Un tempo c’era l’Horror, oggi (purtroppo) c’è Babadook

C’è stato un tempo per i bei film dell’orrore e un tempo in cui le pellicole mediocri celavano i propri limiti dietro un titolo allettante. Il predestinato. Le Origini del male. Eccettera eccetera eccetera.
L’età dell’oro e la sua imitazione sono ormai concluse se un film come “Babadook“, anche solo per il titolo, può essere considerato l’horror dell’anno.
Lungi da me arrogarmi le qualità di una critica di cinema, ma da cultrice e conoscitrice dell’Horror sono certa che il film dell’australiana Jennifer Kent non può davvero essere considerato un fiore all’occhiello di tale genere cinematografico.
Partiamo dalla trama: una mamma rimasta sola soffre profondamente la morte del marito e si ritrova a crescere un figlio di sei anni. Stanca dell’iperattività anomala del proprio pargolo, decide di attribuire le sue stranezze a qualche malattia mentale, piuttosto che credere che un libro stregato abbia liberato una temibile entità, che minaccia la sua vita e quella del bambino.
Già dalla foto potete capire quanto può far paura Babadook, che sembra la versione EMO di Papà Gambalunga: alto, magro e col cilindro in testa.
Fatto sta che il mostro si impossessa della madre e sarà il prode figlio a salvarla (con trappole escogitate meglio di MacGyver). Morale della favola, il duo riacquista la serenità solo quando Babadook, spaventato e sconfitto dal potente acuto della madre, si rifugia in cantina per sempre. 
Ma state tranquilli, verrà sfamato dall’allegra famigliola con una sana dieta a base di vermi! La mamma ha addomesticato il mostro, in pratica. GIRL POWER.
Ora, perdonate l’ultima dei romantici, ma non potete considerarlo l’Horror dell’anno. Senz’altro la regista indaga la psiche femminile, mettendo in luce gli stati d’animo di una donna sola che non trova neanche due minuti per finire la sua pratica col vibratore (una delle scene migliori di questo CULT HORROR), ma da qui a dire che è un vero film dell’orrore ce ne vuole.
Piuttosto sembra una favola moderna, molto inquietante. Suspense zero, coinvolgimento reso impossibile dall’ambiente borghese molto british.
E a pensarci bene, mi inquietavano di più le sopracciglione di Judy Abbot, la mocciosa di Papà Gambalunga.
…BOCCIATO!
Alessia Pizzi

Laurea in Filologia Classica con specializzazione in studi di genere a Oxford, Giornalista Pubblicista, Consulente di Digital Marketing, ma soprattutto fondatrice di CulturaMente: sito nato per passione condivisa con una squadra meravigliosa che cresce (e mi fa crescere) ogni giorno!

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