Attila tra Roma città aperta e “Buongiorno Principessa” al Teatro alla Scala

teatro scala milano - attila verdi

Uno spettacolare Attila “al cinema” ha aperto ieri la stagione lirico-sinfonica 2018/2019 del Teatro alla Scala con la direzione di Riccardo Chailly e la regia di Davide Livermore

Attila di Giuseppe Verdi è un vero e proprio capolavoro. La musica di questo giovane all’epoca solamente trentatreenne è cupa, drammatica e fosca. L’opera, su libretto di Temistocle Solera con modifiche di Francesco Maria Piave (le cui modifiche indispettirono il Solera, tanto da decidere di non collaborare più con Verdi) basato sul dramma Attila, König der Hunnen di Zacharias Werner, andò in scena per la prima volta nel 1846 al Teatro la Fenice di Venezia.

L’opera, scritta durante il periodo famoso dei cosiddetti “anni di galera” di Giuseppe Verdi, è una delizia che può stare allo stesso livello dei grandi e più blasonati capolavori verdiani.

La devastazione atroce

Nel V secolo d.C., gli Unni stanno devastando Aquileia. Entra Attila, il loro capo, il quale rimane affascinato da Odabella, una donna dal carattere forte e guerriero. La ragazza vuole vendicare suo padre, Signore di Aquileia, ucciso da Attila. Attila le ordina di rimanere nel campo. In quel momento arriva Ezio, generale romano, il quale propone ad Attila di cedergli l’Impero d’Oriente e d’Occidente in cambio del suo dominio sull’Italia; patto che Attila rifiuta.

Intanto, nelle montagne, si prepara la rivolta contro gli Unni. A capitanarla è Foresto, compagno di Odabella, il quale sogna di salvare la patria e la sua donna. Egli è, dall’altro lato, amareggiato dal comportamento di Odabella, pensando che la ragazza lo sta tradendo. Durante un duetto, Odabella gli afferma che l’unico suo scopo è quello di vendicare il padre. Nel frattempo Attila è scosso, turbato. Durante un sogno ha avuto la visione di un vecchio, il quale gli ha intimato di stare lontano da Roma. Di lì a poco arriverà il corteo con Papa Leone I Magno che gli impone di fermarsi e salvare Roma. La profezia si è avverata.

La morte si avvicina

Ezio, saputo che l’imperatore Valentiniano vuole imporre una tregua con gli Unni, decide di accettare il patto di alleanza con Foresto. Lo scopo è uccidere Attila. Il piano si dovrà compiere, quando, durante un banchetto con i Romani, Attila dovrà morire bevendo una bevanda avvelenata preparata da Foresto. Egli avvisa Odabella del piano. La ragazza, per ottenere la sua vendetta personale, avvisa Attila del tranello e gli chiede di salvare Foresto ma, in cambio, ella dovrà sposarlo.

Foresto è deluso dal comportamento di Odabella. Il ragazzo viene a sapere da Uldino, fido collaboratore di Attila, che i Romani sono nel campo pronti ad uccidere Attila. In quel momento arrivano Ezio ed Odabella, la quale viene ripudiata dal suo amato. Attila, entrando, scopre di essere stato ingannato e ricorda i favori fatti: la salvazione della città di Roma, la vita di Foresto ed il trono per Odabella. Durante l’invasione dei Romani, Odabella uccide Attila con la sua spada. La vendetta è compiuta.

Una grande esecuzione

Il 07 dicembre è una data che tutti i melomani amano e tutti quanti noi, ieri sera, eravamo collegati su Raiuno per la diretta televisiva.  L’opera è perfetta per un’inaugurazione importante come quella scaligera. La produzione odierna, in scena dal 07 dicembre 2018 all’11 gennaio 2019 al Teatro alla Scala di Milano, è gloriosa per tanti motivi.

Protagonista assoluto è stato Ildar Abdrazakov, basso russo dalla voce magnifica. Presenza scenica notevole, notevole senso del fraseggio e attore di eccezionale capacità, è stato un Attila perfetto. A lui è stata tributata un’ovazione assoluta dopo la cabaletta Oltre quel limite.

https://www.youtube.com/watch?v=64hPiD2h1UA

Odabella era la soprano spagnola Saioa Hernández, debuttante assoluta alla Scala. SI tratta di una ragazza con grande senso della recitazione e vocalità notevolissima, seppur gli acuti delle volte erano un po’ aspri (dobbiamo immaginare l’emozione di un debutto così importante).

Ezio era il baritono romeno George Petean. Una voce calda, limpida, estesa (eccezion fatta per un brutto si bemolle acuto lanciato alla fine della cabaletta È gettata la mia sorte), e morbida. Si tratta di qualità che io già notai quando lo ascoltai dal vivo nel Simon Boccanegra al Teatro dell’Opera di Roma nel 2012.

Una novità

Una punta di delusione è stato Fabio Sartori come Foresto. Su di lui erano puntate molte attenzioni, in quanto il maestro Riccardo Chailly ha deciso di eseguire l’aria Oh dolore al posto della più celebre Che non avrebbe il misero, un’aria del III atto. L’aria sostitutiva è stata composta da Giuseppe Verdi per una ripresa dell’opera al Teatro alla Scala nel 1846 per Napoleone Moriani, il cosiddetto “tenore dalla bella morte” e, fino ad oggi, mai più eseguita dal vivo. Si tratta di un brano molto suggestivo ed elegante. La voce di Fabio Sartori è imponente ed adatta al ruolo (eccezion fatta per qualche difficoltà nella cabaletta Cara patria). Il problema di questo tenore, già sottolineato nella recensione dei Pagliacci all’Opera di Roma, è la mancanza di una grande personalità d’interprete.

Last but not least i grandiosi Orchestra e Coro del Teatro alla Scala guidati dal loro direttore stabile Riccardo Chailly. Una direzione che ha messo in luce l’aspetto cupo di quest’opera ma sempre “cantando con i cantanti“, cioè creando l’atmosfera giusta. Se proprio dovessi un appunto, gradirei un azzardo maggiore da parte di questo direttore. Il suo calibrare tutto con il bilancino rischia delle volte di togliere un poco di naturalezza all’esecuzione. Ma è un piccolo neo.

Ciak

La perla fulgida della serata è stata la messinscena di Davide Livermore, regista di un allestimento del Barbiere di Siviglia all’Opera di Roma pazzo e visionario. Livermore ha spostato l’azione durante l’occupazione nazista. Attila è un soldato tedesco che invade il suolo friulano. Nella sua visione pazza e geniale, il regista ha inserito elementi che ricordavano i grandi capolavori del cinema neorealista come la fucilazione iniziale che ricordava la celebre scena di Anna Magnani in Roma città aperta. Le stesse atmosfere che abbiano vissuto con La Vita è Bella. Ma la storia era quella descritta da Giuseppe Verdi.

I costumi di Gianluca Falaschi, le scene di Giò Forma, le luci di Antonio Castro ed i video di D-wok hanno contribuito a creare l’aspetto visionario voluto dalla regia.. Nella scena dell’apparizione di Papa Leone Magno è stato ricostruito, con una cura ossessiva dei costumi, delle pose e dei fondali in 3D, l’affresco con L’Incontro di Leone Magno ed Attila dipinto da Raffaello Sanzio nella Stanza di Eliodoro nei Palazzi Vaticani. I video riprodotti sui fondali raccontavano la storiacome  il volto di una ragazza disperata per un probabile assassinio e l’uccisione del padre di Odabella (effetto quest’ultimo, ad essere onesti leggermente ingenuo) e la scenografia ricostruiva perfettamente anche i mosaici della Basilica di Santa Maria Assunta di Aquileia. Il tutto senza mai dimenticare la cura per la recitazione, conditio sine qua non per la riuscita di uno spettacolo

Per amore dell’onestà, oltre al video dell’uccisione del padre, è stata poco credibile la morte di Attila, con la giugulare tagliata da Odabella quando doveva ancora cantare le ultime frasi.

Il teatro è teatro

Ma è stato un grande spettacolo, perché, non dimentichiamoci, l’opera è teatro ed il teatro è spettacolo.

 

teatro scala milano - attila verdi

 

Alla fine ovazioni con quindici minuti di applausi e applausi interminabili all’inizio per il Presidente Sergio Mattarella, presente in sala, con il pubblico in festa che canta Fratelli d’Italia.

Marco Rossi

@marco_rossi

(Foto di Marco Brescia e Rudy Amisano -Pagina Facebook Teatro alla Scala)

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