Better Call Saul 4×10, il vincitore prende tutto

Better Call Saul 4x10

Questa fascinazione e riscoperta negli ultimi anni degli ABBA ha indubbiamente qualcosa di misterioso e quasi patologico. Ma c’è da ammettere che le parole di The Winner Takes It All sembrano scritte proprio per questo finale di stagione di Better Call Saul.

Tra i concetti di vincitore, perdente, e soprattutto non giocare secondo le regole, più che una canzone sembra la sceneggiatura della stagione. Possiamo dire allora che gli ABBA hanno contribuito a scrivere una delle migliori puntate nella storia di questa serie? La risposta è affermativa, anche se fino ad un certo punto non credevo fosse così buona. Ero completamente rapito dalla visione, ma in me c’era un pizzico di delusione: Better Call Saul ha spessissimo raccontato due storie separate in una, quella morale di Jimmy e quella adrenalinica di Gus e Mike, ma mai come questa volte parevano separate, parevano due show completamente diversi.

Poi però, per prendere in presto ancora una canzona  dagli ABBA, la puntata stessa mi ha detto Take A Chance On Me: io l’ho fatto, mi sono fidato, e sono arrivati un paio di momenti che hanno collegato tutto.

Il primo, è il monologo di Jimmy davanti alla ragazzina che non ha ottenuto la borsa di studio. Il secondo, è Mike che ricorda a Werner, realizzandolo insieme a lui, come le seconde chance in realtà non esistono, e quando si fa qualcosa di sbagliato poi la macchia rimane per sempre. Si può lavare, certo, ma l’alone rimarrà sempre.

I quei momenti, le strade emotive dei due personaggi incrociano definitivamente. La puntata prende una forma emotiva e tematica univoca, e soprattutto il Better Call Saul che conoscevamo, in un certo senso, finisce.

Mike diventa ufficialmente un assassino, il fixer al soldo di Gus che abbiamo conosciuto in Breaking Bad. In queste quattro stagioni si è sporcato le mani con l’illegalità tante volte, ma sempre in maniera giustificabile o ingegnosa. Lo abbiamo visto, meticoloso e calmo come sempre, diventare il maestro delle soluzioni alternative: c’è sempre un piano, sempre un modo per fare una cosa nel modo meno drastico ma più efficace possibile.

Ora invece abbiamo davanti il Mike che deve uccidere a sangue freddo, e lo fa. L’uomo che lega il proprio destino a quello del Cartello, indissolubilmente. L’uomo che accetta ordini, e soprattutto abbandona le mezze misure e non potrò più predicarle, più tornare indietro.

Jimmy diventa ufficialmente Saul Goodman. Arriveranno le camice colorate e gli spot tv esuberanti, ma la mentalità è già arrivata. Che la morte di Chuck, e le sue conseguenze, lo avessero portato verso la strada del cinismo, lo sapevamo. Ma mai come ora l’aridità e la prontezza a tutto per raggiungere uno scopo hanno cancellato il Jimmy a cui ci siamo affezionati.

I due grandi monologhi che ha nella puntata, oltre ad essere uno showcase meraviglioso per l’interpretazione di Bob Odenkirk, sono il manifesto ideologico del suo nuovo/vecchio Saul. L’amoralità che nasce non per cattiveria, ma per un profondo risentimento. Profondo e totale, poiché rivolto verso la società e verso le persone. L’arrivismo verso la professione di avvocato che tanto vuole riconquistare, diventata ancora di più un mezzo e basta. Il cieco rifiuto per i sentimenti passati: quando promette a Chuck che farà di tutto per realizzare ciò che si aspettava, sa benissimo di dire la verità, perché Chuck si aspettava il peggio dal fratello, e Saul Goodman sarà proprio tutto ciò che Chuck avrebbe detestato. In tutto ciò, non accorgendosi di alienarsi definitivamente Kim, perché Saul è tale solo quando è pieno di se stesso.

La quarta stagione di Better Call Saul si chiude con un grandissimo episodio, in modo molto soddisfacente ma doloroso. Abbandoniamo un mondo illusorio ed entriamo in un’era più spietata. La fine di Better Call Saul, in tutti i sensi, è davvero vicina.

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Emanuele D’Aniello

Better Call Saul 4×07/4×08, facciamolo di nuovo

Malato di cinema, divoratore di serie tv, aspirante critico cinematografico.

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