“La biblioteca di mezzanotte”. Tu quale vita sceglieresti?

la-biblioteca-di-mezzanotte-recensione

L’ho adocchiato mentre lo stava leggendo mia sorella al mare. Ne ho letto la trama e ne sono rimasta incuriosita. E così è arrivata la proposta della lettura del mese dei Postumi Letterari: La biblioteca di mezzanotte di Matt Haig (edizioni e/o).

Descrivere con la solita metafora alcolica che tipo di lettura è stata quella del libro del giornalista inglese non è semplicissimo. Direi che è come un vino buono, dal gusto già provato. Ne ricordi il nome ma, allo stesso tempo, puoi sorseggiarne un bicchiere per tutta la serata e non avere voglia di prenderne un altro quando lo finisci. Perché il romanzo di Haig ha dei temi interessanti e una narrazione lineare, ma ci sono degli aspetti che stonano e che non rendono la storia avvincente.

La biblioteca di mezzanotte: trama

Il libro, narrato in terza persona, segue da vicino la vita (o forse dovremmo dire le vite) di Nora Seed, una trentenne di Bedford (Inghilterra) che all’inizio del romanzo decide di togliersi la vita. La ragazza, infatti, ha collezionato solo fallimenti: non è diventata una campionessa di nuoto come avrebbe voluto suo padre, né una rock-star come avrebbe desiderato suo fratello che per questo motivo non le parla più da tempo. Lavora in un negozio di musica, ma il proprietario la licenzia perché il suo aspetto rivela molto del suo stato d’animo. Nora non ha una relazione dopo aver abbandonato il suo compagno a pochi giorni dal matrimonio. Non ha neanche più amiche strette da quando Izzy se ne è andata in Australia e non si fa sentire spesso.

Completamente sola e priva di scopo, Nora non riesce a reggere il senso di disperazione alla notizia della morte del suo gatto Voltaire. Decide così di tentare il suicidio. A cavallo tra la vita e la morte, Nora arriva in una biblioteca dove Mrs Elm, la bibliotecaria che conosceva da studentessa, le rivela che i volumi contenuti sugli scaffali sono tante versioni alternative della sua vita generate a partire da scelte fatte in modo diverso. Nora ha la possibilità di provare tutte quelle che vuole e anche di rimanere in quella dove potrà sentirsi felice e appagata. Avrà così l’opportunità di cancellare i suoi rimpianti e di trovare la vita perfetta.

Depressione e solitudine

Il libro di Haig potrebbe essere l’ideale per chi sta attraversando un periodo difficile e ritiene che la propria vita non abbia nulla di positivo o di valore. L’intento dell’autore è quello di parlare di argomenti complessi e comuni – quali la depressione e gli stati d’ansia – attraverso la storia e le vite di Nora Seed.

La conclusione alla quali arriva (se non avete letto il libro e non volete SPOILER, saltate questo paragrafo e tornate a leggere quando lo avrete fatto) è piuttosto scontata – alcuni potrebbero definirla buonista, come ha detto la nostra direttora Alessia durante la live -. La vita che Nora vuole vivere è quella che ha tentato di lasciare. Matura questa decisione dopo essere stata tante versioni di lei diverse, dopo un incontro ravvicinato con un orso polare e soprattutto dopo aver vissuto la vita perfetta. Ogni esperienza la porta a riscoprire la voglia di vivere e le suggerisce che non servono grandi obiettivi o grandi relazioni per sentirsi felice di esistere. Capisce che ciò di cui ha bisogno è il potenziale ed esso è contenuto nella vita stessa.

La cura per chi non riesce a trovare motivi validi per esistere è cambiare il proprio sguardo. È quello che ha fatto lo stesso Matt Haig quando da giovane ha sofferto di depressione. Il suo modo di sopravvivere è stato cercare piccole cose della sua vita per cui essere grato. Lo ha raccontato in chiave autobiografica in un altro libro, Ragioni per continuare a vivere e lo ha fatto ora con il romanzo che abbiamo letto.

Certo, il tema non ha molto di originale. Tutti quelli che hanno affrontato un percorso di psicoterapia sanno che questa è la chiave per cambiare il modo in cui ci si sente. Il libro ha poco da aggiungere a chi già fatte sue queste consapevolezze. Tuttavia, può essere un buon monito e sarebbe molto d’aiuto ai ragazzi e alle ragazze digiuni di questi argomenti.

Vite alternative

L’aspetto più originale del libro è dato dalla scelta di far riabilitare la protagonista attraverso le sue vite parallele. Haig è bravo perché tenta di dare anche una spiegazione fisica del fenomeno spendendo delle righe per dirci che la biblioteca non è nient’altro che una proiezione mentale di Nora stessa per accedere poi al multiverso (no, Loki e la Marvel non c’entrano nulla).

Di vite ce ne vengono raccontate tante e ogni volta è divertente e interessante vedere come i vari pezzi dell’esistenza di Nora (ciò che le piace, i suoi amici, i familiari, gli amanti) si combinano in maniera spesso strana e imprevedibile. Anche qui, nulla di troppo originale, ma di certo ti dà modo di riflettere sulla grande domanda che tutti ci siamo fatti almeno una volta nella vita: “E se…”.

È bello pensare di poter essere tante cose diverse. È bello anche immaginare che esistano versioni della nostra esistenza in cui abbiamo altro, magari di più o magari di meno, e sapere che questo ci rende persone differenti. Perché, in fondo, ognuno di noi è molteplice. Non abbiamo una forma rigida, né possiamo definirci in maniera precisa e oggettiva. Siamo sempre in trasformazione e siamo infinite possibilità di essere. Il libro ce lo ricorda e questo è piacevole.

Il gioco di scacchi nella Biblioteca di mezzanotte

Nora ricorda la bibliotecaria Mrs Elm per le partite di scacchi che facevano a scuola. Capita più volte che Haig ci mostri le due intente a studiare le pedine mentre parlano della decisione di Nora su quale vita provare.

Questo rituale non è di certo casuale. Il gioco degli scacchi (come ci racconta la serie La regina di scacchi) è interamente basato sulla strategia. Ci vuole talento, sì, ma serve soprattutto testa. Quelle partite che giocano Nora e Mrs Elm non sono altro che metafore della vita stessa. Il talento è il potenziale di serenità e bellezza che ognuno di noi può trovare, le mosse sono le nostre scelte e la strategia è il modo in cui ci approcciamo all’esistenza.

Nora riesce a trovare la sua. Il suo esempio dovrebbe rendere la strada più semplice a tutti noi.

Una protagonista femminile e un autore maschile

Nora Seed è un personaggio che deve raccontarci uno stato d’animo. Di lei sappiamo tanto non solo perché ci viene presentata in tante esperienze di vita diverse, ma anche perché ci viene sempre dato accesso ai suoi pensieri e alle sue emozioni dalla voce del narratore. Un personaggio femminile credibile che, però, ha uno spessore limitato dallo scopo che serve. I suoi ragionamenti sono molto lineari (anche se può sembrare di no) e scontati. In definitiva, c’è una semplificazione del pensiero umano che un po’ dispiace in un libro così propenso a parlare di temi psicologici.

Ho trovato un po’ banale che la vita perfetta di Nora sia avere un marito e una figlia. Sì, c’è anche una brillante carriera universitaria e un cane, ma si tratta di una rappresentazione idilliaca e molto connotata a livello sociale che potrebbe creare un po’ di disagio in chi legge. È vero che poi il libro vira verso altro e ti fa capire che la vita perfetta non esiste e che bisogna fare il meglio con ciò che si ha… ma il sapore amaro in bocca un po’ resta e la domanda che risuona nella testa è sempre la stessa: basta solo avere una famiglia per essere felici?

Lo stile della Biblioteca di mezzanotte

A mio avviso, Haig usa una tecnica di scrittura molto cinematografica. Ci sono dei capitoli brevissimi, composti da qualche riga e basta, messi in snodi narrativi particolari che mi hanno ricordato gli stacchi in chiusura e poi in apertura delle scene dei film. Essi servono come raccordo tra due momenti diversi della narrazione, ma anche a fissare degli stati d’animo o a fotografare un istante. Tutte le descrizioni sono molto vive e dettagliate e i dialoghi scorrevoli. Alcuni, però, li ho trovati ridondanti. Lo sono spesso quelli tra Nora e Mrs Elm nella biblioteca (tanto tempo passato a ripetersi “Perché non è successo questo?”, “Perché non lo vuoi”, “Ma come non lo voglio?!”, “Non lo vuoi”).

Anche la voce narrante mostra un eccesso di retorica. Le parti dedicate al tema della storia sono troppo spiegate con frasi a effetto che potevano benissimo funzionare se fossero state la metà. La storia è semplice e parla già da sola. Tante parole sono superflue.

Ho trovato un po’ troppo semplicistica la risoluzione narrativa del finale. Non a livello di tema, ma di storia. Venire a scoprire che il fratello non era davvero arrabbiato con Nora, ma la evitava perché aveva problemi con l’alcol e si vergognava… be’, è una spiegazione un po’ debole dopo quanto ci era stato detto. Una riappacificazione avrebbe avuto più senso a livello di coerenza.

Chi dovrebbe leggere La biblioteca di mezzanotte

A differenza di Non buttiamoci giù, il libro di Nick Hornby che abbiamo letto e che tratta lo stesso tema, La biblioteca di mezzanotte lo vedo adatto ai giovani. Non è un libro per adolescenti, ma per i ragazzi dai vent’anni in su sì. Potrebbe essere di conforto, soprattutto in un periodo come questo dove depressione e ansia si stanno diffondendo (purtroppo) a macchia d’olio.

La biblioteca di mezzanotte: recensione video e audio

Dato che La biblioteca di mezzanotte è stata una lettura condivisa con voi che fate uso delle nostre dosi di cultura, abbiamo organizzato una diretta Facebook per parlare del libro, andata in onda lunedì 6 ottobre. Per chi se la fosse persa, ecco il video.

Video Recensione in live

Audio Recensione in formato podcast

La lettura del prossimo mese

Il libro scelto per il mese di settembre è un manga: La Divina Commedia di Go Nagai. Mi sembrava il modo più giusto per celebrare il settecentesimo anniversario della morte del Sommo Poeta (14 settembre).

Se volete condividere con noi l’esperienza di lettura, non dovete far altro che leggere il libro entro la fine di settembre!

Federica Crisci

Lascia un commento

Lascia un commento!
Inserisci il tuo nome qui