Unorthodox, la serie tv Yiddish e il jackpot di Netflix

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Guardare Unorthodox su Netflix è stata un’esperienza particolare e forte. Non solo perché si ispira ad una storia vera, ma anche e soprattutto per la sua paradossalità, cruenza e dispotismo.

Quel che più affascina è il ritrovarsi catapultati in una dimensione culturale – quella Chassidica – estremamente retrograda e patriarcale.  

Trailer di Unorthodox

Trama di Unorthodox

Etsey (interpretata dall’attrice israeliana Shira Haas) è una ragazza di fede ultra-ortodossa chassidica che vive nel quartiere di Williamsburg, a Brooklyn. Ha poco più di diciotto anni quando sposa Yanky. Convinta di iniziare una nuova vita, si renderà conto ben presto che quel matrimonio sarebbe stato l’inizio dell’inferno. Esattamente dopo un anno decide di scappare a Berlino. Con pochi soldi  e senza un tetto sulla testa inizierà un nuovo capitolo della sua vita alla scoperta di sé stessa. Proprio quando tutto inizierà ad avere un senso, le cose prenderanno una brutta piega.

Deborah Feldman con la sua autobiografia “Unorthodox: The Scandalous Rejection of My Hasidic Roots” ispira Netflix

 Quella di Etsey non è una storia che nasce dalla creatività di un gruppo di scriptwriters, ma trae ispirazione dalla vita di chi ha vissuto il dramma di appartenere alla comunità ultra ortodossa. Un contesto dove la donna è annientata e retrocessa ad un semplice oggetto mercificato in matrimoni combinati, svilita della propria dignità e privata di qualsiasi altro diritto. Nessuna libertà, né istruzione. Eccellere nelle arti poi (come saper cantare o suonare uno strumento) è una bestemmia.

– Ti piace la musica?
– Io adoro la musica. A volte io e miei fratelli suoniamo con mio padre. E tu?
– Se suono?
– No, certo che no!

La sessualità è un tabù. La tecnologia è bandita, così come l’inglese. L’Yiddish è la sola lingua consentita.

I produttori di Netflix hanno visto un’occasione imperdibile nel trasporre quest’autobiografia in una serie tv. Quella di Deborah (Etsey nella serie) non è una semplice fuga, ma un vero e proprio gesto di estremo coraggio e ribellione nei confronti un sistema rigido e surreale. Un atto giustificato dal desiderio di dare una risposta a quell’insofferenza e irrequietezza nella ricerca del proprio posto nel mondo e della propria dignità di essere umano prima che di donna. Paradossale per un gruppo di estremisti che rivendicano lo svilimento della persona attraverso la “ripopolazione”.

Una serie tv espressione della paradossalità geniale di Netflix

Unorthodox è una miniserie  televisiva creata da Anna Winger e Alexa Karolinski. In sole quattro puntate viene sviscerata la lotta di una giovane donna alla scoperta del proprio senso di appartenenza. Percorso che poggia su pilastri narrativi quali il desiderio di libertà e di indipendenza. 

Quel che affascina è la sua paradossalità: la prima serie tv in lingua Yiddish, con un cast completamente Yiddish, ambientata a Berlino. Una decisione della produzione che ha condotto, come affermata dalla stessa scrittrice, ad “una nuova diaspora”. Molti sono i giovani ebrei  americani che ritornano in Germania, soprattutto a Berlino. Ciò fa di Unorthodox la testimonianza di un movimento prima che di una semplice storia di vita.

La necessità di un back and forth temporale per riscoprire tradizioni culturali secolari

Quella di Unorthodox è una serie in cui riti, usi e costumi vengono riprodotti in maniera pedissequa. Sebbene a volte se ne ignori il senso, esorbitando dalle nostre conoscenze, non può di certo sfuggire il significato universale, ossia l’attenzione per il dramma dell’olocausto.  

Così Unorthodox non è “femminista”, come qualcuno ha affermato, ma è una serie in cui il senso di libertà e indipendenza rappresentano una rivendicazione del diritto di essere ascoltate

Unorthodox non è solo una testimonianza, ma è fare luce su di una cultura che molti ignorano.

Unorthodox racconta il Chassidismo Satmar di origine slava, formatasi poi a New York, in particolare a Williamsburg (Brooklyn), dopo la seconda guerra mondiale. I suoi componenti iniziali erano tutti sopravvissuti alla Shoah. Il dramma dell’olocausto viene costantemente narrato ai giovani ebrei insieme alla fuga dall’Egitto quale manifesto della loro “libertà”.

L’amicizia e la Shoa. Storia di un rapporto mai veramente nato

Bypassando il dramma della donna, la narrazione culturale delle tradizioni Chassidiche ha sicuramente un impatto positivo.

Partendo dal presupposto che la comunità Chassidica Satmar è una parte ultra estrema dell’ebraismo. Le tradizioni raccontate nella miniserie sono quelle ebraiche in senso stretto. Supportare la storia di Etsey con una pedissequa rappresentazione dei riti e delle tradizioni è stata una mossa vincente. 

Questi dettagli culturali rappresentano una garanzia di autenticità su cui le produttrici e la regista hanno voluto puntare.

Drammi, il sesso come tabù e la condizione femminile. Unorthodox è la serie tv che non zittisce la violenza subita dalle donne Chassidiche

Nel 2020 la donna ha il sacrosanto diritto di disporre del proprio corpo e di decidere della propria sessualità. Verità scontata per noi ma non per una donna Chassidica. Svilite nella propria femminilità, ancorate a rigide regole, hanno l’obbligo di attenersi alla calendarizzazione dei rapporti sessuali, i quali sono limitati al venerdì sera. Le donne devono purificarsi in appositi luoghi. Le giovani mogli vengono istruite per assecondare i mariti. Sembra di tornare al Medioevo, vero?

Questa dimensione è solo la punta dell’ iceberg, quello che subiscono sono veri e propri atti di violenza. Come la straziante scena in cui Etsey, in evidente blocco psicologico, non riesce ad avere rapporti con il marito e pur di non sentirsi fallita e superare il dogma di donna recipiente,  va incontro alla sua sorte: far sentire il marito un re a letto.  Un mix di dolore tale da far accapponare la pelle dello spettatore. 

Unorthodox, la serie tv da non perdere

Sul cinema e sull’audiovisivo sono sempre stata “schizzinosa”. Se la produzione non è italiana, americana o inglese ho sempre qualche pregiudizio. Tuttavia, ammetto che questa co-produzione è studiata nei minimi particolari. Fin da subito emerge il senso del vero, il dramma reale di molte donne e la rigidità di una cultura che nasconde molti più scheletri nell’armadio di quanto la serie abbia voluto mostrare. 

Interessante è il messaggio di fondo sulla libertà e il senso di unione che viene rappresentato all’interno della filarmonica.  Vediamo il superamento del “paradosso post coloniale”: popolazione medio-orientale che suonano musica tedesca. La ratio racchiude il significato profondo della serie: andare oltre i preconcetti del passato e di regole che comprimono la liberà a favore di un contesto – come quello musicale – senza barriere e dove la diversità culturale orienta e accresce l’altro.

Angela Patalano

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