“Loki”: la redenzione come amore di sé

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Loki è la terza serie tv dell’universo Marvel arrivata su Disney+ lo scorso 9 giugno dopo il debutto di WandaVision e di Falcon and the Winter Soldier.

Tra le più attese di sempre è anche quella che ha segnato un cambiamento importante nella storia non solo del protagonista che dà il nome allo show, ma per tutti gli altri personaggi che abbiamo conosciuto e che conosceremo (Shang-Chi arriverà sugli schermi a partire dal 3 settembre). D’altra parte è da un po’ che gli appassionati lo hanno capito: non è più possibile pensare a tutte queste storie come a sé stanti. Sono tutte collegate le une alle altre. Eroi e antieroi sono tanti e sono diversi ma le azioni di ognuno di loro ha ripercussioni su ciò che accadrà a qualcun altro. Un po’ come nella vita.

I film e le serie tv della Marvel stanno creando un’imponente saga ricca di personalità intrecciate per servire un solo e unico mondo narrativo che interpreta in chiave d’azione temi archetipici e da sempre in circolazione: quelli legati all’eroe e al suo viaggio. In Loki c’è tutto questo, ma riguarda uno degli antagonisti più noti (e anche più amati) del mondo Marvel.

Loki: la trama della serie tv

Loki ha fatto la sua comparsa nel mondo Marvel in Thor, il primo film dedicato al dio del tuono. Da subito è stato presentato come un personaggio ambizioso, assetato di potere e soprattutto geloso del fratello maggiore Thor. Nel momento in cui scopre di essere stato solo adottato da Odino e di non essere realmente un asgardiano, il dio dell’inganno si sente come autorizzato a comportarsi da “cattivo”. Lo abbiamo visto tentare di distruggere la Terra in Avengers e ingannare più volte suo fratello in Thor – The Dark World e Thor: Ragnarok. Ma è proprio in quest’ultimo film che il personaggio inizia a dare segni di cedimento e a mostrare un inconscio istinto di redenzione. Redenzione che sarà completata con il suo sacrificio all’inizio di Avengers: Infinity War per mano di Thanos.

Ma se Loki muore, come è possibile che ci sia una serie a lui dedicata? Chi ha visto Avengers: Endgame sa che grazie ai viaggi del tempo di Tony Stark, Capitan America e compagnia, il Loki del 2012 (proprio quello del primo Avengers) riesce a fuggire dando inizio alla storia della serie.

Il Loki in fuga è diventato una variante della Sacra Linea del Tempo, custodita e preservata da un’apposita organizzazione, la TVA. Rintracciato dagli agenti, Loki viene fatto prigioniero. Mobius, un investigatore gentile della TVA, gli chiede di aiutarli a scovare un’altra variante, Sylvie, che altri non è che la versione femminile di Loki. Come sempre, il protagonista agisce in maniera sleale: si serve di Mobius per arrivare a Sylvie e vorrebbe allearsi con lei per conquistare il potere dei Custodi del Tempo, i capi della TVA. La donna, invece, agisce per vendetta: i Custodi del Tempo l’hanno portata via dalla sua vita rendendola una fuggiasca sin da quando era piccola.

Sylvie rivela a Loki che la Sacra Linea Temporale non è altro che una delle linee temporali possibili e che a sceglierla sono i Custodi della TVA, organizzazione fasulla in cui tutti quelli che lavorano non sono altro che delle varianti che hanno perso la memoria delle loro vite precedenti. Tra i due Loki nasce un legame molto forte che li porta ad affrontare i Custodi e a scoprire che si tratta solo di macchine, burattini manovrati da un’entità ignota. Dopo un viaggio al di fuori del tempo, Loki e Sylvie arriveranno finalmente a scoprire chi c’è dietro l’ordine imposto: Colui che Rimane (alias variante buona del ben più temuto Kang il Conquistatore).

Colui che Rimane racconta di aver creato la Sacra Linea Temporale e la TVA alla fine della guerra del multiverso per evitare che il cosmo sprofondasse nel caos. Ai due Loki viene data una scelta: sostituire Colui che Rimane nel suo compito oppure ucciderlo e liberare tutte le linee temporali fino ad allora imprigionate. Loki sarebbe propenso a prendere il posto di Colui che Rimane, ma Sylvie vuole la sua vendetta e il libero arbitrio per tutti. Così uccide Colui che Rimane. Loki, spedito via da Sylvie prima dell’omicidio, si ritrova in un altro multiverso, faccia a faccia con la statua di Kang.

Considerazioni sulla serie tv Loki

Fino ad ora, Loki è il prodotto seriale più ambizioso realizzato dalla Marvel. Scenografie ed effetti speciali non hanno nulla da invidiare alle pellicole cinematografiche, anzi. Il livello è molto alto anche per quanto riguarda la colonna sonora (la sigla è tanto semplice quanto incisiva) e soprattutto per la recitazione degli attori. Tom Hiddlestone conferma la sua bravura regalando al suo personaggio tante sfumature nuove che ci portano a esplorare un lato del tutto inedito di Loki. Notevole anche il lavoro di Sophia Di Martino nel ruolo di Sylvie. La chimica tra i due attori riesce a restituire la nascita di una storia d’amore quasi imbarazzata, tenera, adolescenziale. E Owen Wilson è sempre Owen Wilson.

I dialoghi sono brillanti. È tipico della Marvel accostare scene epiche a momenti comici; in Loki viene fatto in maniera magistrale. Le scene tra il protagonista e Mobius sono in grado di passare da un registro ilare a uno drammatico nel giro di pochissimi minuti. Tutte le sequenze che coinvolgono le tante versioni di Loki non passano inosservate di certo.

Eppure c’è una pecca. La velocità di svolgimento di alcune dinamiche e alcune incongruenze narrative.

Non fraintendetemi: la storia funziona ed è anche molto interessante, ma tutto si sviluppa in modo troppo veloce e porta a sacrificare alcune tappe. La storia d’amore tra Loki e Sylvie, ad esempio, è molto accelerata e solo la bravura degli attori restituisce tutte le gradazioni del sentimento. Ma questo potrebbe anche passare. La cosa più grave – a mio avviso – è il modo confuso in cui episodio dopo episodio viene spiegata la questione delle linee temporali. Prima dell’arrivo di Colui che Rimane, spettatori e spettatrici si imbattono in numerose varianti di Loki. C’è Sylvie, ma anche un Loki vecchio, uno giovane, uno nero e… un Loki alligatore. La domanda che nasce spontanea è: perché? Se la linea temporale è una, perché esistono versioni di una stessa persona che possono cambiare razza, sesso e anche specie? La risposta viene data dall’esistenza del multiverso… ma anche dopo lo spiegone finale, ho continuato a provare una sensazione di insoddisfazione. Qualcosa non mi quadra e mi risulta molto strano che i personaggi all’interno della storia non si interroghino mai in merito.

Al di là di questo, il finale della serie apre davvero moltissime possibilità per l’universo Marvel e la curiosità di scoprire che cosa accadrà è sicuramente tanta.

Alla scoperta di Loki

Con questa serie abbiamo avuto la possibilità di conoscere meglio Loki e di assistere alla sua trasformazione da villan a hero. È un personaggio interessante perché ha un doppio percorso di redenzione: il primo è quello che abbiamo già visto nei film; il secondo è quello che ci viene offerto dalla serie che, infatti, riparte da un Loki ancora nel pieno del suo delirio di onnipotenza.

Lo snodo che permette a Loki di cambiare, però, si basa sempre su un’esperienza di dolore e di amore. La morte della madre che lo ha sempre accolto e che gli ha insegnato buona parte dei trucchi magici che conosce è un trauma per Loki. A questa sofferenza si aggiunge quella per la morte del padre (vissuta nei film e vista nella serie tv). Il contraltare della sofferenza è la possibilità di amare. Nei film la redenzione si ha attraverso il legame con il fratello Thor. Nella serie, invece, è grazie all’amore per Sylvie. Ma quest’ultima non è altro che una versione di se stesso. E se Mobius accusa Loki di essere talmente narcisista da potersi innamorare solo del proprio Io, noi possiamo coglierci un’altra verità: qualsiasi tipo di redenzione personale deve partire sempre dall’imparare ad amare la propria persona. Questo significa vedere i propri limiti ed entrare in contatto anche con azioni e sentimenti poco decorosi (proprio nel primo episodio, Loki deve confrontarsi con la sua Linea Temporale) per capire bene chi si è. Solo da quel momento in poi, possiamo ritenerci consapevoli di noi e poi riuscire a fare scelte migliori (in primis proprio per noi stessi) e aprirci nuove possibilità. Questo nuovo amor proprio, permette anche ai rapporti con gli altri di diventare più sinceri e di basarsi sulla fiducia.

Tutto il percorso di Loki è interessante e coinvolgente. Chissà ora cosa gli riserverà il futuro dopo che lui stesso ha sperimentato il tradimento che molto spesso ha inflitto.

Libero arbitrio o schiavitù ordinata?

La trama di Loki si concentra intorno a un quesito sicuramente non originale, ma a cui è talmente difficile dare una risposta che inevitabilmente si finisce per costruirci intorno tante storie e tutte diverse. La domanda è semplice: meglio vivere nel caos avendo libero arbitrio o nell’ordine ma inconsapevolmente controllati da una volontà superiore?

La risposta non può che essere soggettiva e legata alla morale che ciascuno di noi si costruisce nel tempo. Difficile decretare cosa sia positivo e cosa negativo visto che entrambe le situazioni presentano svantaggi e vantaggi di una certa rilevanza. Pensare di decidere per se stessi è oneroso, ma non poi così arduo come dovrebbe essere scegliere per tutti.

È molto interessante vedere Loki scegliere la schiavitù inconsapevole e l’ordine. Non lo fa più per egoismo o per brama di potere. Lo fa per paura del caos e del dolore che potrebbe colpire le persone a cui lui tiene.

Loki 2: l’uscita quando è prevista?

Chi ha resistito e guardato i titoli di coda del finale di stagione sa che Loki 2 si farà. La seconda stagione è stata anche annunciata ufficialmente dalla Disney, ma ancora nulla si sa sulla data di uscita.

Per ora, possiamo ingannare l’attesa guardando What if... su Disney+ prima dell’uscita cinematografica di Shang-Chi e la Leggenda dei Dieci Anelli.

Federica Crisci

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