Un’Avventura, un San Valentino col musicarello italiano

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La cosa che io trovo immediatamente pazzesca di Un’Avventura risiede già nel suo titolo. Perché, ovviamente, cita il titolo di una delle popolarissime canzoni di Lucio Battisti, un titolo smentito immediatamente nel suo primo verso: “non sarà un’avventura” si canta subito.

La decisione di prendere un titolo che si smentisce subito da solo è già sintomatica dell’essenza del film. Questo è un musical, ma non sarà un musical. Sarà una grande storia d’amore, ma non sarà una grande storia d’amore. Sarà il film italiano evento dell’anno, ma non sarà il film italiano dell’anno.

Non a caso, Un’Avventura vuole essere tutte queste bellissime cose, ma finisce per non esserlo mai. Anzi, non ci arriva proprio, per una sua manifestata e forse volontaria voglia di limitarsi allo stretto necessario.

Anche io avrei voluto fare una recensione su questo film molto arguta, divertirmi a prendere altre canzoni di Battisti e citarle nel mio articolo oppure come titoli dei paragrafi. Poi ho visto il film e mi sono detto, chi me lo fa a fare? Mi limito a dire soltanto la mia opinione, senza troppi arzigogoli.

E la mia opinione su Un’Avventura è altrettanto semplice: carino, ma fermiamoci qui.

Certamente è un film che il suo lavoro lo fa. Sicuramente è un film che nasce con l’intento di regalare una visione romantica alle coppie a San Valentino, e probabilmente ci riuscirà. Da qui a reinventare la ruota, poi, ce ne passa. Non che avesse enormi pretese, sia chiaro, ma se questo doveva essere il modo di far rinascere il musical in Italia, oppure introdurre ad una platea di giovani la musica di Battisti, proprio non ci siamo.

Ad una prima parte molto simpatica, in cui una Puglia hippie anni ’70 sembra un’oasi felice, fa da contraltare una seconda parte a Roma molto opaca e banale. Se è palese la volontà di ritrarre gli alti e bassi di un amore, il lasciarsi e riprendere quando si è innamorati ma la vita mette i bastoni tra le ruote, è altrettanto palese l’incapacità di pensare un qualsiasi guizzo visivo o narrativo che faccia fare il salto di qualità. O, perlomeno, far uscire dal senso di deja-vu da altri mille film visti su questo tema. Un film esattamente by-the-numbers, direbbero quelli bravi d’oltreoceano.

La storia d’amore tra i due protagonista è costruita nella più completa prevedibilità e, duole dirlo, banalità. Non c’è un qualcosa che sorprenda o specialmente emozioni, e quando arriva qualche colpo di scena, è sempre strumentale a creare la situazione successiva e non motivato da una costruzione sentimentale (non arrivo a dire psicologica, per carità…) dei due protagonisti. Non è una grande storia d’amore, ma l’ennesima storia d’amore vista e rivista. Nel mezzo della quale, ogni tanto, tentativi di inserimento di temi più grandi – i sogni, il lavoro, l’emancipazione – non sono mai minimamente seguiti e sviluppati.

E poi, appunto, ci sarebbe il contributo di Lucio Battisti.

Quando partono quelle canzoni, innegabilmente, il volume emotivo si alza sempre. Quelle canzoni, anche a distanza di decenni, sono sempre bellissime. E, paradossalmente, un film completamente nato e pubblicizzato sulla presenza di quelle canzoni, finisce per sfruttarle poco e male.

Non sono solo poche le canzoni presenti. Una decina, e si potrebbero citarne almeno quindici forse più famose non presenti (penso per motivi di diritti, ma non conosco la vicenda). Ma sono anche, purtroppo, dei momenti che fanno uscire gli spettatori dal film. Talvolta le sequenze musicali, per come sono insistentemente coreografate, diventano un corpo estraneo al resto del film in cui gli attori si muovono come marionette, non più come personaggi di una storia dotata di vita ed emozione propria. L’operazione di sfruttare il corpo musicale di un unico autore per costruire una narrazione è già stata fatta all’estero (pensiamo ovviamente a Mamma Mia e prima a Across the Universe), ma in quei casi le canzoni erano integrate e fluide nelle scene. Qui invece in Un’Avventura, spesso, l’arrivo delle canzoni “congela” il film: tutto si deve fermare, la scena diventa un palcoscenico sul quale di balla e si canta.

Insomma, senza le musiche di Battisti questo film non avrebbe avuto senso. Ma con le musiche usate così, siamo lontano dal vero senso narrativo del musical classico.

Non sposta le lancette del cinema italiano in avanti Un’Avventura, semmai le riporta indietro ai tempi del musicarello. Va bene per una serata di coppia al cinema a San Valentino, poi però, onestamente, ci fermiamo qui.

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Emanuele D’Aniello

Emanuele DAniello
Malato di cinema, divoratore di serie tv, aspirante critico cinematografico.

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