The Place. Il lato nascosto di ognuno di noi

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The Place paolo genovese film

Siamo disposti a commettere qualsiasi cosa pur di ottenere ciò che più intimamente vogliamo? “The Place” è la risposta a questo atavico quesito.

«C’è qualcosa di terribile in ognuno di noi… e chi non è costretto a scoprirlo, è fortunato.»

Un uomo, dal viso stanco da infinite notti senza sonno, l’incarnazione forse del diavolo o più umanamente la personificazione del libero arbitrio, promette, perennemente seduto allo stesso tavolino di un bar, una sorta di personalissimo ufficio, la realizzazione dei sogni più reconditi, in cambio dell’assolvimento di un “solo”, fatale compito.

Le richieste sono le più svariate. Gli impegni da portare a termine, sempre, assolutamente atroci. Dal desiderio mistico di una giovane e smarrita suora ritrovare Dio, a quello prosaico di una notte di folle sesso con la donna dei sogni, incarnata da una rivista patinata. Dalla richiesta di non vedere più il proprio padre, a quello di riacquistare la vista, passando per il miraggio di diventare più bella o vedere guarire il proprio figlio.

the place recensione

È questa, in estrema sintesi, l’originale trama di The Place, il nuovo film di Paolo Genovese. Come nel precedente e bellissimo Perfetti sconosciuti, la scena si svolge, qui totalmente in verità, in un unico ambiente, una tavola calda, il The Place, per l’appunto dove un oscuro personaggio, interpretato da Valerio Mastandrea, una via di mezzo fra Mefistofele e un ancestrale psicanalista, riceve una moltitudine variegata di clienti. Un meccanico che non ha mai conosciuto l’amore (Rocco Papaleo), un poliziotto che ha fallito in tutto (Marco Giallini), un’anziana donna dilaniata nel corpo e nello spirito dalla lunga e inarrestabile malattia del marito (Giulia Lazzarini), un padre che ha smesso di credere nella guarigione del figlio (Vinicio Marchioni), ma anche una ragazza che vorrebbe solo essere più bella (Silvia D’Amico), sono solo alcuni dei disperati questuanti che si affidano nelle mani dell’enigmatico santone.

Loro, seduti al tavolino di questo bar, raccontano le loro speranze. Lui, dall’altra parte, di questo singolare lettino, ascolta, apre una voluminosa agenda e poi propone semplicemente lo scambio, lo scellerato patto, il disumano accordo.

La realizzazione del sogno in cambio di una spietata azione. A loro la scelta, a loro l’inevitabile destino. Diretto da Paolo Genovese, che ha scritto oltre al soggetto anche la sceneggiatura con Isabella Aguilar, The Place, prodotto da Marco Belardi e distribuito in Italia dalla Medusa Film, è stato presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma lo scorso autunno ed è uscito nelle sale italiane il 9 novembre.
Tratto dalla serie Tv americana, The Booth at the End, secondo i più critici anche troppo, The Place piace per il soggetto decisamente singolare, per la regia pulita che si mette al servizio degli attori, tutti perfettamente calati nell’interpretazione del loro personaggio, (oltre a quelli già citati ci sono anche Sabrina Ferilli, Alba Rohrwacher, Alessandro Borghi, Vittoria Puccini e Silvio Muccino), per la scenografia scarna ma azzeccata, quasi claustrofobica per i dialoghi serrati e le ottime inquadrature, tutti elementi già largamente apprezzati nel bellissimo Perfetti Sconosciuti…

Convince poco, invece, il ruolo da angelo salvifico svolto da Sabrina Ferilli, l’eccessiva linearità, quasi scontata, di alcune storie e, principalmente, il finale troppo buonista che lascia più che perplessi, abituati all’umanissimo cinismo di Perfetti Sconosciuti.

Perfetti Sconosciuti, una scena del film.
Perfetti Sconosciti, una scena del film.

 

Un film comunque da vedere, che ripropone l’atavico dilemma di dove finisca il nostro egoismo e inizi invece il nostro più segreto altruismo. Di fino a dove si possa spingere un uomo per ottenere quello che più intimamente spera. Dopo Perfetti Sconosciuti ripetersi non era semplice, anche perché quel film era davvero perfetto, non solo nel riuscitissimo titolo, ma per l’intreccio, la trama, la prova attoriale di tutto il cast e il finale del tutto inatteso. The Place, onestamente, absit iniuria verbis, non raggiunge quei livelli, ma rimane, al netto dei non trascurabili difetti, un buon prodotto, una pellicola che conferma lo stato di salute del cinema italiano.

 

Maurizio Carvigno

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