Uomini VS Donne: dallo scandalo Telegram alla Vasetti Challenge

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Telegram e lo scandalo del revenge porn

C’era una volta nel ventesimo millennio dopo Cristo un gruppo Telegram. “Uomini”, passatemi il termine, che incitavano allo stupro di sorelle, figlie, fidanzate, ex ragazze. Giustissimo scandalo dell’opinione pubblica, il gruppo viene chiuso (anche se voci di corridoio dicono che se ne siano aperti altri, che forse il nostro caro Telegram debba lasciarsi controllare un po’ di più, come tutti gli altri social?).

Fin qui, tutto giusto. Qualche tempo dopo, sempre nel ventesimo millennio, Oohbenz pubblica un giochetto da fare su Instagram: consiste nel riempire i vasetti dei casi umani, in base alla propria esperienza. Se ho avuto un ex tirchio, sbarro la casella. E quell’altro lì… sbarro la casella del pelato. Posto il mio bel questionario compilato sulle storie e ho messo alla berlina tutte le mie avventure passate. Et voilà.

Cos’è la Vasetti challenge?

Sono le otto di mattina del giorno dopo l’uscita dei vasetti, sono ancora mezza intontita dal sonno, ma basta aprire un social a caso: il web si è popolato di eroi dell’ultima ora– o meglio, bei giudici intogati di tutto punto. Scrivono: prima condannate i gruppi telegram e poi…(inserire allusione qualsiasi alla sfortunata challenge)… ipocrite.

E’ scoppiata la guerra dei sessi: maschi contro femmine. Chi fa peggio, chi è meglio? Spiego: sarete d’accordo che è l’atteggiamento che va condannato, non il genere. Il revenge porn s’ha da stigmatizzare, condannare senza appello e il gioco è senza ombra di dubbio di cattivo gusto, come d’altra parte molte altre challenge. Ma, come in una qualsiasi guerra, la situazione è tesa già da prima e noi, pure se non ce ne rendiamo conto, abbiamo un problema grande quanto una casa: il maschilismo – di cui vi lascio una definizione nel link della Treccani perché abbiate chiaro cosa intendo – è diventato più subdolo.

Ossia, non lo vediamo più, come certi gas che dopo un po’ non si sentono ma avvelenano comunque. Mettere questi accadimenti sul piano di uno scontro tra generi, come se aver condiviso una pessima storia di Ig e aver condannato poi il revenge porn mi rendesse incoerente, è maschilismo. Cosa – quei giudici a cui accennavo prima – hanno tentato di fare se non condannare le donne che hanno condannato degli uomini?

Una guerra sotterranea

C’è altro sui social, c’è molto altro, e c’è da anni: c’è un’oggettificazione dei corpi femminili spietata, una grande libreria di memes che pure trattano le donne per categorie – esattamente come i famosi vasetti, e nessuno ha mai fiatato. E’ facilissimo pensare che questi mitici siano gli stessi che ora levano accuse di ipocrisia. C’è un femminismo fasullo, come quello di Oohbenz, figlio esattamente della stessa matrice maschilista che, nel paradosso, nel tentativo di rinnegare le strutture patriarcali, le conferma. Donne che nel mostrarsi indipendenti, sfacciate, senza paura di quel giudizio che gli uomini sono pronti a dare, si mostrano senza remore, adattandosi al loro sguardo. Donne che, per paura di essere considerate pesanti, appoggiano quelle battute di cattivo gusto, e anzi le fanno, le condividono, a mostrare, non so, quanto siano forti, emancipate, indipendenti, desiderabili?

Bisognerebbe ridestarsi come da un lungo sonno, chiedersi: com’è il mio atteggiamento? Quali principi sto seguendo davvero?

Se io uomo, se io donna, condannassi questi tremila mondi fatti di pregiudizi e categorie che ingabbiano l’umano, al di là dell’uomo, al di là della donna che li ha praticati, allora io davvero potrei iniziare un articolo con “c’era una volta”.

Serena Garofalo

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