The Last Dance: recensione in anteprima del 3° e 4° episodio

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In arrivo i nuovi episodi di “The Last Dance” la docuserie su Michael Jordan e i Chicago Bulls.

Prosegue su Netflix, grazie alla serie The Last Dance, il racconto di Michael Jordan e i Chicago Bulls, una delle squadre più iconiche della storia dello sport. A differenza di come siamo ormai abituati, la piattaforma streaming americana ha optato per un’uscita di due episodi a settimana a partire dal 20 aprile fino al 18 maggio.

Questa speciale docuserie ripercorre l’ultima stagione dei Bulls del 97/98 che vide insieme, oltre che lo stesso Michael Jordan, Scottie Pippen e Dennis Rodman guidati dal coach Phil Jackson dopo aver conquistato per 6 volte l’NBA in 8 anni.

Se la star indiscussa è ovviamente his airness, anche agli altri componenti della squadra viene dato il giusto risalto all’interno della narrazione documentaristica. Così nel secondo episodio ad assumere il ruolo di protagonista è Scottie Pippen, il quale ha la possibilità di rivelare i suoi dissidi con la dirigenza per questioni contrattuali, ma soprattutto di ripercorrere la sua carriera di cestista fin dagli albori. Si scopre, inoltre, l’importanza che lo stesso Pippen aveva nello scacchiere della squadra, tanto da far ammettere a Jordan: “è il migliore compagno che abbia mai avuto”.

Il Bad Boy Dennis Rodman protagonista del 3° e 4° episodio.

Nel terzo e nel quarto episodio, che usciranno il 27 aprile e che abbiamo potuto vedere in anteprima, invece, si ripercorrono le storie di Dennis Rodman e di Phil Jackson. Se per il secondo viene analizzata l’importanza dei suoi metodi di allenamento e dei nuovi schemi introdotti all’interno dei Chicago Bulls, per il “Bad Boy” Rodman a stupire ed affascinare sono anche i comportamenti fuori dal parquet.

Infatti, oltre a essere celebre come “il più forte rimbalzista della sua generazione”, The Worm ha fatto scalpore e ha affascinato per il suo stile di vita sopra le righe. Nel documentario viene raccontato, ad esempio, come una vacanza di 48 ore accordata con la società, sia diventata una fuga di 88 ore a Las Vegas in compagnia, tra gli altri, della showgirl statunitense Carmen Electra. Nonostante gli eccessi, però, il suo apporto alla causa dei Bulls viene ancora ritenuto fondamentale dai suoi ex compagni di squadra, tanto che nelle loro parole non si trova traccia di alcuna accusa, ma al limite le cronache di qualche rimprovero bonario.

Sicuramente il prodotto confezionato da Netflix è una delle serie da vedere in questo periodo per comprendere i meccanismi di una squadra che ha segnato per sempre, non solo la pallacanestro, ma l’intero mondo dello sport e grazie alla quale, seppur in parte, è possibile alleviare la mancanza di manifestazioni sportive durante la quarantena.

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