The Walking Dead 9×03-04: l’inizio della fine (di Rick)

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La nona stagione di The Walking Dead è iniziata come un kumbaya, ma tutti i fan sapevano perfettamente che sarebbe stata l’ultima di Andrew Lincoln. Nessuno spoiler, quindi, nel dire che ci siamo: Rick sta per lasciarci.

Gli episodi che precedono questo doloroso addio, nella fattispecie il terzo e il quarto, sono concentrati sul suo ruolo di essere umano prima che di leader. Mentre Maggie e Daryl tramano alle sue spalle per organizzare l’omicidio di Negan, Rick si rivela ancora una volta l’uomo che è: il padre, il fratello, l’amico, il compagno affettuoso. Colui che non hai mai chiesto di essere seguito e che sempre è stato seguito da tutti come un pastore.

Perché, vi chiederete, ma la risposta è molto semplice: essere leader non significa comandare, significa pensare al bene comune mettendo in secondo piano l’interesse del singolo. Significa lasciare spazio agli altri, esaltare le virtù di ogni componente del gruppo e creare una famiglia laddove non esistono legami di sangue.

Rick ha creato un futuro dal nulla, trascinando con sé per nove stagioni tutti quelli che ha incontrato sulla sua strada. Come tutti gli esseri umani ha palesato le sue nevrosi, i suoi dolori e i suoi punti deboli. Ma come pochi esseri umani ha saputo empatizzare, mettersi in discussione ed è stato sempre e comunque un grande eroe.

Questa doverosa e accorata premessa è imprescindibile arrivati a questo punto. Punto in cui, nonostante le trame dei suoi alleati, Rick si fa carico di deviare da solo un’orda di zombie che rischia di attaccare i suoi. Nel frattempo Maggie è ad Alexandria al cospetto di Michonne: vuole uccidere Negan.

Purtroppo Maggie come leader ha fallito nel momento in cui non ha saputo mettere da parte le proprie vendette personali. Negan meriterebbe la morte, forse è vero, ma cosa si risolverà così? Ogni vita conta, afferma Rick, in un mondo dove la lotta primaria è quella degli esseri umani contro i morti viventi.

Quale scenario si prospetta quindi di fronte ai nostri occhi? Jadis ci lascia intuire che ci sono altre persone, altri accampamenti, e probabilmente porterà Gabriel con sé come ostaggio. Michonne viene dipinta come la mamma, la donna in carriera che sta riscrivendo le leggi della civiltà, ma che di notte si alza e va a fare le ronde, un po’ come faceva Buffy nella quinta stagione quando era insoddisfatta della vita “da casalinga” con Riley (i fan della serie ricorderanno…). La guerriera che è in lei e che Negan scorge molto bene non dorme affatto e sta per riemergere. Sempre che non sia rimasta incinta…

L’unica leale, alla fine dei giochi, è la buona vecchia Carol. Sempre sincera, anche quando in disaccordo. Sempre garbata anche nell’andarsene. E per lei il Santuario non ha chance di redenzione. Interessante vedere come quando non ci sono nemici esterni da combattere, le lotte siano sempre intestine. L’uomo e le sue vendette, l’uomo e le sue debolezze. Questa nona stagione ha messo ben in risalto l’umanità di persone che hanno vissuto per molto tempo all’ultimo respiro, agendo d’impulso, senza porsi troppi quesiti sulla vita e la morte, perché la morte è diventata una costante quotidiana.

Rick ha cambiato tutto questo, ha fatto la differenza costruendo le basi di un futuro che inneggia a una nuova civiltà. Come sarà, quindi, questo mondo senza di lui? Avremo a capo due donne, Maggie contro Michonne?

Lasciamo questi quesiti sospesi, in attesa del tremendo quinto episodio in cui dovremmo dire addio per sempre all’uomo che ha reso The Walking Dead una delle serie tv più amate, nei suoi alti e bassi, dell’ultimo decennio.

Alessia Pizzi

The Walking Dead torna (inaspettatamente) a stupire con la nona stagione

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