Sulla soglia dell’eternità: il film su Van Gogh che lo narra a metà

Van Gogh film - foto presa da Pinterest, Klonblog.com

Il titolo del film su Van Gogh preannuncia già un po’ la banalità con cui è stata raccontata la sua vita.

Sulla soglia dell’eternità. Van Gogh non è “sulla soglia”, lui è eterno, come tutti i soggetti che ha rappresentato.

Ho visto diversi film su Van Gogh e questo mi ha molto delusa. Non mi aspettavo chissà che ed ero anche un po’ titubante sulla scelta di Willem Dafoe come interprete. L’attore, seppur bravissimo, è poco somigliante nella fisionomia a Van Gogh, senza contare che ha quasi il doppio degli anni che aveva il pittore quando è morto.

Sarebbe stato forse meglio prendere a recitare la parte qualcuno meno conosciuto e comunque bravo ma più somigliante. Chi è un grande appassionato del pittore avrà sicuramente pensato all’attore che lo interpretò in un episodio famoso e molto, molto commovente di Doctor Who.

Non è chiaro se l’intento del film fosse raccontarlo come lo vedevano le persone che lo hanno conosciuto e vissuto, cioè come un pazzo, un tipo strano, o se il regista sia ancora legato a questa visione obsoleta e superata di Van Gogh.

Ci sono alcuni momenti, e anche molte persone, fondamentali della vita del pittore, che sono stati trattati con enorme superficialità. Ad esempio il Dottor Gachet viene rappresentato come una persona qualunque di quelle ritratte da Vincent, non c’è neanche un accenno al fatto che lui sia stato la persona che si è preso cura del pittore negli ultimi anni di vita e al legame stretto che si era creato tra i due.

Per farla breve, non è un film che consiglierei sulla vita di Van Gogh.

Il “grande” braccano che ruota attorno a questo film è dovuto solo a Willem Dafoe, poiché è un grande e rinomato attore. Forse senza di lui, non sarebbe stato un film tanto chiacchierato.

Indubbiamente è stato bravo nell’interpretare Vincent Van Gogh, o almeno come ci si aspetterebbe che sarebbe stato: timido, introverso, impacciato e con degli scatti d’ira, dovuti alla sua malattia mentale. Inoltre i suoi occhi sono stati la cosa più somigliante al pittore, cioè grandi, azzurri e pieni di espressione.

Van Gogh poteva essere narrato molto meglio. Avrei preferito una visione della persona più completa, globale, e non parziale, legata soprattutto alla sua malattia e alla sua solitudine.

Van Gogh meritava una biografia cinematografica al pari dei suoi quadri: piena di mille colori, di toni scuri e chiari, di contrasti, di solitudine, di compagnia, di profondità, sensibilità e  di vita, nella sua accezione più intensa.

Ambra Martino

 

In occasione del Festival del cinema di Venezia, il nostro Emanuele Daniello aveva espresso un’opinione molto diversa. Leggi la sua recensione, se ti va!

Venezia 2018: At Eternity’s Gate, la tristezza di Van Gogh

5 Commenti

  1. Pienamente daccordo su quello detto sul film,un Van Gogh diverso dall’immagine che uno si crea del pittore scondandosi che quando é morto era ancora giovane.

  2. Che recensione insulsa, signora Martino. .i chiedo che film abbia visto o con che occhi è stato visto. Se voleva vedere una serie TV o un biopic pedissequo, con un attore /imitatore poteva pure risparmiarsi il costo del biglietto.

    • Ho visto esattamente “Van Gogh sulla soglia dell’eternità”, signora Baiamonte, e l’ho visto con gli occhi di una persona appassionata dell’artista, di Vincent Van Gogh, che conosce la sua biografia molto bene.
      Io avrei voluto vedere un film in cui si fosse raccontato Van Gogh a 360°, perché forse Lei non lo sa, ma chi è affetto da una malattia mentale, o meglio, da disturbo bipolare, come molto probabilmente ne soffriva Van Gogh, non è sempre triste, arrabbiato, agitato e solitario, come è stato descritto cinematograficamente in questo biopic. Inoltre, ribadisco, Dafoe è stato bravo nel rappresentare Van Gogh,ma il fatto che lui abbia il doppio dell’età del pittore e quindi anche degli altri personaggi nel film stesso (come suo fratello Theo, che nella realtà non aveva la metà degli anni del fratello), fa perdere di credibilità all’intero sceneggiato.
      Per lei questa recensione è insulsa, ma forse, se si fosse documentata di più sulla vita del pittore e su come sia una persona affetta da disturbo bipolare, non si sarebbe accontentata di un film che avrebbe potuto dare di più, a chi lo vede e all’artista stesso (pace all’anima sua)! Non a caso, tutte le persone che sono appassionate di Van Gogh, come la sottoscritta, sono d’accordo con quanto ho detto nella recensione.

  3. Ho trovato bravo l’attore, credibile e convinto ma molto fastidioso il tipo di ripresa in continuo movimento con oscillazioni, sussulti ,avvicinamenti e allontanamenti continui, tanto da dare veramente fastidio. Solo poche immagini erano ferme, il resto non ha permesso neanche di concentrarsi su quello che si vedeva. Chi ha studiato il pittore si accorge che manca molto, si resta un pò in superficie. Mi aspettavo di più.

    • Esattamente! Sono concorde. Inoltre anche la musica del piano forte che d’un tratto si interrompeva a me a volte ha infastidito, anche se tutto sommato penso rappresentasse la “melodia interna” del pittore che veniva interrotta da realtà, di quando in quando.
      Assolutamente d’accordo sul fatto che siano stati superficiali nel descriverlo.

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