“WandaVision”: la prima serie tv Marvel da non perdere

Wandavision-recensione

L’universo Marvel continua a riempirsi di storie portando gli spettatori a conoscere sempre meglio i personaggi che ne fanno parte.

E non lo farà più solo attraverso pellicole cinematografiche, ma anche con serie tv disponibili sulla piattaforma streaming DisneyPlus. La prima, andata in onda a partire dal 15 gennaio 2021, è stata WandaVision. Questa miniserie in 9 episodi è dedicata a Wanda – che ora è possibile chiamare Scarlet Witch visto che la Disney è proprietaria della Fox – e a Vision, il suo compagno.

Entrambi i personaggi sono comparsi per la prima volta Avengers: Age of Ultron; hanno commosso il pubblico con la loro storia d’amore venuta fuori soprattutto in Infinity War e ora tornano come protagonisti di uno show a loro dedicato. In senso letterale. Perché WandaVision non è solo la serie tv che potete guardare su DisneyPlus, ma anche una serie che guardano i personaggi nel telefilm stesso.

WandaVision: la trama

Chi guarda la prima puntata di WandaVision potrebbe rimanere alquanto sconcertato. A parte ritrovare Vision vivo, tutto appare alquanto sconcertante. Sembra di essere in una sitcom anni Cinquanta con tanto di sigla a tema. Wanda e Vision sono una coppia che si è appena trasferita a Westview dopo il matrimonio e cercano di integrarsi nella comunità nascondendo i loro poteri magici. Ma qualcosa non va. I due non sembrano ricordare molto del loro passato e il tempo trascorre in maniera alquanto bizzarra.

Man a mano che gli episodi vanno avanti, cambiano gli anni d’ambientazione. Si passa agli anni Sessanta, poi Settanta, Ottanta, Novanta fino ad arrivare ai Duemila. Cambiano le sigle, cambia il modo di recitare e di muoversi degli attori e delle attrici. E cambia anche la situazione. Piano piano tutte le domande troveranno risposta e si capirà che non tutto è come sembra e che quella che sembra una realtà idilliaca non lo è affatto.

Una storia sulla perdita

WandaVision è un esperimento riuscito e coinvolgente. Non solo ripercorre la storia della televisione americana dagli anni Cinquanta al presente, ma vi integra all’interno la storia di due personaggi della Marvel prima lasciati sullo sfondo.

Lui è un’intelligenza artificiale senziente, lei una mutante dai grandi poteri. Il loro amore nasce in un momento delicato per Wanda che ha perso il fratello dopo essere rimasta orfana. Vision diventa per lei un’ancora a cui aggrapparsi. Un rifugio fatto d’amore e di comprensione. Tuttavia, si sa che non ci si può nascondere per sempre e che il dolore trova sempre un modo per farsi vivere. Wanda perde anche Vision e nel peggiore dei modi, come sa chi ha visto Infinity War. Perché è lei stessa a doverlo uccidere per impedire a Thanos d’impossessarsi della Gemma della Mente. Sacrificio reso vano da Thanos stesso che riesce a portare indietro il tempo (grazie alla Gemma del Tempo) e a prendere la pietra uccidendo nuovamente Vision davanti agli occhi della donna.

La Wanda che noi ritroviamo in questa serie è quella del post-Endgame, una donna distrutta dal dolore che deve imparare a convivere con la perdita. Il modo in cui lo fa è quello tipico della maggior parte degli esseri umani: inizialmente c’è la negazione. Inconsapevole, per di più. Scarlet Witch ricostruisce una realtà da sogno in cui le è data la possibilità di vivere la sua storia d’amore nella maniera più convenzionale possibile: matrimonio, figli, vita sociale di quartiere. In questo modo non c’è solo il rifiuto di ciò che è successo, ma anche di ciò che si è. Non c’è più l’eroina che ha salvato il mondo, ma una casalinga felice di esserlo. Potrebbe sembrare quasi un messaggio confusionario per chi vive nel XXI secolo. Una donna che preferisce essere moglie e madre piuttosto che abbracciare la sua potenza e il suo vero Io. Ma la vera domanda da porsi è: che senso ha avere i superpoteri se non riesci a proteggere le persone che ami? Perché essere “speciale” se questo significa essere sole?

Sono le domande tipiche delle situazioni di sofferenza. Quando si vorrebbe negare tutto ciò che è accaduto e si preferisce ritirarsi nelle fantasie e nell’idealizzazione di ciò che potrebbe essere, ma che non sarà.

Poi arriva il momento in cui bisogna affrontare il dolore

Arriverà anche per Wanda il momento di capire che la sua fuga dal dolore non può essere permanente anche perché la sua illusione si ritorce contro gli abitanti di Westview. Nel confronto con la strega Agnes, il suo alter-ego oscuro, Wanda ripercorrerà le radici della sua sofferenza per venirne a capo. Solo così potrà scoprire la vera forza dei suoi poteri, ma sopratutto potrà rinunciare all’illusione per ritornare alla realtà. Wanda alla fine abbraccerà la sua natura eroica e capirà molto meglio il senso di alcune parole pronunciate da Vision molti anni prima:

“Che cos’è il dolore se non l’amore che persevera?

Non c’è nulla di più eroico del rinunciare ai propri desideri non tanto (e non solo) per gli altri, ma per noi stessi. Perché spesso ciò che desideriamo per quanto sembri farci bene, in realtà ci sta trattenendo dal realizzarci. Wanda perde suo marito, i suoi figli, ma trova se stessa. Perché non ha senso avere queste cose se non si riesce a essere autentici, se per continuare su quella strada si deve perdere ciò che ci rende quello che siamo. Wanda diventa una vera eroina alla fine della serie. Non solo perché salva la situazione, ma perché riesce nel viaggio e nel percorso più difficile di tutti: conoscere e amare se stessa.

Meno azione e più dialogo

Per essere una serie tv dell’universo Marvel, WandaVision ha pochissime scene d’azione. Esse sono presenti soprattutto nell’ultima parte della serie, quella in cui ci avviciniamo ai giorni nostri e ci ricolleghiamo alla storia. Viene lasciato molto più spazio al dialogo che ci consente di conoscere meglio i personaggi. D’altra parte, l’anima di questi film sta negli eroi e nelle eroine di cui trattano. La maggior parte delle persone si affeziona alle loro storie, non solo al modo di combattere o alle armi di cui sono dotati.

Il pubblico sarà molto felice di ritrovare altri personaggi già visti. Tra questi c’è Darcy, la stagista di Jane, già vista in Thor che allieta la storia con il suo umorismo.

La scrittura è ben curata, proprio come le ambientazioni che ripercorrono look, design e stili dei vari decenni dagli anni Cinquanta a oggi. I cliffhanger finali lasciano sempre il pubblico con il fiato sospeso e hanno generato un grandissimo dibattito tra i fan. Le interpretazioni di Elizabeth Olsen (Wanda) e di Paul Bettany (Vision) sono eccellenti, ma notevole è anche Kathryn Hahn nel ruolo di Agnes. L’unica pecca è che non credo sia godibile per chi non conosce il mondo Marvel. Troppi sono i riferimenti al passato.

Il nuovo esperimento della Marvel può dirsi sicuramente riuscito. Queste storie stanno diventando parte di un mondo sempre più grande e accattivante e sono sempre più interconnesso. È probabile che quanto abbiamo visto in questi episodi tornerà in altre produzioni legate ad altri eroi o eroine. E se questo è il personaggio di Wanda, possiamo dire che non vediamo l’ora!

Federica Crisci

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