50 sfumature di Nero e di falsa emancipazione

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Basta una proposta di matrimonio per convertire Cenerentola alle sculacciate: ecco cosa insegna 50 Sfumature di Nero.

Andare a vedere 50 Sfumature di Nero potrebbe non sembrare una scelta intelligente, ma tutto dipende dallo scopo per cui si va al cinema. Personalmente volevo farmi quattro risate, e così è stato. Ma non solo, mi sono anche parecchio rattristata.

Come sempre il film procede con le solite scene reiterate per 2 ore: i due fanno sesso, mangiano, fanno sesso, si vestono bene e vanno ad un ballo, fanno sesso, vanno a una festa, ecc. C’è un colpo di scena però: Christian ha un incidente aereo. Peccato che nel film l’evento sia totalmente inutile. Non serve a nulla.

Chi ha visto la prima parte della saga sa perfettamente che non c’è trama: la storia si regge sulla curiosità di vedere quali nuovi aggeggi userà Christian per farsi Anastasia. Altri protagonisti indiscussi sono senza dubbio gli addominali dell’attore, insieme a tutto il resto del pacchetto. Forse gli uomini potranno dire lo stesso di Dakota Johnson, un’attrice mediocre che comunque nuda fa la sua figura.

Insieme a tante risate dovute ai numorosi e variegati sex toys, mi sono sorte anche una serie di preoccupazioni.

Il film è di un maschilismo atroce.

Anastasia torna con Christian senza pensarci due volte (sarà pure un po’ dirrrrty, ma è anche bello e ricco. Come biasimarla?), ma soprattutto si fa comandare a bacchetta fingendo di essere emancipataDurante tutto il film afferma in continuazione che non sarà mai una sottomessa, che lei non può rinunciare al lavoro per lui.

Eppure, appena Christian glielo chiede, declina il weekend di lavoro a New York col suo capo, anche se in un primo momento finge di fare la donna alpha. Il fatto che poi il superiore volesse provarci con lei e sia stato licenziato (indovinate grazie a chi?) per molestie non è rilevante, non fa scattare il lieto fine. Ana (sì, la chiamano così….) non compie una scelta autonoma, né tanto meno paritaria, visto che Grey invece ha la libertà di muoversi e partire senza alcun preavviso. Ma ovviamente ogni mossa di questo genere adesso è giustificata…

Sapete perché? perché lui ha detto che la ama, lei è LA PRESCELTA, ma soprattutto “lui sta cambiando grazie a lei”.

A quel punto Ana si fa fare di tutto, mentalmente e sessualmente. Come se un ti amo rendesse lecita una sculacciata. Se ti piace farti sculacciare, ti piace anche senza ti amo, no? Proprio qui emerge l’ipocrisiadella società…

Anastasia non è molto diversa dalle altre sottomesse di Grey, ha solo finto di non voler essere assoggettata. Alla fine, però, felice di essere “il suo unico e vero amore”, anche lei si subordina al maschio dominante. Christian, d’altro canto, la tratta esattamente come un oggetto di sua proprietà.

Ma quindi basta un ti amo per rendere legittima una sculacciata agli occhi di se stessi?

Insomma, questa favoletta hot fa ridere e arrabbiare insieme. Alle donne piace fare sesso e farlo bene. Tuttavia, mi dispiace credere che siano disposte a tutto per sentirsi diverse, per ricevere un ti amo, per essere quelle che renderanno un uomo con molte turbe il marito perfetto.

  • Possibile che per sentirsi speciali le donne debbano per forza essere l’amore di qualcuno, o peggio le crocerossine?
  • L’amore è davvero una lotta per il cambiamento del partner?
  • Il sesso con Christian sarebbe stato degradante senza un ti amo? La sculacciata “con sentimento” acquista un sapore diverso?

Quanti quesiti scaturiti da un film scadente, che, tuttavia, rappresenta ben alcuni gap della vita sentimentale di moltissimi esseri umani. Le convenzioni, che poi altro non sono che illusioni di una falsa serenità, fanno proprio male alla concezione che abbiamo di noi stessi.

E se vi piace essere sculacciati, non avete bisogno dell’alibi dell’amore. Specialmente se si tratta di quel tipo di amore che limita la vostra libertà.

Alessia Pizzi

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Alessia Pizzi
Laurea in Filologia Classica con specializzazione in studi di genere a Oxford, Giornalista Pubblicista, Consulente di Digital Marketing, ma soprattutto fondatrice di CulturaMente: sito nato per passione condivisa con una squadra meravigliosa che cresce (e mi fa crescere) ogni giorno!

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