The Walking Dead 11: recensione del secondo episodio

the walking dead 11 recensione episodio 2

Acheronte, parte 2: in questo secondo episodio dell’undicesima stagione di The Walking Dead, il team di Maggie riesce ad uscire dalla metropolitana infestata dagli zombi. A caro, carissimo prezzo.

Mors tua, vita mea

La puntata propone una dinamica molto sottile. Maggi ce l’ha con Negan perché non l’ha aiutata a mettersi in salvo, e la squadra lo aggredisce per questo. In realtà Negan si sente come uno che fa quel che può, e non ha alcuna intenzione di tendere la mano a chi vuole ucciderlo. Per quanto possa sembrare insensato – perché Negan si è macchiato dell’omicidio di Glenn – in realtà il suo comportamento ha un senso nell’Universo in questione. E anche Maggie l’ha capito.

Non serviranno troppe parole per lasciarlo intendere. Maggie dovrà sacrificare la vita di chi ha abbandonato la squadra, per salvare la squadra stessa e il futuro di Alexandria: parte di questa salvezza sarà riposta anche nelle mani di Negan, che in fatto di headshot se la cava piuttosto bene.

Il focus su Maggie è fortissimo, come la pressione sulla sua leadership. La solitudine di chi comanda permea tutte le scene a lei dedicate: schiaccia, quasi soffoca. In Maggie rivediamo Rick e le sue scelte difficili. Questa donna, nonostante la pressione, è totalmente all’altezza della situazione, e lo dimostrerà per l’ennesima volta. Il punto è che questa è una storia già vista.

Un riflettore si accende anche su Daryl, che entra in scena deus ex machina per salvare i suoi compagni, dopo averli abbandonati per salvare il cane. Non posso biasimarlo per questa scelta: Dog prima di tutti!

Doppia leadership al femminile

Nella trama parallela è Yumiko a prendere la scena: l’ex avvocato sfoggia tutta la sua intelligenza per incartare il CommonWealth, che non sembra molto scioccato dalla scaltrezza della donna. C’è da dire che in The Walking Dead è piacevole vedere quanto uomini e donne si alternino al potere senza troppe differenze di genere.

Il problema è uno solo: è tutto già visto. Nelle due trame parallele vediamo a confronto corpo e mente, azione fisica e azione mentale. Tuttavia, la storia gira intorno sempre alle stesse cose: si esce, si resta incastrati con gli zombie alle calcagna, qualcuno muore e quelli che si salvano incontrano i nuovi cattivi della stagione. Seguono dolori, scelte difficili, alleanze impossibili, tradimenti e così via. Un’epopea senza fine che mi fa un po’ rimpiangere la tenera zombi Sophia che usciva timida dal granaio, alla fine della seconda stagione, quando tutto era ancora così semplice e umano.

L’unica novità qui è Eugene che incontra finalmente Stephanie alla fine della puntata.

Alessia Pizzi

Promo del terzo episodio

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