Roma 2018: The Old Man & The Gun, il crimine non ha età

The Old Man & The Gun

Se dovesse davvero confermare le intenzioni di ritiro dalla recitazione, The Old Man & The Gun è il perfetto addio alle scene per Robert Redford.

Dopotutto, è un film non solo costruito interamente sulla sua presenza, ma sul suo ruolo più grande nella storia del cinema. Senza false pretese, The Old Man & The Gun è letteralmente un omaggio alla carriera di Redford, quasi un lungo percorso che rincorre i generi da lui navigati – dal crime alla storia romantica, fino ad arrivare ad un momento palesemente western – ed inserisce anche frammenti dei suoi vecchi film per proporre il personaggio da lui interpretato in una versione giovane.

Redford ringrazia e ripaga il film con una performance assolutamente eccelsa. Ora, detto tra noi, secondo me Redford non è mai stato un grandissimo attore nel senso stretto del talento recitativo. Ma è indubbiamente uno dei più grandi nel padroneggiare le qualità che creano una vera star: strepitoso carisma, totale comando della presenza scenica, una classe ed una eleganza da far invidia a chiunque. Quel suo sorriso caratteristico diventa addirittura un elemento di trama in The Old Man & The Gun, e aiuta a comprendere perché tutti lo amano.

Solo un bravissimo e giovane regista come David Lowery poteva costruire un film simile. Un film che diventa metacinematografico nell’omaggio alla sua star, ma sa anche smarcarsi quando deve per raccontare una bellissima storia.

Tratto ad un vero episodio, ma poi molto liberamente adattato per inseguire i discorsi fatti finora, The Old Man & The Gun è un gioiellino che sembra uscire direttamente da un varco temporale aperto sulla New Hollywood degli anni ’70. Dal tono disincantato alla grana in 16mm della fotografia, Lowery confeziona un efficace ricordo di un cinema che non c’è più. Ne esce fuori un film avvincente, che fa diverte senza esagerare, senza vergognarsi di far ridere in determinati momenti. Che fa riflettere sulle cose davvero importanti della vita. E che addolcisce, con le scene romantiche tra Redford e Sissy Spacek costruisce su una tenerezza senza pari.

Si percepisce letteralmente come The Old Man & The Gun sia nato dalla passione, dall’amore per cosa si fa. In questo caso il cinema, per Lowery e Redford. Ma in più generale per la vita, col cinema che diventa un modo di vivere. Il film è un inno alle passioni, a non mollare mai i propri sogni, a vivere realizzandosi in ciò che ci piace, non farlo per secondi fini, ma farlo perché ci fa sentire completi.

Proprio per questo, il film lascia sempre una porta aperta. Così se Redford dovesse davvero ritirarsi, questo sarebbe il perfetto canto del cigno. Ma se volesse continuare, quasi come se il tema del film lo spronasse, il finale glielo permetterebbe. Mai dire mai, nel cinema e soprattutto nella vita.

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Emanuele D’Aniello

Malato di cinema, divoratore di serie tv, aspirante critico cinematografico.

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