli Stati Uniti. 

La continua lotta tra i Jets e gli Sharks è pronta per esplodere in una guerra aperta, ma non prima che Tony (interpretato da Richard Beymer), uno dei fondatori dei Jets ma che ha deciso di cambiare strada, si innamora perdutamente Maria (una splendida Natalie Wood), la sorella del leader degli Sharks. A causa di questo amore folle, le due bande si sfidano, lottano e combattono per la supremazia, senza accettare in alcun modo il sentimento dei due giovani.

Proprio come in Romeo e Giulietta, infatti, la storia non ha lieto fine e diventa struggente ad ogni minuto che passa. Sono tanti i temi trattati, dalla discriminazione all’immigrazione, i conflitti tra bande e la violenza, raccontati con estrema delicatezza ma anche con forte determinazione.

Momenti memorabili e musiche diventate cult

West Side Story è diventato un vero e proprio cult nei decenni, ancora oggi infatti non si dimentica facilmente. Quest’anno, inoltre, è arrivata al cinema la versione remake di Steven Spielberg che, nonostante sia tecnicamente un film degno di un Oscar, non riesce a spuntarla con il classico senza tempo.

Il film del 1961, infatti, è davvero memorabile. West Side Story dà il meglio di sé, ovviamente, quando i personaggi cantano e ballano.

La colonna sonora scritta da Bernstein è ricca e memorabile e delle circa dodici canzoni della colonna sonora, tre sono straordinarie. 

Due di loro, le ballate romantiche “Tonight” e “Somewhere”, sono ormai immediatamente riconoscibili. Il terzo, probabilmente il numero più energico, è “America” , che dura ben sei minuti. 

Oltre ad essere una delle canzoni preferite dal pubblico, il suo testo è importante grazie alla sua critica sociale. Infatti, tutta la canzone è impostata come un dare e avere tra le donne portoricane, che si aggrappano al loro sogno di un’America come terra promessa, e gli uomini, che sono stati delusi dalle limitate prospettive di lavoro e alloggio per gli immigrati. 

Una frase, “I grattacieli fioriscono in America, le Cadillac ingrandiscono l’America, il boom dell’industria in America”, è contrastata da “Dodici in una stanza in America”. Allo stesso modo, la risposta a “La vita va bene in America” ​​è “Se sei tutto bianco in America”.

West Side Story, grazie alla commistione tra musiche straordinarie, coreografie mai viste e una storia scritta benissimo, è una fusione coraggiosa ed efficace di elementi seri e fantastici e offre due ore e mezza di solido intrattenimento.

Quando vedere il film

Una domenica pomeriggio, per un paio d’ore di intrattenimento piacevoli e indimenticabili.

Tre motivi per vedere il film

  • Le musiche, non le dimenticherete facilmente
  • Perché è un classico senza tempo
  • Natalie Wood, stupenda e meravigliosa nel ruolo di Maria

Hai perso l’ultimo cineforum?


Le immagini contenute in quest’articolo sono riprodotte in osservanza dell’articolo 70, comma 1, Legge 22 aprile 1941 n. 633 sulla Protezione del diritto d’autore e di altri diritti connessi al suo esercizio. Si tratta, infatti, di «riassunto, […] citazione o […] riproduzione di brani o di parti di opera […]» utilizzati «per uso di critica o di discussione», nonché per mere finalità illustrative e per fini non commerciali. La presenza in CulturaMente non costituisce «concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera».

Appassionata di cinema, social media manager, lettrice accanita.

COMMENTA QUESTA DOSE DI CULTURA

Lascia un commento!
Inserisci il tuo nome qui