Sanremo 2021: la terza serata tra cover belle e distrutte

Sanremo 2021 Terza Serata Cover

A Sanremo 2021 la terza serata è stata dedicata alle cover, che alcuni artisti hanno cantato in duetto e altri da soli.

Anche in questa edizione unica di Sanremo 2021, la terza serata è stata dedicata alle cover. La serata è proceduta più velocemente rispetto alle due precedenti, con tutti gli artisti in gara, ad eccezione dei giovani, chiaramente.

La co-conduttrice/valletta della serata, Vittoria Ceretti, non ha brillato come Elodie e Matilda De Angelis, anzi, è stata quasi messa totalmente in ombra da Elodie. Almeno non è stato un disastro totale, come altre modelle in passato, ed è stata seria nel suo ruolo e molto raffinata.

I super ospiti sono stati i Negramaro. Hanno cantato facendo emozionare sia il pubblico da casa sia gli speaker di Radio2 “nell’acquario” in platea.

La serata è stata molto diversa rispetto a quella dell’anno scorso, sicuramente più piatta e con molti meno interventi, eccezione fatta per il quadro della serata di Achille Lauro. Quanto meno, visti i tempi stretti per i 26 artisti in gara, è proseguita più velocemente delle due sere precedenti.

La prima ad esibirsi nella serata dei duetti è stata Noemi con Neffa, in “Prima di andare via”. Le loro voci si fondevano benissimo, peccato che siano stati i primi a sperimentare i problemi tecnici dell’audio. Le loro labbra si muovevano in sincronia, ma l’audio dal microfono di Noemi usciva con qualche secondo di ritardo.

Francesco Renga ha portato un brano di Ornella Vanoni, accompagnato da Casadilego, fresca di vittoria a X-Factor. La loro cover non è stata nulla di particolare: Renga ha fatto suo il brano, ma copriva troppo la sua accompagnatrice. Casadilego si sentiva a fatica, per quanto cantava piano o era acuta. Il mix di voci non era calibrato bene.

Fulminacci ha cantato “Positivo” di Jovanotti, affiancato dalla tromba di Roy Paci e dall’ironia di Valerio Lundini. Nel complesso una buona esibizione, divertente.

Gli Extraliscio ft Davide Toffolo hanno portato il medley di Rosamunda ed hanno scatenato il palco con una polka divertentissima e movimentatissima. Sembravano quegli zii che animano le riunioni di famiglia!

Dopo di loro è salito sul palco Fasma con Nesli per cantare la sua bellissima “La fine”, canzone cantata anche da Tiziano Ferro qualche anno fa. Il microfono di Fasma non funzionava e hanno dovuto ripetere la performance.

Chi avrebbe immaginato che quel microfono ci stava salvando da un’atrocità?

Fasma ha sottolineato di essere fuori posto a Sanremo in maniera decisiva quando ha cantato “La fine” con l’autotune, addirittura nelle parti sussurrate!
In una parola: cringe.

È ironico che quando Battisti andò a Sanremo gli si rinfacciasse che non sapesse cantare, perché in questo Festival sono state proprio le sue canzoni a mostrare chi sapesse cantare e chi no. Infatti sia Bugo sia Coma_Cose hanno cantato una canzone di Lucio Battisti e tutti e tre hanno cantato malissimo e hanno rovinato le cover. Nulla avrebbero potuto fare gli artisti che stavano con loro sul palco, per aiutarli. Due esibizioni tremende a livello canoro, eccezion fatta per il buon Riccardo Zanotti dei Pinguini Tattici Nucleari.

Francesca Michielin e Fedez si sono esibiti in un medley che, come un’altalena, si spostava da una canzone all’altra e ha sorpreso tutti. Fun fact: hanno cantato “Felicità” a parti invertite. Michielin cantava Albano e Fedez la parte di Romina Power.

Il gesto di Francesca Michielin di regalare il suo mazzo di fiori a Fedez ha riscosso enorme successo e approvazione da parte di moltissime persone. Del resto è già da qualche anno che si dice di regalare i fiori anche agli uomini, per parità.

E poi, a chi non piacere ricevere i fiori?

Anche per la cover di Irama si è dovuti ricorrere al video delle prove generali. Il brano cantato è Cyrano di Guccini e con la sua esibizione ha rinfrescato il brano.

I Maneskin hanno suonato e riarrangiato “Amandoti”, dei CCCP, con Manuel Agnelli, che è stato un ottimo sostegno vocale per Damiano. Insieme hanno incendiato il Festival.

Willie Peyote ha cantato Giudizi Universali con Samuele Bersani. Gli siamo immensamente grati per aver portato sul palco Bersani e per aver interpretato il brano con rispetto e serietà.

Orietta Berti e Le Deve sul palco hanno cantato “Io che amo solo te”. Ovviamente la Berti è stata perfetta vocalmente, come anche il quartetto di voci femminili che l’ha accompagnata.
Stessa cosa per Arisa e Michele Bravi, con “Quando” di Pino Daniele, e Annalisa, insieme a Federico Poggipollini, con una canzone di Ornella Vanoni.

Nessuno di loro, però, è riuscito ad emozionarmi.

Gio Evan ha portato una cover accompagnato da quattro cantanti di The Voice Senior, peccato solo che quasi non è sembrato che avesse cantato.

Madame si è cimentata da sola in “Prisencolinensinainciusol” e con la coreografia ci ha fatto capire l’utilità dei banchi con le rotelle. La sua è stata un’esibizione molto audace per una ragazza di 18 anni ed è stata anche bella.

Il palco ha preso nuovamente vita con La rappresentante di Lista che ha cantato “Splendido splendente”. A metà esibizione si è unita Donatella Rettore. Ancora una volta hanno fatto vedere il loro talento sul palco.

Random, seppur affiancato dai The Kolors, non è stato così impattante e interessante. Tuttavia ho apprezzato che non abbia approfittato dell’autotune per sostenere la sua voce.

Malika Ayane è stata brava ed elegante come sempre, eppure mi aspettavo di più da lei.

Ghemon ha eseguito un medley con i Neri per caso. Ogni passaggio tra una canzone e l’altra è stato costruito alla perfezione, mentre la voce di Ghemon, dal timbro inconfondibile, si è fuso bene con quella del gruppo canoro. Nulla da dire, se non che è stata un’esibizione bella, armoniosa e in stile black.

Max Gazzè insieme a Daniele Silvestri, ha cantato “Del mondo”, in una cover davvero bellissima e nelle loro corde.

Aiello ha fatto una cover di “Gianna” di Rino Gaetano, che non è stata né bella né brutta. Solo qualcosa di cui si poteva fare a meno.

Colapesce e Dimartino hanno cantato “Povera patria” di Battiato, loro conterraneo, e l’hanno fatto col rispetto che si deve ad un’artista così grande e cantando in maniera pulita.

Gaia è stata tra i più bravi, sia per l’interpretazione sia per essersi fatta accompagnare da un’artista bravissima come Lous and the Yakuza. Davvero molto brave e delicate!

Ermal Meta ha portato “Caruso” di Lucio Dalla e sul palco ha portato con sé la Napoli Mandolin Orchestra, peccato che non si sentissero molto.

Forse sarebbe stato meglio dare più spazio ai mandolini all’interno dell’esibizione.

La pronuncia della canzone era sbagliata e inascoltabile. Semplicemente, se non si è napoletani o se non si parla bene il napoletano, non si canta Caruso!
L’errore grave degli accenti e della pronuncia, ripetuto per tutta la canzone, è perdonabile ad un artista giovane, ancora un po’ inesperto e forse un po’ incosciente. Ad un artista con l’esperienza di Ermal Meta, no.

Lo Stato Sociale si sono esibiti con i lavoratori dello spettacolo. Sono stati gli unici a portare sul palco la realtà che il settore dello spettacolo vive da un anno. A fine esibizione la pelle era percorsa dai brividi.
Peccato che siano stati inseriti in scaletta molto tardi, e hanno suonato all’una di notte, perché avrebbero dovuto suonare in un orario più adatto per far arrivare il loro messaggio a tutti.

La serata delle cover è stata vinta da Ermal Meta, votato dall’orchestra. Ha fatto un buon lavoro con arrangiamento e il resto, tuttavia penso che il primo posto lo meritavano altri artisti.

Ambra Martino

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