Mine Vaganti racconta uno spaccato socio-culturale dell’Italia del sud

Mine Vaganti recensione
Screenshot dal DVD originale del film Mine vaganti (2010) : da sinistra a destra Elena Sofia Ricci, Ilaria Occhini, Lunetta Savino e Riccardo Scamarcio Fonte: catturato da Bart Ryker

Regia: Ferzan Ozpetek
Genere: Drammatico
Durata: 110 minuti
Nazione: Italia
Anno: 2010
Cast: Riccardo Scamarcio, Alessandro Preziosi, Nicole Grimaudo, Lunetta Savino, Ennio Fantastichini, Elena Sofia Ricci, Carolina Crescentini, Ilaria Occhini

 Ho passato con lui tutta la vita, stava con me anche quando non c’era… nella mia testa io dormivo con lui e con lui mi svegliavo la mattina.

Costato circa sette milioni di euro, Mine Vaganti è l’ottavo film di Ferzan Özpetek. Prodotto dalla Fandango con la partecipazione di Rai Cinema ed il sostegno della Puglia Film Commission, ha ricevuto ben 13 candidature ai David di Donatello del 2010, ottenendo due vittorie per la categoria “migliori interpreti non protagonisti”: Ilaria Occhini ed Ennio Fantastichini; 5 Nastri d’Argento; una candidatura al Premio del Pubblico Europeo e una per l’autore della colonna sonora agli European Film Awards.

Trama

I Cantone, famiglia leccese, sono proprietari di un pastificio fondato dalla nonna (Ilaria Occhini) e suo cognato, il suo vero amore. A capo dell’azienda troviamo il figlio, Vincenzo (Ennio Fantastichini), sposato con Stefania (Lunetta Savino) e padre di Tommaso (Riccardo Scamarcio), Antonio (Alessandro Preziosi) ed Elena (Bianca Nappi). Tommaso, romano d’adozione, studia lettere per diventare scrittore abbandonando il volere della famiglia. Quando decide di tornare a Lecce rivela la sua  omosessualità al fratello con l’idea di sentirsi definitivamente libero dalle catene familiari che lo vogliono a capo del pastificio e indossando un perbenismo borghese che non gli appartiene. I progetti di Tommaso cambieranno rotta quando, durante una cena aziendale, Antonio lo batte sul tempo rivelando di essere omosessuale e di aver avuto una relazione con un ragazzo del pastificio. Vincenzo caccia Antonio ma la notizia lo ha talmente scosso da provocargli un malore. A quel punto Tommaso, per non aggravare ulteriormente la situazione, decide di rimanere a Lecce e prendere le redini dell’azienda, costretto a mantenere il segreto sulla sua omosessualità e i suoi veri interessi.

Tommaso, se uno fa sempre quello che gli chiedono gli altri non vale la pena di vivere.

Il Salento diventa l’epicentro ironico di una storia melodrammatica

Mine Vaganti, ispirato ad una storia vera, è caratterizzato da un ensemble cast che ha saputo dare alla pellicola uno spessore contemporaneo e reale dal sapore tutto italiano. Grazie al cast corale di cui il film si compone e alla regia di Ferzan Özpetek, la trama scivola verso la scena finale in assoluta sincronia senza lasciare nessun personaggio nel limbo del non detto.

In questo film integralmente girato nel Salento, il cineasta turco ha saputo cogliere la bellezza naturale delle terre tipiche del sud: le sfumature calde dei paesaggi mozzafiato, l’azzurro del mare, le ambientazioni quasi rurali che caratterizzano il territorio hanno trasformato Lecce in un set cinematografico perfetto. Uno sfondo naturale ad una storia intensa, reale e profonda, che con leggerezza riesce a mettere in scena un bigottismo non troppo latente e la paura di deludere di cui spesso i figli del sud sono affetti.

Özpetek ha saputo unire il melodramma alla comicità grazie alle “influenze” cinematografiche turche e italiane. È risaputo, infatti, che spesso la commedia italiana, soprattutto quella pre-sessantottina, aveva quel retrogusto melò, trasmettendo l’arte di saper ridere delle tragedie della vita. Il regista segue questa scia facendo emergere nitidamente la fragilità di una realtà socio-culturale ancora saldamente presente in molte famiglie del sud. In fondo, la verità è che il meridione è pieno di luoghi comuni e non per forza l’accezione debba avere una sfaccettatura negativa. Per questa ragione, a volte, registi come Ferzan non temono di mostrare la bellezza infinita del sud Italia, un po’ troppo sporcata da meccanismi che ancora sanno di vecchio.

Pertanto, la realtà messa in scena dal regista trasforma un retaggio socio-culturale arcaico in un momento di ilarità senza mai puntare il dito. Le luci si soffermano soprattutto sulle due Mine Vaganti per eccellenza: i genitori Vincenzo e Stefania che considerano l’omosessualità come una sorta di virus, una questione da risolvere a porte chiuse, una dannazione, qualcosa di cui vergognarsi.

Comicità e drammi familiari, i temi posti al centro della pellicola di Özpetk

È più faticoso stare zitti, che dire quello che si pensa.

Mine Vaganti, un titolo che racchiude la realtà delle realtà: il sud e i suoi piccoli spaccati di quotidianità che faticano a stare al passo con la società, ancorandosi, invece, al perbenismo, all’apparenza e alle “male lingue”.

Le dinamiche familiari vengono sviscerate minuto dopo minuto mostrando allo spettatore, senza mai appesantirlo o annoiarlo, le vicende di questa famiglia pugliese che farebbe di tutto pur di non diffondere voci.

Altro tema centrale è l’affermazione di sé stessi, scegliere di deludere pur di prendere in mano la propria vita. Questa è la direzione seguita da Tommaso e da cui il film muove i suoi primi passi. Un atto di coraggio intorno a cui ruota l’intera pellicola e attraverso il quale si sviluppa la trama. Un ruolo attraverso il quale Scamarcio ha mostrato da un lato il peso di non deludere, il timore di essere per realizzare aspettative altrui e dall’altro la leggerezza di chi, finalmente, prende le distanze da quegli ambienti che, seppur a noi cari, sono spesso tossici.

Le donne, vere Mine Vaganti al centro della trama

Le mine vaganti servono a portare il disordine, a prendere le cose e a metterle in posti dove nessuno voleva farcele stare, a scombinare tutto, a cambiare piani.

Lunetta SavinoElena Sofia Ricci, Nicole Grimaudo, Paola Minaccioni e la spettacolare Ilaria Occhini sono le assi portanti di questo film. Ognuna di loro ha saputo mettere in scena donne dalle mille sfaccettature. Sicuramente degno di nota è il ruolo della Occhini che nei panni di una nonna saggia e malinconica monopolizza la telecamera grazie al supporto di dialoghi profondi e toccanti. Uno dei pochi ruoli che di comico ha ben poco. Un personaggio studiato per raccontare la vita di chi la saggezza l’ha vissuta, che vede nel presente una società diversa e più aperta, a differenza del figlio Vincenzo.

Altra mina vagante è la zia Luciana interpretata da una magnifica Elena Sofia Ricci. Tra alcol e miopia, l’attrice evidenzia il “peso” di una vita non del tutto decollata e il desiderio di un amore che forse mai arriverà.

Insomma, Mine Vaganti racconta di tre generazioni a confronto che mostrano le loro fragilità attraverso l’urgenza dell’amore rompendo il tetto di cristallo immaginario che la famiglia leccese ha costruito negli anni.

Quando guardarlo

È un film che non ha un momento specifico per essere guardato, ma sicuramente è da tenere in considerazione quando ci si sente bloccati dal giudizio altrui.

Tre motivi per guardarlo

  1. Özpetek con la sua comicità non delude regalando attimi di ilarità nonostante il dramma di fondo;
  2. Riccardo Scamarcio ancora una volta mostra le sue doti attoriali;
  3. Per i bellissimi paesaggi che regala la Puglia.

Angela Patalano

Hai perso l’ultimo cineforum?

Le immagini contenute in questa recensione sono riprodotte in osservanza dell’articolo 70, comma 1, Legge 22 aprile 1941 n. 633 sulla Protezione del diritto d’autore e di altri diritti connessi al suo esercizio. Si tratta, infatti, di «riassunto, […] citazione o […] riproduzione di brani o di parti di opera […]» utilizzati «per uso di critica o di discussione», nonché per mere finalità illustrative e per fini non commerciali. La presenza in CulturaMente non costituisce «concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera».

Lascia un commento

Lascia un commento!
Inserisci il tuo nome qui