Leonardo: se questo è un genio

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La serie Leonardo si accinge ormai alla sua conclusione. Superata la metà dello show, abbiamo imparato a riconoscere la sua struttura (identica in ogni puntata… per fortuna sono solo otto!).

Gli ultimi episodi trasmessi si aprono, infatti, come sempre con il Leonardo del presente imprigionato in una cella, che viene interrogato da Giraldi, il quale vorrebbe a tutti i costi dimostrare la sua innocenza (ma perché poi?). Stavolta scopriamo che il veleno che ha ucciso Caterina è lo stesso da cui Leonardo aveva salvato Ludovico il Moro: perché allora non ha dato l’antidoto anche a lei? La risposta è semplice e non fa una piega: non aveva gli ingredienti. Questo però è da dimostrare e il nostro detective annuncia che dovrà fare un’ispezione nella bottega di Leonardo (non pensate a male eh!).

A questo punto, facciamo ancora una volta un balzo nel passato. A Milano si affievolisce progressivamente il potere di Ludovico il Moro, il quale subisce anche la terribile perdita della moglie Beatrice, morta di parto (pare l’amasse davvero, nonostante tutti i tradimenti!). Di punto in bianco, il bronzo che serviva a Leonardo per la realizzazione della statua equestre viene sottratto e sequestrato da Sanseverino (un’acidità unica, quest’uomo!), ma l’artista non ha nemmeno il tempo di disperarsi che ottiene un nuovo ingaggio. Ludovico gli commissiona l’affresco dell’Ultima Cena nel refettorio del convento adiacente al santuario di Santa Maria delle Grazie. Leonardo inizialmente è titubante perché non ha mai utilizzato questa tecnica di pittura (e quando mai?!), ma ben presto inizia il lavoro supportato dall’intera squadra di apprendisti. Nel frattempo Milano viene conquistata dai francesi alleati con Cesare Borgia (detto il Valentino, ma non ha nulla a che fare con il santo!), il quale permette però a Leonardo di terminare la sua opera. È chiaro che il Valentino lo ammira e infatti dopo alcuni anni lo vorrà al suo servizio come ingegnere alla corte di Imola.

In tutto questo, continua la relazione sentimentale più incoerente, tediosa e nonsense della storia. Caterina, dopo il litigio con Leonardo, torna a Firenze dove riprende la sua vita umile di una volta. Scopriamo (con una di quelle classiche inquadrature del ventre) che è rimasta incinta (di Bembo? del Moro? Puntiamo tutto sul secondo) nonostante all’inizio della serie avesse specificato che non poteva avere bambini (ricordate l’incidente col carro? Quello della cicatrice sulla schiena? Come volevasi dimostrare, non aveva nulla a che fare con la sua fertilità). Leonardo, comunque, è all’oscuro di tutto e, dopo aver finito di dipingere l’Ultima Cena, torna a Firenze per ritrovare Caterina. Quest’ultima in un primo momento lo scaccia in malo modo, ma, in seguito alla sua partenza per Imola, gli scrive innumerevoli lettere per convincerlo a tornare da lei (la coerenza, dicevamo).

Nel frattempo, Leonardo alla corte di Imola rimane pietrificato dalla crudeltà e dalla spregiudicatezza di Borgia che gli chiede commissioni sempre più difficili da realizzare (Leonardo sembra più preoccupato quando gli dicono che deve fare un affresco rispetto a quando gli dicono che deve costruire una diga). Alla corte di Imola compare anche Machiavelli come ambasciatore di Firenze che dà consigli (inutili) a Leonardo su come gestire i rapporti con Borgia. Alla fine, grazie a un’ultima invenzione e a un riscatto pagato dalla città di Firenze con l’intercessione di Messer Da Vinci (che dopo una ramanzina di Caterina diventa un padre pentito), Leonardo ha il permesso di tornare a Firenze. Ritrovatosi con Caterina, vuole portarla con sé alla bottega. Lei dicendogli solo “Ci sono molte cose che non sai di me” (e Leonardo da bravo maschio medio – lo definivano un genio – non si fa domande in merito), decide di mandare via il figlio Francesco (perché?).

Aspettiamo le ultime due puntate di martedì sera per sapere cosa succederà e svelare finalmente il mistero della morte di Caterina.

Caterina e la considerazione delle figure femminili

Caterina dovrebbe rappresentare la tragica figura femminile forte e determinata che vive una vita difficile non solo perché appartiene a una classe sociale bassa, ma anche perché è donna. Un tentativo di introdurre il tema della difficile condizione femminile nel passato anche all’interno di una serie televisiva che non dovrebbe concentrarsi su tutt’altro. L’intento, però, è nobile e poteva tranquillamente essere fatto… peccato però che si cada nei cliché più beceri del mondo narrativo.

Donna costretta a prostituirsi per sopravvivere in un mondo di uomini, non solo non riesce a mantenere la sua condizione agiata, ma ha un rapporto molto disfunzionale con quello che dovrebbe essere il suo migliore amico, che lei probabilmente in realtà ama. Caterina finirà vittima di questo legame e la cosa preoccupante è che dal punto di vista narrativo nulla ci dice che questo non va bene. Come abbiamo già più volte detto, tutto questo è colpa della superficialità con cui tutti i temi della storia vengono affrontati.

Leonardo e l’ansia da prestazione

Arriviamo al personaggio principale. Leonardo più che un genio sembra un uomo consumato dal desiderio di perfezione. Ogni volta lo vediamo già sconfitto in partenza perché sa di non avere la forza di volontà necessaria a concludere ciò che inizia. Inoltre, se non fosse Leonardo Da Vinci, probabilmente non capiremmo perché tutti parlano di lui visto che, da ciò che abbiamo visto, ha realizzato solo un angelo nel dipinto di Verrocchio, una scenografia teatrale e l’Ultima Cena (su quest’ultima, per carità, alziamo le mani).

Qual è il tema che gli sceneggiatori volevano portare con la figura di Leonardo? Come l’artista smarrisca se stesso all’inseguimento della sua arte? Bene: bello, interessante, ma dove è stato fatto? Tutta la fragilità di questo uomo che nasce dall’essersi sempre sentito tradito, porta a una figura debole, malinconica, insensibile, completamente aliena da tutto ciò che lo circonda. Magari Da Vinci era veramente così, ma la rappresentazione che ne è stata fatta è assolutamente al di sotto delle aspettative e molto limitata.

È vero che il grande genio nasce dalla sofferenza, ma nella serie si nota solo grande approssimazione.

Una nota positiva… forse

Location e costumi continuano a essere il punto forte di questa fiction. La ricostruzione storica è quanto più accurata possibile e sicuramente le figure di Borgia e Machiavelli sono molto vicine a quanto si sa dei personaggi storici (l’attore di Machiavelli ricorda anche molto lo scrittore). Anche qui, però, notiamo delle forzature. Per far esprimere il pensiero politico di Machiavelli (che nel Principe esalta il Valentino proprio per le sue abilità politiche), viene creato un dialogo tra lui e Leonardo completamente privo del rapporto causa/effetto. Due persone affette da sordità che portano avanti il loro discorso senza poter sentire l’altro.

Vedremo la conclusione come sarà… ma di certo per brillare di originalità e di senso, qui ci vorrebbe un miracolo che solo un genio può fare. A farvi sorridere, invece, ci pensano le nostre vignette.

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Federica Crisci e Francesca Papa

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