“Rebecca, la prima moglie”, una fiaba hitchcockiana ma non troppo

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Regia: Alfred Hitchcock
Anno: 1940
Cast: Laurence Olivier, Joan Fontaine, George Sanders, Judith Anderson, Nigel Bruce, Reginald Denny
Genere: Drammatico/Noir
Nazionalità: USA
Durata: 130 minuti

La seconda signora de Winter: Sapete io… io vorrei che esistesse un’invenzione per imbottigliare i ricordi come profumi e che non svanissero mai nell’aria, in modo da poter stappare la bottiglina ogni volta che lo volessi e poter far rivivere il passato aspirandola.

Max de Winter: E quale momento della vostra vita vorreste mettere in bottiglietta?

La seconda signora de Winter: Ognuno di questi ultimi giorni. È… è come se avessi già raccolto un intero scaffale di bottiglie.

Trama

A Montecarlo, una timida ragazza inglese dissuade da un apparente suicidio Max De Winter, da poco vedovo. Max inizia a frequentarla innamorandosene. Quando la giovane ragazza sta per lasciare Montecarlo per New York, Il sig De Winter le chiede di sposarlo. Nell’antica dimora di Menderley la seconda moglie inizierà a sentirsi la sostituta indesiderata. La frustrazione crescerà scena dopo scena sentendosi sempre inadeguata. Gli sbalzi d’umore di Max e la spettrale presenza della signora Danvers, governante che vive nel ricordo della defunta, non fanno che accentuare la sensazione di estraneità. Ma nulla è come sembra fino a quando dal mare riemerge il panfilo di Rebecca, la prima moglie. La verità viene a galla e quel che sembra la fine in realtà è l’inizio di un percorso investigativo che metterà a dura prova la relazione tra i due.

“Rebecca,la prima moglie” un film britannico distorto dall’influenza americana del suo produttore

Tratto dall’omonimo romanzo di Daphne Du Maurier, Rebecca, la prima moglie (1940) è il primo film Hollywoodiano di Alfred Hitchcock. Un fuori genere lontano dalle dinamiche psicologiche che fino ad allora ruotavano intorno ai suoi personaggi. Una storia scritta a fine ottocento, una trama vecchio stampo, demodé, priva di humor o suspense. Era una storia sospesa e sconnessa, senza una vera identità proprio come la sua protagonista: la seconda moglie.

Quella di Rebecca è stato un adattamento complesso per molte varianti, in primis il rapporto tra Hitchcock e O’Selznick, produttore del film nonché eccentrico magnate del cinema. Quest’ultimo, reduce dal successo di Via col vento, aveva ben chiaro cosa volesse fare: riprodurre su pellicola pedissequamente Rebecca, la prima moglie, il tutto per la gioia degli spettatori. Un’idea che ad Alfred Hitchcock non piaceva vista l’assenza dell’elemento thriller e la predominanza di una psicologia quasi sterile.

Quella tra il cineasta e il produttore è stata una vera e propria battaglia su chi dovesse avere la supremazia. Una lotta perdurata fino al montaggio, momento nel quale il produttore, impossibilitato, ha gettato la spugna. Tuttavia non possiamo dire che Rebecca, la prima moglie sia un lavoro del maestro del brivido, o almeno non del tutto. Il prodotto finale risulta da una commistione tra la vecchia Hollywood e il cinema britannico. Di quest’ultimo abbandona però i formalismi e le rigidità che caratterizzavano il romanzo e il modus operandi del cineasta.

Possiamo affermare che Rebecca la prima moglie sia un film britannico? Indubbiamente. È ambientato in Inghilterra, il cast inglese ed è diretto da uno dei massimi registi inglesi dell’epoca: Alfred Hitchcock, eppure l’influenza di Hollywood è percepibile. Manca di quell’essenzialità che ha connotato le precedenti produzioni del maestro del brivido, formatosi attraverso film che rientravano nella quota quickies. Ossia pellicole di bassa qualità (i cosiddetti film di serie B), realizzati con pochi mezzi.

Ma allora come siamo giunti a Rebecca, la prima moglie?

Da Titanic a Rebecca. Hitchcock sorprende tutti innovando fuori genere

Doveva essere Titanic. Quando Hitchcock fu convocato ad Hollywood doveva girare il grande colosso, qualcosa che poi ha ripreso James Cameron quasi 60 anni dopo. Quando Alfred Hitchcock giunse nello Studio O’Selzenick, quest’ultimo lo informò che aveva acquistato i diritti di Rebecca, la prima moglie. Per il cineasta fu un salto nel vuoto. Si trattava di girare una pellicola fuori dai suoi canoni.

Ma se la storia era piatta e la trama faceva acqua da tutti i lati perché Rebecca ha funzionato sullo schermo?

Un genere fuori dal genere, ecco cos’è Rebecca

Un do ut des era alla base della relazione tra la Alfred Hitchcock e la trama. Una novità che ha arricchito il grande cineasta creando terreno fertile per quelli che furono progetti futuri come La finestra sul cortile e Vertigo dando cosi vita a protagonisti molto più sfumati. Una storia fedelissima al romanzo eppure rivoluzionata nel genere introducendo elementi psicologici disturbanti e ancora attuali a distanza di 80 anni, atti a depistare lo spettatore sovvertendo la prospettiva solo verso il terzo atto.

Un lavoro di adattamento che nella sua difficoltà ha centrato l’obiettivo andando oltre, rappresentando una delle vette assolute nel genere thriller gotico, oltre che uno dei risultati più alti nella vastissima produzione del maestro del brivido.

A riprova dell’altissima qualità della pellicola ci sono due premi Oscar: uno come miglior film dell’anno e l’altro per la fotografia in bianco e nero di George Barnes.

“Rebecca, la prima moglie” una sorgente di suspense hitchcockiana

Psicologico e dalla suspense sofisticata, lo spettatore viene accompagnato scena dopo scena attraverso lo sguardo della seconda moglie. Tutta la storia viene narrata dal suo punto di vista. Una scelta ben riuscita attraverso cui emerge la frustrazione, il disagio e l’infelicità di una giovane donna che prova ad integrarsi e a ricordare il suo ruolo. Un tentativo che fallisce giorno dopo giorno sotto lo “spettro” di “Rebecca, la prima moglie”. Un ombra che grava sul suo matrimonio prima, e sul suo equilibrio psicologico poi.

Una scelta acuta quella di Hitchcock che mostra la fragilità della mente umana e di come questa sia suggestionata più dal malessere e dal disagio personale legato ad una non ancora ben definita identità che dalla realtà concreta delle cose. Percezione accresciuta dal ruolo della signora Danvers, governante della casa, che fin dall’arrivo della giovane donna sembra incutere timore. Una donna plastica, quasi immobile nei movimenti. Una scelta questa su cui il cineasta ha voluto spingere ed evidenziare a più riprese. La signora Danvers allora diventa il ponte tra la pellicola e lo spettatore. Uno strumento attraverso cui il punto di vista della seconda moglie diventa più nitido e soffocante. La governate diventa la longa manus di Rebecca. Invisibile, impercettibile eppure c’è. Una presenza che sembra orbitare intorno alla seconda moglie per ricordarle quale fosse il suo posto. Una scelta attenta tesa a disumanizzare la signora Danvers che funge da motore in un gioco psicologico che incatena da un lato Massimo de Winter e dall’altro la sua seconda moglie facendole percepire l’incapacità di sostituire qualcosa che era perfetto.

Humor, fiaba e la magia. Elementi presenti in ogni opera di Hitchcock

Ebbene si. Anche Rebecca la prima moglie ha un suo humor, sicuramente diverso da quello che siamo abituati a vedere ma fondamentale affinché il film funzionasse. Pensiamo alla goffaggine della seconda moglie quando rompe i cocci della statuetta e li nasconde nel cassetto quasi dimenticando che la padrona di casa ora è lei. Quando le cade la forchetta dal tavolo e altri piccoli episodi che servono a darle un’aria naïf. Elemento essenziale per la svolta del suo personaggio.

Altro elemento interessante è la fiaba. Rebecca nasce come un film molto romanzato, un giallo fiabesco inquietante. Racconta la storia di una ragazza che da dama di compagnia si ritrova ad essere la padrona di Manderley. Ma come ogni fiaba che si rispetti c’è sempre il lato oscuro, qualcosa di proibito, una strada da non seguire, una porta da non aprire, il tutto ambientato sempre in mezzo al nulla, proprio come Manderly. Eretta nel bel mezzo della campagna inglese, avvolta sempre da una leggera foschia, sembra essere la protagonista per eccellenza. Un’ambientazione che costantemente sembra nascondere qualcosa e gettare la protagonista in un vortice psicologico senza fine, distruggendola lentamente da dentro. Il tutto supportato da un marito sfuggente, chiuso in se stesso, risucchiato dai sui stessi demoni interiori e da una presenza soffocante: Rebecca. Una donna che non si vedrà mai in volto ma che riesce, anche da morta, a creare una condizione di oppressione e suggestione.

Conclusione

Con Rebecca, la prima moglie Hitchcock ha voluto costruire un rebus gotico e poetico, una Cenerentola di fine anni ’30 e delle sorelle cattive rappresentate dalla signora Danvers. Un film d’epoca dall’amore profondo ma allo stesso tempo sfuggente. Un capolavoro che resta dritto sulle sue gambe, influenzando la filiera cinematografica a distanza di 80 anni.

Rebecca, la prima moglie remake

  1. Nel 1979 fu prodotto un remake del film dalla BBC Television con interpreti Jeremy Brett e la sua ex moglie Anna Massey.
  2. Nel 2008 la RAI ha realizzato una miniserie tv di due puntate diretta da Riccardo Milani e interpretata da Cristiana Capotondi, Alessio Boni e Mariangela Melato.
  3. Il 21 ottobre è uscita sulla piattaforma Netflix una nuova versione del film interpretata da Lily James, Kristin Scott Thomas e Armie Hammer per la regia di Ben Wheatley.

Curiosità

  1. La seconda moglie non ha un nome. Sappiamo che è ha ventun anni, è bella e intelligente, ama disegnare come suo padre pittore, è orfana e di modeste condizioni. L’assenza di un nome forse indica l’a mancanza di una propria identità che acquisterà solo alla fine del film;
  2. Al primo incontro Max pare voler uccidersi: in realtà sta ricordando il suo primo impulso omicida nei confronti di Rebecca, la prima moglie;
  3. La casa di Manderly, così come la strada, sono un modellino;
  4. Le riprese iniziarono nel settembre del 1939, proprio mentre in Europa la Polonia era invasa dall’esercito tedesco e scoppiava la seconda guerra mondiale;
  5. Come da tradizione, Hitchcock appare per un istante in un cameo. Lo si può individuare dietro la cabina telefonica dove c’è Jack Favell.
  6. Il film è stato oggetto di studi in tema di problematiche legate alla femminilità e alla psicanalisi. Dele studiose americane hanno individuato nella protagonista un ritratto femminile molto moderno, complesso e profondo. Una donna alla ricerca della propria identità, che conquista faticosamente, sottraendosi alla dipendenza ed alla conflittualità con le altre tre figure femminili: Mrs. Van Hopper, Mrs. Danvers e Rebecca. Questo percorso interiore verso la scoperta di se stessa trova il supporto nel rapporto d’amore con Max.
  7. Sono tre i film tratti dalle opere di Daphne Du Maurier adattati da Alfred Hitchcock: La taverna della Giamaica, Rebecca, la prima moglie e Gli uccelli.
  8. Vivien Leigh fu scartata per il ruolo di protagonista.
  9. All’epoca la Leigh era compagna di Laurence Oliver il quale non la prese proprio bene. Iniziò a mostrare una certa insofferenza nei confronti di Joan Fontaine. Hitchcock, per rendere il disagio della protagonista reale, disse all’attrice che tutti sul set la detestavano, in modo da far sentire la Fontaine insicura e fragile come la seconda moglie.

Quando guardare “Rebecca, la prima moglie”

In un momento di assoluto relax (vista la durata) magari con un calice di vino rosso, o anche più, e tanti pop corn.

Tre motivi per guardarlo

  1. Se amate i film in bianco e nero non potete assolutamente perdervi questo capolavoro;
  2. È una pellicola che ha fatto la storia, continuando dopo 80 anni ad influenzare produzioni attuali come il Filo nascosto di Paul Thomas Anderson. Insomma è una sorta di must have per cinefili;
  3. Se amate le storie d’amore, non sempre lineari, allora questo film è al caso vostro.

Angela Patalano

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