Gioia e sofferenza: con “Game of Thrones” abbiamo imparato ad amare

game of thrones 8 uscita

In partenza l’ottava e ultima stagione di Game Of Thrones. Da più di un anno ci prepariamo a un finale sconvolgente. Come staremo alla fine di tutto?

Quello che è successo con Game of Thrones non è qualcosa che accade spesso nel mondo delle serie tv. Nonostante questa sia la forma d’intrattenimento più diffusa al giorno d’oggi e nonostante il binge watching sia ormai una consuetudine, lo show tratto dai libri di G.R.R.Martin rimane un caso speciale. Dalla prima messa in onda (nell’ormai lontano 2011) ad oggi la serie ha continuato ad acquisire consensi, conquistando migliaia di nuovi spettatori. I fan del Trono di Spade hanno imparato a temere gli spoiler più di qualsiasi altra cosa, a costruire teorie basandosi in parte sui libri delle Cronache del ghiaccio e del fuoco, in parte sulla visione della serie. Hanno imparato i nomi di decine e decine di casate, insieme ai loro sigilli e ai loro motti. Hanno imparato ad apprezzare anche i personaggi più odiosi, qualche volta per la bravura dell’attore che li interpreta, altre volte per il loro lato umano.

Ma soprattutto, hanno imparato a soffrire.

Non c’è nulla da fare: se ami Game of Thrones, sai che come qualsiasi grande amore, ti dà tanto, ma non sempre la relazione è semplice. Ci si può sentire traditi, delusi e in alcuni attimi si può pensare anche di farla finita. Ormai gli appassionati dello show si aspettano di tutto e, nonostante questo, rimangono spesso scioccati da ciò che vedono. Solitamente, le seconde e le penultime puntate di ciascuna stagione hanno sconvolto gli equilibri della storia e messo a dura prova l’emotività degli spettatori.

Game of Thrones 7×06, la notte è oscura e piena di terrori

Ho seguito la serie in diretta, rivedendo diverse volte le singole stagioni. Ho ricominciato a vedere tutta la saga (per l’ennesima volta) il 6 febbraio.

Avevo letto che se avessi guardato un episodio al giorno a partire da quella data, avrei finito in tempo per la stagione finale. Ho resistito per una settimana. Poi, mi sono lasciata catturare dagli intrighi e dalle passioni di Westeros ed Essos, divorando tutte le puntate, concludendo quasi con un mese d’anticipo. Pensavo che dopo tanti anni e trattandosi di una “seconda” visione, sarei stata immune ai continui attentati emotivi dello show. Non è stato così, anzi. Sapere, rendeva il tutto più amaro. Game of Thrones sa giocare molto bene con il lato emotivo dello spettatore. Alle volte ti fa star bene, ti elettrizza, ti carica e altre volte ti mette in ansia, ti rattrista. Siamo abituati a storie dove ognuno ha il suo preciso ruolo narrativo. Nello show della HBO, questi ruoli sono stati chiariti solo nell’ultima stagione.

Ma allora cos’è che ci tiene così tanto legati a Game of Thrones?

Come tutte le grandi opere d’arte, è difficile individuare un’unica caratteristica che la renda ciò che è. Partiamo dal genere, ovvero il fantasy. Molte persone dichiarano di non amare le storie fantastiche perché poco attinenti con la realtà. Non sono mai stata d’accordo con quest’affermazione, anzi, ho sempre trovato questo tipo di libri/film/serie tv molto utili per capire meglio alcuni aspetti del mondo che viviamo. D’altra parte, le più antiche forme della narrazione sono i miti e le fiabe e tutte prevedono degli elementi sovrannaturali che fossero dei, oggetti magici o creature immaginarie. Questo perché l’uomo ha sempre avuto bisogno di spiegazioni razionali al caos della vita. Le storie hanno sempre rappresentato un tentativo di mettere ordine e, soprattutto, di dare un significato all’esistenza. I decadentisti ritenevano che la realtà fosse un tempio di cui il poeta decifra i simboli, rivelandoli al mondo grazie alle sue parole che fungono da vera e propria “formula magica”. Se guardiamo la realtà andando oltre la superficie, non possiamo fare a meno di avvertire l’energia vitale del mondo. Nel fantasy, questa energia si concretizza.

Game of Thrones, come tanti altri fantasy, ha tra i suoi temi chiave la lotta tra il bene e il male. Quest’ultimo è ovviamente un’allegoria di tutte le difficoltà che ognuno di noi deve affrontare nel corso dell’esistenza. Gli antagonisti delle storie sono i problemi che devono essere superati per raggiungere il proprio oggetto del desiderio, il proprio happy ending. Nella storia di Martin, il nemico ultimo da sconfiggere è l’esercito dei non morti. Cosa c’è di più letterale e allo stesso tempo più metaforico di questo? La paura della morte, la grande nemica del genere umano, esorcizzata attraverso la speranza di poter sconfiggere il Night King.

Eppure, se guardiamo soprattutto le prime stagioni, Game of Thrones non sembra un fantasy e il “nemico” cambia a seconda dei punti di vista. Per molti spettatori neanche si può parlare di antagonisti e protagonisti.

Sembra infatti di stare all’interno di un racconto storico ambientato nel Medioevo. Gli intrighi politici per ottenere il potere, i contrasti tra le famiglie, la differenza di classe sociale, il rapporto complesso tra uomini e donne, lo scontro tra lo stato e la religione sono tutte tematiche che possiamo trovare in qualsiasi serie tv ambientata ai giorni nostri. E il tutto viene raccontato nella maniera giusta, creando suspence, colpi di scena, finali inaspettati. C’è tanta verità in Game of Thrones. Questo perché protagonisti assoluti sono esseri umani diversi, ma tutti animati da passioni in cui è facile riconoscersi. I personaggi della serie sono tantissimi, ma ognuno ha la possibilità di mostrarsi al pubblico a tutto tondo, pregi e difetti. E anche chi si è macchiato dei peggiori delitti riesce ad essere capito, se non anche ammirato. Ogni personaggio ha il suo percorso, ognuno con un significato diverso per lo spettatore.

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Mi sono divertita un po’ a giocare con cofanetti e spada…

Game of Thrones potrebbe sembrare una serie al maschile.

Si parla di potere e di guerra, argomenti che solitamente si associano all’uomo. All’inizio della storia, sul trono di spade siede un uomo, il suo primo cavaliere è un uomo, l’altro pretendente al trono è un uomo. Le donne sono trattate come oggetti a disposizione delle famiglie per stringere alleanze. La loro occupazione principale è il mantenimento della famiglia. Sette stagioni dopo, la situazione è del tutto opposta: sul trono di spade siede una donna, l’altra pretendente al trono è una donna e tra i guerrieri più potenti ci sono delle donne, Lyanna Mormont fa più paura di tutto l’esercito dei White Walkers. Tutti i personaggi femminili dello show acquisiscono consapevolezza della loro forza, iniziano a credere in loro stesse e finiscono per rivendicare il loro giusto posto nel mondo.

Potrei aggiungere tanto altro. E molto probabilmente, un altro fan della saga potrebbe darvi altre motivazioni.

Rimane il fatto che Game of Thrones è uno dei migliori prodotti televisivi che siano mai stati realizzati. Ora che si avvia alla conclusione, non possiamo fare a meno di provare tantissime emozioni, anche contrastanti. All’euforia e alla curiosità si uniscono l’ansia per l’imprevedibilità a cui la serie ci ha abituato e, ovviamente, la nostalgia di sapere che siamo veramente arrivati alla fine della storia.

Federica Crisci

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