Better Call Saul 4×07/4×08, facciamolo di nuovo

Better Call Saul 4x08

Questo è il Kim show, chiaramente.

Non solo perché queste due puntate, assolutamente legate, quasi come parte 1 e parte 2, la vedono protagonista. Ma soprattutto perché, se c’è una colonna portante della serie, quella è proprio Kim. Molto più di Jimmy, molto più di Mike, molto più dei sotterfugi o delle sparatorie legate al Cartello. Non è solo una colonna morale – e su questo aspetto ci arriviamo a breve – ma è anche il personaggio più interessante.

Se non ci credete, riflettete ancora, e arrivate ad un punto semplicissimo: non sappiamo la sua destinazione. Essendo questa serie un prequel, sappiamo cosa accadrà a Jimmy, cosa a Mike, cosa a Gus, e tante altre piccole comparse che ogni tanto fanno capolino. Anzi, riusciamo talvolta addirittura a prevedere e decostruire le situazione di Better Call Saul proprio in base a cosa è accaduto in Breaking Bad. Con Kim, invece, questo gioco non vale. Lei non è mai apparsa e nemmeno mai stata menzionata in Breaking Bad. Ciò rende non solo la sua evoluzione assolutamente imprevedibile, ma soprattutto così dannatamente interessante da seguire. In poche parole, è l’elemento sorpresa narrativo sul quale gli autori hanno costruito un approfondimento emotivo enorme.

In questi due episodi c’è tutta Kim. Quello che è, quello che potrebbe diventare, quello che ci sorprende continuamente.

C’è l’avvocato tutto d’un pezzo, che solo in base al lavoro, alla determinazione e alla passione riesce a raggiungere i migliori risultati. Ma proprio in base a quella passione, e all’ambizione che ne deriva, si fa coinvolgere in qualcosa di poco lineare. E lei da sola, senza alcun imput da Jimmy, mette in moto qualcosa di poco legale per vincere un caso, spinta sempre avanti dall’orgoglio più che dalla semplice volontà. Una Kim che si fa trascinare letteralmente dall’adrenalina, che trova il successo persino erotico, e si lascia ingabbiare dal piacere del pericolo fino a volerlo rifare.

Indiretto, c’è anche lo zampino di Jimmy, ovviamente. Fa pochissimo, ma la sua presenza è sufficiente a trascinare Kim nel suo mondo. Da sempre Better Call Saul è una serie che ci mostra i condizionamenti di ciò che abbiamo attorno e il peso delle scelte che, di conseguenza, facciamo. Kim sta diventando Jimmy/Saul, quello che non voleva. Nacho sta diventando come Hector, quello che odiava. Werner si lascia andare più dei suoi operai sottoposto, quelli che doveva controllare.

Non c’è scampo in questo fittizio universo del New Mexico. E, paradossalmente, il sentimento nello scoprire il destino di Kim è più forte di quello di Jimmy. In quest’ultimo caso, infatti, come detto più volte il dispiacere di ritrovare finalmente Saul Goodman è mischiato all’eccitazione. Seguendo invece la parabola di Kim ci siamo appassionati di lei e intrigati con lei, seguendo il tutto con quel retrogusto amaro della convinzione che qualcosa di brutto per non averla mai vista in Breaking Bad le capiterà. E sarà anche colpa di Jimmy, probabilmente. E sarà un momento potentissimo che, inesorabilmente, è sempre più vicino.

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Emanuele D’Aniello

Malato di cinema, divoratore di serie tv, aspirante critico cinematografico.

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