“Leonardo”: il giallo è concluso

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Abbiamo ormai raggiunto la fine dello show e possiamo confermare le prime impressioni espresse nelle recensioni delle scorse settimane. Leonardo è una serie tv che aveva un altissimo potenziale, ma che scade sfortunatamente in un prodotto poco originale e troppo superficiale. Il mistero dell’uccisione di Caterina da Cremona è un espediente creato per tenere in piedi la trama, ma in generale non si rivela così intrigante e appassionante. Occorre però ammettere che proprio questi ultimi episodi si fanno decisamente più avvincenti e coinvolgenti.

Nel presente della storia, siamo giunti al giorno dell’impiccagione di Leonardo, il quale arriva a firmare una confessione. Giraldi, come al solito, non è assolutamente convinto e tenta il tutto per tutto per dimostrare la sua innocenza (ancora stiamo qui a chiederci il motivo!).

Ma prima della risoluzione finale, tornano i flashback. Questa volta siamo a Firenze nel 1504 e conosciamo un altro genio del Quattrocento: Michelangelo Buonarroti (pare che la prossima fiction sarà su di lui!). Diversi anni più giovane di Leonardo, si presenta a Firenze come un suo rivale realizzando il famosissimo David in Piazza della Signoria. Tra i due gelosia e rivalità sono alquanto naturali. Entrambi ricevono una commissione per affrescare una stanza di Palazzo Vecchio, ma entrambi lasceranno il soggetto incompiuto. D’altra parte, questa commissione assolve il suo compito: fa avvicinare i due artisti portandoli a confessarsi a vicenda e a riconoscere l’uno il genio dell’altro.

Nel frattempo, Caterina e suo figlio Francesco si sono trasferiti nella bottega insieme a Leonardo e Salaì (vogliamo parlare della modernità di questa famiglia allargata?). Fatalità vuole che proprio subito dopo il trasferimento, il perfido Sanseverino vada a fare visita a Leonardo per chiedergli di intercedere a favore di Ludovico il Moro imprigionato dai francesi, e veda questo bambino di circa 10 anni. Ovviamente riferisce tutto al Moro, il quale è convinto che sia suo figlio (sono tutti molto intuitivi in questo show!).

A questo punto la cosa più importante è proteggere il bambino. Per questo Leonardo e l’intera famiglia si trasferiscono in un luogo sicuro: Milano (ma perché proprio a Milano, città del Moro e di Sanseverino?). Qui, gli avvenimenti si ricongiungono man a mano con il presente. Assistiamo all’avvelenamento di Caterina e al momento dell’impiccagione di Leonardo, prontamente fermata da Giraldi che dice di aver trovato una lettera della donna dalla quale emerge chiaramente che il colpevole di tutto è Sanseverino.

Il giallo sembrerebbe essere risolto, sennonché abbiamo una svolta finale inattesa rivelata da Giraldi (che altri non è che Sherlock Holmes): Caterina è realmente stata avvelenata da Leonardo, ma non è morta. L’artista le ha somministrato l’antidoto in tempo, ma l’ha fatta nascondere da Salaì (che ogni tanto si chiama pure Giacomo!) di modo che il Moro e i suoi seguaci non perseguitassero più né lei, né suo figlio. Alla fine abbiamo il ricongiungimento tra Leonardo e Caterina e tutto si conclude con la promessa da parte dell’artista di concludere La Gioconda.

Il ruolo delle immagini e il potere delle opere d’arte

Il colpo di scena finale della serie è in realtà la cosa più semplice che si potesse immaginare: Leonardo è innocente perché Caterina non è morta. Andando più a fondo, però, tra la concitazione e la sorpresa dell’ultimo episodio, emerge una tematica interessante. Il fatto che Leonardo per poter simulare l’omicidio abbia dovuto bruciare tutti i suoi dipinti che ritraevano Caterina, fa riflettere proprio sul ruolo delle immagini e dell’aspetto delle persone nel corso del tempo. Distruggendo quelle opere, nessuno avrebbe potuto scoprire, a meno che non la conoscesse di persona, che la donna seppellita non era Caterina e nessuno in futuro avrebbe potuto riconoscerla. Oggi, tutti noi siamo abituati ad avere a disposizione molteplici fotografie e selfie che ci raffigurano, così come quelle dei nostri genitori e dei nostri nonni. Volendo andare più indietro nella linea genealogica, appare decisamente più difficile conoscere il volto dei nostri avi. Per noi è scontato che in qualche modo possa rimanere traccia nel tempo del nostro aspetto; in passato, invece, affinché questo avvenisse occorreva essere un nobile o, al massimo, un modello. Appare così evidente il magnifico potere delle opere d’arte che purtroppo nell’era contemporanea è stato enormemente svalutato: donare l’immortalità. Leonardo non solo, come rappresentato nella serie, poteva “resuscitare” le persone grazie ai suoi intrugli e antidoti, ma poteva addirittura (e questo va oltre ogni espediente narrativo e fiction televisiva) renderle immortali.

In quest’ottica, la scelta di concludere la serie con l’immagine della Gioconda – “il quadro più famoso al mondo”, ci ricorda la didascalia – è suggestiva e ricca di significato.

Il rapporto tra Leonardo e Michelangelo

L’incontro tra Leonardo e Michelangelo è un altro momento positivo di queste ultime due puntate.

Grazie alle scene rappresentate emergono le due diverse concezioni dell’arte che animavano i due maestri e viene fuori anche un altro tema, assolutamente fondamentale per chi decide di votarsi a questo mondo: il confronto con chi ci ha preceduto.

Chi nella vita sceglie di fare l’artista si trova sempre davanti un grande dramma: qualsiasi sia il campo in cui andrà ad operare, dovrà imparare il mestiere dai grandi talenti che sono venuti prima e allo stesso tempo trovare la sua voce, la sua identità. E non è qualcosa di semplice se alle spalle hai secoli e secoli di tradizione consolidata e apprezzata. Non è facile confrontarsi con i geni, soprattutto se diventano miti. È naturale che alle volte si arrivi a criticarli o demonizzarli, proprio come fa Michelangelo con Leonardo all’inizio dell’episodio. Si tratta di una forma di difesa personale quasi obbligatoria che non esclude una segreta e profonda ammirazione per il maestro. Sarà proprio questo il punto di partenza della propria opera.

Michelangelo dice di voler essere come Leonardo, ma al tempo stesso è ossessionato dall’idea di essere qualcosa di diverso. Tuttavia, la sua creatività nasce da questo confronto, ecco perché poi perde interesse nell’opera che doveva realizzare per il Comune.

Una serie mal gestita

Non torneremo ancora sulle lacune e sui difetti di questa serie perché ne abbiamo già parlato a lungo in queste settimane.

Leonardo è un prodotto d’intrattenimento e va preso per ciò che è. Tuttavia, alcune superficialità di tipo narrativo e di costruzione sono poco giustificabili. Sono da apprezzare i costumi e le interpretazioni, le ambientazioni e i colori usati. Di certo, ci auguriamo che se davvero ci sarà una seconda stagione o una nuova serie dedicata a Michelangelo, si parta da presupposti un po’ diversi.

Nell’ultima recensione non potevano mancare le ultime vignette. Buona lettura!

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Federica Crisci e Francesca Papa

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