Un anno senza Gigi Proietti: quanto manca il Maestro? Parola ai colleghi

gigi proietti primo anniversario della morte

Oggi ricorre il primo anniversario della scomparsa di Gigi Proietti.

Inutile dire chi fosse. La sua carriera, il suo talento, la sua personalità hanno accompagnato gli spettatori di tutte le categorie. Dal canto al cinema, dal teatro al doppiaggio, dalla scrittura alla radio: tutto. Gigi Proietti era un’Artista completo. La sua scomparsa è stata un vero e proprio trauma per il panorama artistico italiano: nessuno era preparato.

Impossibile non chiedersi, nel panorama teatrale, specialmente capitolino, cosa avrebbe pensato o detto il Maestro: la sua assenza è fortemente tangibile. Perché però manca così tanto Gigi Proietti? Soprattutto: quanto manca Gigi Proietti? Lo abbiamo chiesto a diversi artisti.

Tra le prime a risponderci è stata l’attrice e regista Melania Giglio:

«Sono rientrata a Roma dopo la pandemia e nulla era al proprio posto. Non c’era niente che non mi sembrasse stonato. Non poter chiamare Gigi, non poterlo raggiungere al ristorante o casa. Non potergli chiedere “Allora? Che facciamo al Globe quest’anno?” Che enorme senso di vuoto. Ma a pensarci bene quello che più mi manca è la sua attenzione.

L’attenzione che solo un artista può avere nei confronti di altri artisti. Mi mancano le lunghe chiacchierate a discutere di come si sarebbe dovuto recitare un passaggio o un verso particolarmente complesso. O le discussioni su cosa sia oggi una recitazione veramente moderna, innovativa. Mi mancano anche i rimproveri. Perché Gigi aveva un modo di rimproverarti che conteneva una tale leggerezza… non si poteva non ascoltarlo. Accogliere le sue critiche, i suoi appunti era come trovare a terra un gioiello prezioso. Te lo tenevi in tasca, custodito.”Melania non stare in scena in modo troppo violento. Stai più indietro, fidati di te stessa“. Io ancora non mi fido di me stessa. In compenso ti sei fidato tu. Con quell’amorevolezza con cui sapevi prendere gli artisti per mano e farli crescere».

Altra commovente dichiarazione ce l’ha lasciata Marco Simeoli, attore, regista ed insegnante di teatro, nonché storico collaboratore ed allievo del Maestro:

«Quanto manca Gigi? Manca in una maniera enorme. Innanzitutto perché è andato via in un momento terribile, di pandemia e desertificazione del Teatro, nel senso quasi di annullamento del Teatro. La sua andata via è stata ancora più pesante, più terribile proprio perché è venuto a mancare un punto di riferimento per chi, come me, ci è stato accanto 30 anni e ha potuto goderlo nella sua totalità. A me, personalmente, manca tantissimo; ma anche perché mi mancano le iniezioni di affetto e di stima che, anche e soprattutto in silenzio, a volte solo con uno sguardo, era capace di trasmettere: in fondo eravamo entrambi molto timidi e abbiamo sempre avuto pudore nel manifestarci. Ed era quello un po’ che ci univa e lui apprezzava molto questo modo d’essere.

Assolutamente mancherà e manca tantissimo. Secondo me mancherà tantissimo ai giovani, perché mancherà chi come lui era capace di indicare il Teatro, come bisognava pensare il teatro. Mancheranno i suoi insegnamenti di arte e di vita, perché lui era capace con poco di dire che cos’era questo mestiere, sia sulle tavole del palcoscenico sia nella vita di tutti i giorni. Ognuno di noi, che ha avuto modo di stare accanto a lui per tanti anni, con assoluta modestia, cercherà (ed io in primis prendo come un impegno, perché sento che lo devo fare per il bene e l’amore che ho avuto per lui) di poterlo trasmettere. In ogni luogo e in ogni momento sarà possibile. Perché sono sicuro che serviranno e continueranno a servire a noi e a chi non ha avuto la fortuna di conoscerlo».

Aneddoti e storie ci sono stati raccontati anche dall’attore e regista Pietro de Silva:

«Lo conobbi nel lontanissimo ’78, quando mi prese per la commedia Il Gaetanaccio al Brancaccio (che non feci perché ero impegnato con lo Stabile di Torino). Poi mi si ripresentò l’occasione nel ’82 e mi chiamò per un’opera intitolata Come mi piace, un suo one-man show. Nel corso degli anni l’ho incontrato varie volte: ho recitato nel suo Globe Theatre; ma anche in tv, nell’Avvocato Porta, avevo delle scene insieme a lui. Non si immagina minimamente come un’Artista del suo valore possa… terminare. È come un magnifico film che non vuoi che abbia mai fine. La mancanza, a ridosso della sua scomparsa, è stata lacerante. Il raggiungimento di una cifra perfetta, gli 80 anni, festeggiato andandosene: un’uscita più teatrale non poteva farla.

Per chi l’ha conosciuto, dal vivo, per il suo entusiasmo e per il suo amore efferato per il Teatro, questa mancanza è ancora più lacerante. Per tutti noi che lo abbiamo frequentato, è stato come un padre. Ce lo contendevamo sentimentalmente. Ognuno di noi voleva un pizzico della sua attenzione. Lui, essendo circondato da tutto quest’amore collettivo, si prodigava per ricambiare. Era già una leggenda già da vivo. Io avevo una sorta di timidezza nei suoi confronti, nonostante lo conoscessi da prima del laboratorio, dai tempi di A me gli occhi, please. Eppure, non ho mai avuto la sfrontatezza o il caraggio di prendermi una tale confidenza da mettergli una mano sulla spalla da reputarmi amico.

L’ho sempre visto talmente grande…Avevo un rispetto nei suoi confronti che travalicava la quotidianità. Non mi sono mai sentito di trattarlo alla pari. Neanche però con tanta riverenza perché lui era una persona di un’umanità e di una semplicità incredibile. Gli piaceva da morire stare con i giovani: ti sentivi a suo agio, con lui. Era l’Essenza del Teatro stesso. Di fronte ad un grande contemporaneo, non sai reagire. Quando conobbi Eduardo de Filippo neanche riuscii a parlare per quanto ero sconvolto solo all’idea di essere nel suo camerino. Con Proietti non era così, perché potevi avere un rapporto più amicale.

Quando si stava dietro le quinte e vedevi il suo operato, capivi che potenza fosse. Mi manca come può mancare un Padre artistico. Mi manca il Proietti giovane, non diverso da quello maturo, quello che era un’esplosione di vitalità, un incanto per gli occhi. Unica consolazione è che ci resta tanto materiale d’archivio, di una straordinareità che lo lasceranno vivo e presente tra noi. Questa è la fortuna dei Grandi: è nell’Empireo degli Immensi, il più grande attore teatrale contemporaneo».

Francesco Fario

(Credits: le foto sono tratte dal libro fotografico di Tommaso Le Pera sul teatro di Gigi Proietti)

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