Il pazzo e sconvolgente Barbiere di Siviglia di Davide Livermore

Il Barbiere di Siviglia livermore

Per il 200° anniversario del Barbiere di Siviglia, il Teatro dell’Opera di Roma ha commissionato un nuovo allestimento del capolavoro rossiniano a Davide Livermore. L’esito alla prima è stato disastroso.

Incollato allo schermo per la prima del Barbiere di Siviglia l’11 febbraio, sembrava di rivivere il celebre fiasco che questo capolavoro subì durante la sua prima assoluta il 20 febbraio 1816 al Teatro Argentina di Roma, dove è ritornata in scena qualche mese fa. Da allora si è imposto invece come uno dei capolavori assoluti della storia del teatro musicale. L’allestimento con il quale il Teatro dell’Opera di Roma intende celebrarne il 200°anniversario porta la regia di Davide Livermore. Un allestimento dissacrante ed assolutamente particolare, che alla prima ha causato una vera e propria catastrofe.


Ma uno spettacolo si deve giudicare solo dalla visione diretta, ed è con queste premesse che mi sono recato in teatro con ancora più interesse domenica
14 febbraio. Lo spettacolo di Davide Livermore, a mio avviso, rende moltissimo l’aspetto folle contenuto nella musica di Gioachino Rossini. Una scenografia vivissima ed estremamente sofisticata creata con belle proiezioni video di D-Wok che trasportavano la storia attraverso vari secoli dal 1789 fino ad oggi, puntando l’attenzione sul pericolo delle tirannidi che ci hanno governato e continuano a governarci (ecco apparire Robespierre, Stalin, Mussolini, Hitler e tanti altri personaggi simili con le teste mozzate, fino ad arrivare alla tirannide più pericolosa attualmente: la televisione); questo perché Don Bartolo, lo spasimante di Rosina, è un vero tiranno, seppur buffo, che la vuole legata a sé. 


Le belle scenografie e luci dello stesso Livermore, gli interessanti costumi di Gianluca Falaschi, i mirabili effetti magici di Alexander e le simpatiche illustrazioni di Francesco Calcagnini creano un’atmosfera cupa e tetra in un misto tra Tim Burton ed i film della Famiglia Addams, ma ricca di fantasia, con tanto di balletti di corpi con teste mozzate ed un topo che ogni tanto faceva capolino. Livermore non si dimentica che siamo davanti ad un’opera buffa e le gag sono assicurate. Figaro, il bravissimo baritono sud-coreano Julian Kim dalla splendida voce, è una sorta di artista circense, l’elegantissimo Conte d’Almaviva di Mert Süngü è estremamente vivace con una voce molto presente in teatro. Vivacità che nel carattere ha anche Teresa Iervolino come Rosina (ma la sua voce è decisamente troppo scura) ed anche Omar Montanari come Don Bartolo, truccato come una sorta di Zio Fester su di una sedia a rotelle. Male vocalmente e scenicamente il Don Basilio di Mikhail Korobeinikov e l’Ufficiale di Fabio Tinalli, mentre sono estremamente gioviali la Berta di Eleonora de la Peña e l’Ambrogio di Sax Nicosia. Sopra di tutti vegliava un orso.

 

Purtroppo la brillantezza non si è percepita nella direzione di Donato Renzetti, né nell’esecuzione dell’Orchestra e del Coro del Teatro dell’Opera di Roma.
Per concludere direi che è uno spettacolo che sicuramente visto in TV non rende e che sicuramente spiazza i puristi della tradizione, ma vi è assicuro che in teatro è frizzante e divertente.

Marco Rossi

Crediti Fotografici

© Yasuko Kageyama/TOR
(Per dovere di cronaca, si deve precisare che la foto non ritrae gli artisti della recita del 14 febbraio alla quale abbiamo assistito, bensì quelli della sopracitata prima).

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