Lo squalo, il film che dopo 45 anni terrorizza ancora

lo-squalo-film-recensione

Ho capito. Lei si farà i suoi sporchi affari finché lo squalo non verrà a morderle il sedere!

Titolo originale: Jaws
Regista: Steven Spielberg
Sceneggiatura: Peter Benchley, Carl Gottlieb
Cast Principale: Roy Scheider, Robert Shaw, Richard Dreyfuss, Lorraine Gary, Murray Hamilton
Nazione: U.S.A.
Anno: 1975

Lo squalo, 45 anni dopo

Sono passati quarantacinque anni dall’uscita nelle sale statunitensi. Era il 20 giugno 1975 quando “Jaws”, titolo originale del cult diretto da Steven Spielberg, segnava l’inizio della “Nuova Hollywood”, di cui il regista sarebbe stato protagonista ancora una volta con gli incassi di E.T, l’extraterrestre.

Lo squalo è in streaming su Amazon Prime Video

“Lo squalo” è il prototipo del thriller del blockbuster estivo, ma in realtà spaventa più di molti film dell’orrore attuali. Sin dalla primissima scena un senso di inquietudine pervade gli spettatori, che vedono i bagnanti ignari cadere vittime di questo gigantesco squalo bianco, visibile solo alla fine del film.

Lo squalo è il film dell’ignoto: le inquadrature sott’acqua che mostrano il punto di vista del predatore non fanno altro che generare angoscia. Anche se dal titolo del film gli spettatori sanno già chi è “il cattivo” della storia – non c’è un killer da scovare quindi – le scene trasmettono un senso di impotenza che si esaspera nel momento in cui viene ritrovato il primo cadavere, ma il capo della polizia decide di lasciare le spiagge aperte per non deludere le aspettative del sindaco, che ha grandi progetti per la stagione turistica dell’isola di Amity.

Questa scelta, decisamente poco convinta, porterà ad un errore fatale perché lo squalo colpirà ancora una volta. A questo punto il poliziotto Martin Brody non può più tirarsi indietro e si prende carico personalmente della caccia allo squalo, accompagnato da un oceanografo e un cacciatore.

Lo squalo è un film “da uomini“?

Cercherò di soffermarmi poco sulla moglie del poliziotto, che viene ritratta come la tipica donna soprammobile, nemmeno troppo acuta, che decide di aver paura dello squalo solo dopo aver visto delle immagini su un libro per bambini… Non ha molte battute nel film, ma quelle poche che pronuncia presentano la figura femminile come totalmente irrilevante.

Non ho gradito neppure le musiche da “avventurieri” che accompagnano la caccia allo squalo: in quei momenti il film sembra trasformarsi in un Indiana Jones dal dubbio gusto.

Lo squalo è inattuale, per certi versi

Ma la questione non finisce qui. Ho provato molto disagio per la caccia allo squalo, per lo squalo identificato come il nemico, per la sua uccisione vista come una vittoria. Il poliziotto esulta uccidendo l’animale perché fondamentalmente si è pulito la coscienza della morte che porta sul cuore per un suo atto di codardia.

Questo falso lieto fine in cui si uccide lo squalo così l’isola può tornare ad avare turisti felici mi risulta un po’ squallido.

Per quanto riguarda la questione animalista il film mostra tutti i suoi limiti. Attualmente il Carcharodon Carcharias  rientra tra le specie protette dalla Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione (CITES): nessuno lo ucciderebbe. Si chiuderebbero le spiagge per catturarlo e rilasciarlo in un habitat lontano dai bagnanti, immagino o almeno spero.

Disagio a parte nei confronti del finale goliardico, il film merita al 100% di essere visto. Anche solo per renderci conto di quanto ci siamo evoluti a livello umano e di quanto invece siamo rimasti indietro, attualmente, col genere horror.

Alessia Pizzi

Le immagini contenute in questa recensione sono riprodotte in osservanza dell’articolo 70, comma 1, Legge 22 aprile 1941 n. 633 sulla Protezione del diritto d’autore e di altri diritti connessi al suo esercizio. Si tratta, infatti, di «riassunto, […] citazione o […] riproduzione di brani o di parti di opera […]» utilizzati «per uso di critica o di discussione», nonché per mere finalità illustrative e per fini non commerciali. La presenza in CulturaMente non costituisce «concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera».

Lascia un commento

Lascia un commento!
Inserisci il tuo nome qui