Gomorra 4×09/4×10, dubbi e scelte

Gomorra 4x09

Commentando il finale della scorsa stagione, e l’inizio di questa, ho elogiato Gomorra per un particolare: il coraggio.

Evidentemente, ho parlato troppo presto.

Eppure la direzione era esattamente quella: non aver paura di cambiare (ambientazione o personaggi) pur rimanendo fedeli allo spirito della storia, ai temi racconti e ai sentimenti esplorati. Insomma, ciò che dovrebbe fare una grande serie, aver capacità di rigenerarsi nei propri pregi.

Invece, i due nuovi episodi di Gomorra hanno dimostrato che la serie tiene molto, forse fin troppo, più di quanto fosse lecito attendersi, al suo status quo. Me lo aspettavo da Suburra, perché lo fa ripetutamente, e quasi sempre male. Non me lo aspetto da una serie scritta bene, girata bene, pensata bene come Gomorra. Il dispiacere è quindi maggiore.

In due puntate nelle quali i personaggi hanno tanti dubbi, e in base a questi, senza avere la certezza di poterli risolvere, devono prendere delle scelte spesso istintive, dettate dall’orgoglio e dalla necessità di sopravvivenza, sembra di vedere gli autori stessi allo specchio, persi tra i loro dubbi su come andare avanti e le scelte da fare per soddisfare un pubblico ancora affamato.

Una stagione iniziata benissimo, con la capacità di esplorare nuove strade, sta finendo nell’ovvio più scontato. Le risoluzioni narrative, che in una serie crime inevitabilmente sono guerra tra bande e omicidi, sono diventate prevedibilissime, meccaniche, stantie. Ormai in ogni puntata vediamo personaggi che fanno il doppiogioco e alla fine muoiono perché anticipati nei loro piani. Non solo la prevedibilità ha tolto ogni pathos emotivo, ma la ripetitività del meccanismo ha cancellato l’intrattenimento.

E poi, naturalmente, non parliamo della scelta finale di Gennaro, che grida al fan service più estremo.

Uno dei temi della serie, sicuramente, è la sua ciclicità maledetta. L’impossibilità di uscire da un mondo del quale i personaggi sono al tempo stesso creatori e vittime, è il punto cardine per comprendere i personaggi. E tale inevitabilità maledetta era stata incarnata benissimo dal percorso di Ciro nelle stagioni precedenti.

Dunque è giusto battere su questo tasto, essendo forse il tema portante di Gomorra: la serie. Ma un conto è declinarlo in differenti storie, un conto è usarlo per chiudersi a riccio nell’usato sicuro. Gennaro che, dopo un’intera stagione nella quale si allontana, di disinteressa, delega, decide di tornare per fare la guerra, è quasi una barzelletta.

La sua storyline era, paradossalmente per una serie crime, la più interessante e potenzialmente dirompente finora. Mostrare come la criminalità poteva radici in altre settori della vita pubblica, nell’economia e nell’imprenditoria, in Italia come all’estero, era il modo più affascinante per evolvere Gomorra, e far comprendere anche l’essenza del romanzo di Roberto Saviano da cui tutto nasce.

Riportare invece, adesso, la sua storia e il suo percorso nelle strade di Secondigliano, pistola in mano e sul motorino senza casco, è una diminutio infinita. Un assist al fan che vuole sparatorie ogni puntata, certo, e una chiusura creativa che banalizza tutto quanto fatto finora.

Mancano due episodi alla fine della stagione, ora. Vi aspettate davvero grandi sorprese?

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Emanuele D’Aniello

Emanuele DAniello
Malato di cinema, divoratore di serie tv, aspirante critico cinematografico.

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