Only murders in the building 2: recensione del decimo episodio

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Shakespeare scriveva: “Tutto il mondo è un palcoscenico, donne e uomini sono solo attori che entrano ed escono dalla scena”. Ed effettivamente il teatro è sempre stato a guardarci da dietro un angolo. In 19 episodi ne abbiamo sentito parlare da Oliver, miniera inesauribile di aneddoti ed ex regista teatrale. Ne abbiamo sentito parlare più o meno in modo diretto da suo figlio Will, da Dimas, da Amy Schumer. La costruzione dei podcast, inoltre, è essa stessa teatralità: dizione, frasi ad effetto, intonazioni giuste, ripetizione delle battute per renderle incisive. Il teatro, dicevo, aleggia su questa serie tv come una polvere magica, che rende tutto più intenso e vivido.

E dopo 2 stagioni di colpi di scena, l’ultimo episodio devo confessare che non ha deluso le mie aspettative. Tutta la puntata è una grande e divertentissima corsa sulle montagne russe, costruita con un grande senso dell’ironia e della performance. Se è vero che gli uomini sono attori, questo vale soprattutto per gli abitanti dell’Arconia, veri professionisti dell’inganno, depistaggio, doppie vite, segreti.

Oliver, Charles e Mabel arrivano finalmente alla soluzione del caso.

Il finale di stagione (Spoiler)

Nel penultimo episodio, i tre hanno capito che tutto ruota intorno al pocast All is not OK in Oklahoma e alla scomparsa di Becky Butler, che è in realtà Poppy, l’assistente di Cinda. Inizia a farsi spazio l’idea che Cinda possa organizzare gli omicidi per avere materiale per i suoi podcast, e che lei sia effettivamente la mente criminale dietro l’omicidio di Bunny. Ma come farla confessare?

Ho la sensazione che ancora non abbiamo trovato un finale

Oliver

Mabel, Oliver e Charles cercano in tutti i modi di carpire informazioni su Cinda interrogando Poppy: cosa la infastidisce, cosa la terrorizza, come fare pressing psicologico? Seduti nella tavola calda dove andava Bunny, i tre scoprono cosa significa la frase “14 savage”. Bunny, prima di morire, in realtà aveva detto “Sandwich 14”, ovvero il panino preferito di Poppy. Questa scoperta dà il La alla seconda metà della puntata, che ha un ritmo frenetico e galvanizzante.

Il finale si svolge nell’appartamento di Bunny all’Arconia. Tutti gli inquilini più o meno coinvolti, Cinda, Poppy, la gallerista Alice e il pappagallo Mrs Gambolini vengono invitati tutti a “Una festa con l’assassino”, per rivelare a tutti il nome del killer. Con trucchi di varia natura (esilaranti) provano a far confessare Cinda. Ma senza successo, perchè Cinda è innocente. La vera colpevole, secondo Mabel, è Alice: la accusa davanti a tutti e Alice accoltella Charles. Cinda si congratula con Mabel e le offre un lavoro. A questo punto, l’atto finale della commedia/tragedia è pronto per essere servito: Poppy, maltrattata da Cinda da sempre, impazzisce di gelosia e si rivela per la psicopatica che è. Voleva solo il suo posto nel mondo, un po’ di successo, una nuova vita con la complicità del detective Kreps.

Un gancio wow per la terza stagione

Tutto scorre liscio nelle vite di Charles, Oliver e Mabel. Siamo alla prima dell’opera teatrale di Oliver, con Charles come protagonista. Tutti sono allegri, tranne Charles che discute con il co-protagonista Ben Glenroy (Paul Rudd). Ripeto: Paul Rudd, il mio amato Ant-man!

Un’apparizione da mascella per terra, a pochi secondi dalla fine dell’episodio: sale sul palco dopo aver discusso con Charles, dopo una battuta si ferma, sviene, muore. Ci sarà una stagione 3? A quanto pare il mood è quello. Nel frattempo, se vi volete sbizzarrire con teorie parallele, retropensieri, dettagli da detective, la pagina Facebook dedicata a Only Murders in the Building è un vero spasso e vi farà sentire meno l’attesa.

Micaela Paciotti

Appassionata di moda da sempre, curiosa di tutto, vorrei vivere in mezzo alla natura, ma non riesco a staccarmi da Roma.

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