Con “La dolce vita” Fellini ci seduce e ci meraviglia da 60 anni

La dolce vita film

Sylvia: Marcello, come here! Hurry up!
Marcello: Sì Sylvia, vengo anch’io! Vengo anch’io! Ma sì, ha ragione lei: sto sbagliando tutto! Stiamo sbagliando tutti. Sylvia! Sylvia, ma chi sei?
Sylvia: Listen!

Titolo originale: La dolce vita
Regista: Federico Fellini
Soggetto: Federico Fellini, Ennio Flaiano, Tullio Pinelli
Sceneggiatura: Federico Fellini, Ennio Flaiano, Tullio Pinelli, Brunello Rondi, Pier Paolo Pasolini (non accreditato)
Cast Principale: Marcello Mastroianni, Anita Ekberg, Laura Betti, Anouk Aimée, Yvonne Fumeaux, Alain Cuny, Annibale Ninchi, Riccardo Garrone, Ida Galli, Valeria Ciangottini
Nazione: Italia – Francia
Anno: 1960

“La dolce vita”, film capolavoro del cinema mondiale, uscì al cinema nel febbraio del 1960.

Nel 2020, quindi, oltre al centenario della nascita del suo regista Federico Fellini, festeggiamo anche i 60 anni de “La dolce vita”.

Pellicola entrata nel mito, amatissima dai cinefili, contiene scene entrate nell’immaginario collettivo di ogni essere umano. Basti pensare alla scena del bagno di Anita Ekberg e Marcello Mastroianni nella Fontana di Trevi. Persino l’opera di William Kentridge sui muraglioni del Tevere a Roma le fa il verso, con una vasca da bagno al posto del famoso monumento.

La dolce vita” velocemente diventò all’estero un’espressione per indicare lo stile di vita italiano, ovviamente all’insegna dei luoghi comuni.

Eppure la vita descritta nel film da Federico Fellini, che ne scrisse insieme ad altri (tra cui Flaiano e Pasolini) anche il soggetto e la sceneggiatura, è dolce solo all’apparenza.

I personaggi, che si muovono nella Roma del boom economico, sono inquieti, in profonda crisi esistenziale o in cerca d’identità.

Alcuni si accorgono di non avere alcuna carica vitale. Trovano una sana tensione solo nell’amore, nel fare l’amore.

La trama segue la vita quotidiana del giornalista di cronaca scandalistica Marcello Rubini (un meraviglioso Marcello Mastroianni). Lo vediamo muoversi nel suo lavoro, spesso insieme ai paparazzi, e nella sua vita mondana, soprattutto notturna. In giro per i night club di Via Veneto o alle feste fuori città, come nei salotti intellettuali, seduce e si fa sedurre da donne bellissime e sensuali, che si muovono con eleganza sinuosa.

Ha ambizioni da scrittore, ma, tra l’indolenza e il senso d’inadeguatezza che lo pervadono, sa che non riuscirà ad essere fedele ai suoi sogni. È quasi la metafora di ogni italiano dell’epoca: sta assaggiando il benessere, vuole divertirsi; ma è preda dell’insoddisfazione, della frustrazione, della paura dell’insuccesso. Placa la sua inquietudine con le donne.

Sembra tutto evanescente e sfuggente: i salotti e le feste, le donne, il padre. La visita di quest’ultimo è forse la parte in cui il personaggio di Marcello ci appare più fragile. Quello in cui insiste, invano, affinché il padre si fermi ancora un po’ è uno dei momenti più teneri de “La dolce vita”.

Lo scrittore e sceneggiatore Sergio Altieri, in un vecchio articolo in cui descriveva la cineteca ideale, ovviamente ha citato i film di Federico Fellini, che ha definito incontrovertibilmente “genio visionario senza compromessi”. Lo ha scelto perché:

Dove la realtà finisce, Fellini comincia. Dove la memoria si dissipa, Fellini la ricrea. Dove la farsa si arresta, la porta in altre dimensioni. Dove il dramma s’incrina, lo reinventa”.

Ne “La dolce vita” ritroviamo tutti questi ingredienti della visionarietà di Fellini.

Infatti, è un film che racconta con grande realismo Roma e la sua mondanità dell’epoca. E offre uno spaccato della società italiana dell’epoca (e non solo). Mescola il mondo del cinema e quello della povera gente, i paparazzi con il giornalismo di cronaca, gli intellettuali con gli imprenditori.

Ma la descrizione quasi cronachistica della realtà lascia spesso il passo ad immagini di pura fantasia felliniana. Si pensi anche alla poetica scena della fine dell’ultima festa: gli invitati escono a suon di musica, tra le piume che Marcello tira fuori da un cuscino.

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Analogamente, Fellini racconta in modo farsesco una folla invasata in attesa di un’apparizione mariana oppure gli invitati ad una festa intenti ad una seduta spiritica. Ma non si fa in tempo a cogliere il ridicolo di certe scene che il registro vira verso il drammatico.

Non a caso Alberto Moravia scisse che la gamma di rappresentazioni ne “La dolce vita” vanno “dalla caricatura espressiva al più asciutto realismo“.

Infine, gli stessi eventi drammatici o sono estremamente tragici (si veda la vicenda di Steiner) o sono intrisi di quella malinconica leggerezza che solo l’immaginario onirico di Federico Fellini può regalare.

Con le ultime immagini, che precedono il primo piano bellissimo di Valeria Ciangottini, si capisce che il frastuono della vita, pur dolce e mondana che sia, non fa che coprire il suono di ciò che davvero varrebbe la pena sentire.

Tre motivi per guardarlo:

– perché è un capolavoro del cinema mondiale e, ad ogni visione, ha qualcosa di nuovo con cui stupirci e lasciarci a bocca aperta;

– per guardare Roma com’era e constatare quanto è cambiata;

– per Marcello Mastroianni, in tutta la sua classe e il suo talento.

Quando vedere il film:

approfittando degli anniversari che si festeggiano quest’anno per Fellini e per il film, l’ideale sarebbe vederlo sul grande schermo, in un bel pomeriggio in cui volete farvi un bel regalo.

Stefania Fiducia

E, a proposito di capolavori del cinema internazionale e di registi eccelsi, qui trovate la precedente uscita del cineforum, dedicata ad “Arancia meccanica” di Stanley Kubrick:

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