Only murders in the building 2: recensione del quarto episodio

Only murders in the building 2 recensione quarto episodio

Dopo la prima stagione in cui viene più o meno indirettamente evocata, nel quarto episodio della seconda stagione finalmente si chiarisce chi è la famosa Lucy a cui Charles preparava le omelette. Incontriamo finalmente la figlia della sua ex compagna, a cui Charles ha fatto da padre. Dopo la fine della relazione, otto anni prima, Lucy e Charles non si sono più visti e sentiti solo tramite qualche messaggio. La mamma di Lucy, infatti, gli aveva detto chiaramente di uscire dalla loro vita. Dai flashback capiamo che il loro rapporto era davvero dolce: cucinavano e cantavano insieme e Charles era una figura paterna affettuosa e amorevole. Il dolore per il distacco dalla piccola Lucy è chiaro fin dalla prima stagione.

Lucy e Charles, un duo adorabile

Lucy si fa coraggio e va a trovare Charles ma anche questo momento di tenerezza viene macchiato di noir: Lucy prende un coltello per cucinare l’omelette ma è tutto sporco di sangue: è l’arma del delitto. Qualcuno continua a mettere indizi nelle case di Mabel, Charles e Oliver. Qualcuno (l’assassino?) vuole incastrare i tre podcaster che però non capiscono chi può avere accesso libero ai loro appartamenti.

Lucy li aiuta a capire: nel bagno c’è una parete scorrevole, uno dei tanti passaggi segreti dell’Arconia. Il cunicolo che si apre costeggia tutti gli appartamenti dell’edificio, si può guardare in ogni casa. In questa gita clandestina, i protagonisti spiano Nina (la nuova amministratrice) e il compagno. I due progettano di costruire una nuvola futuristica sul tetto dell’Arconia, progetto al quale Bunny si era ovviamente opposta. Forse l’hanno uccisa loro per portare a termine il loro piani?

Nel frattempo Oliver, che era stato minacciato di vendetta da Teddy Dimos uscito dal carcere, lo spia mentre litiga furiosamente con il figlio Theo. Le loro vite sono state rovinate dall’omicidio di Tim Kono nella prima stagione.

Decisi ad affrontare Nina, Mabel, Charles e Oliver si recano nel suo appartamento, ma le si rompono le acque! Nina prima di andare via con i paramedici chiede a Charles di scoprire l’assassino di Bunny, sua mentore e amica. Tutti capiscono che l’assassina non può essere lei.

Doppio colpo di scena!

I colpi di scena in questa serie sono come le ciliegie, uno tira l’altro. In chiusura di episodio abbiamo una doppietta di “OMG!”: Lucy confessa a Charles che la sera dell’omicidio di Bunny era la stessa sera delle nozze di sua madre, lei era venuta all’Arconia per stare un po’ con lui. Nascosta nel cunicolo, ha sentito Bunny urlare e ha sentito il killer starnutire. Charles mette Lucy su una macchina per rimandarla dalla madre. Infine Charles, con uno sguardo particolarmente malizioso, si reca in prigione, per parlare con Jan, sua ex nonché omicida. Cosa non sappiamo ancora? Vi prego sceneggiatori, non fate un plot twist con Charles che si rivela malvagio! Non potrei sopravvivere!

Tra vecchi colpevoli che ritornano e nuovi sospettati, la seconda stagione si conferma godibilissima e molto catchy, fin dai primi episodi.

I costumi: tutte le reference

In questa geniale serie, non posso negare che un buon 50% lo fanno costumi e scenografie. Gli interni degli appartamenti sono straordinari, eleganti, eclettici, misteriosi, evocativi. I costumi sono quanto di meglio un newyorkese possa sfoggiare. La costumista Dana Covarrubias ha fatto un preciso lavoro di ispirazione e selezione per le tonalità e gli outfit, che richiamano la Hollywood degli anni d’oro, pur mantenendo la contemporaneità.

La sua maggiore ispirazione è stata la produzione cinematografica di Hitchcock, che ben incarna quel mix tra glamour e omicidi a cui Only murders in the building ci ha abituato. Per questo, ha creato delle palette partendo dagli abiti di scena. Il rosso e arancio di Vertigo, il bianco e nero di La finestra sul cortile, le tonalità fredde di Caccia a ladro e Il sospetto, i caldi gialli di Psycho e Uccelli.

  • Soprattutto, la Covarrubias ha cercato di dare personalità ad ogni attore, rispettando la psicologia del personaggio e la fisicità.
  • Per Mabel/Selena Gomez ha voluto un look comfy e boho, che si addice anche alla fase di passaggio che Mabel sta attraversando, tra cambiamenti di vita e sentimentali.
  • Oliver/Martin Short ha l’animo da showman, ed è evidente in ogni look. Tocchi di bluette, viola, accessori eclettici, tutto senza mai andare sopra le righe.
  • Lo stile di Charles/Steve Martin ricalca molto quello che l’attore sceglie nella sua vita reale. Cappelli, camicia e cardigan, eleganza informale sempre molto curata.

Micaela Paciotti

Appassionata di moda da sempre, curiosa di tutto, vorrei vivere in mezzo alla natura, ma non riesco a staccarmi da Roma.

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