Raffaello Sanzio, alias il favoloso principe delle arti al cinema

Il 3, 4 e 5 aprile 2017 è andato in onda nei cinema il film in 3D “Raffaello, il principe delle arti”, un grande viaggio nell’arte di Raffaello Sanzio.

Niente può fermare gli appassionati di storia dell’arte, nemmeno un autobus che non passa o i vari semafori rossi. Ecco che, dopo che ho aspettato 40 minuti il 63 per raggiungere il Cinema Lux Multiscreen la sera del 4 aprile 2017, avendo perso lo spettacolo delle 20:30, ho preso il mio accredito stampa per quello delle 22:30. La magia mi stava aspettando, la magia di “Raffaello, il principe delle arti“, film in 3D prodotto da Sky 3D con Sky Cinema e Sky Arte, un vero e proprio viaggio nella vita del grande pittore Raffaello Sanzio, andato in onda nei Cinema Nexo Digital il 3, 4 e 5 aprile 2017.

Raffaello Sanzio
Madonna di Casa Santi

Il racconto, basato su dipinti storici dell’800, con gli importanti apporti di storici dell’arte come Antonio Paolucci, Antonio Natali e Vincenzo Farinella, è un vero e proprio viaggio sulla vita del grande pittore urbinate. Il padre era Giovanni Santi (questo probabilmente il vero cognome) ed era il più grande pittore della città di Urbino presente alla fine del ‘400 (Raffaello è nato nel 1483). Vi è un affresco, nella Casa Santi a Urbino, con una Madonna con Bambino attribuita al padre Giovanni ma forse vi è la mano del giovane Raffaello. Già qui si può vedere la genialità che lui avrebbe espresso nella sua breve vita.

L’arrivo a Firenze

La formazione continuò con Pietro Perugino ma poi sarà importante il periodo passato a Firenze dal 1504 al 1508. In questo periodo, l’arte di Raffaello Sanzio andrà oltre il rigido frontalismo della scuola umbra del Perugino. La sua arte diventa carica di teatro e di emozione, come testimoniano le varie Madonne con Bambino dipinte. Vedasi come esempio la Madonna del Cardellino della Galleria degli Uffizi o la struggente Deposizione di Cristo oggi conservata a Roma nella Galleria Borghese.

Destinazione Roma

Dal 1508 alla precoce morte nel 1520 l’artista risiederà a Roma. La città papale gli darà la possibilità di creare capolavori immortali della storia dell’arte. L’esempio massimo sono le Stanze Vaticane, cioè gli appartamenti di Papa Giulio II. Sono quattro piccole stanze: la Stanza di Costantino, la Stanze di Eliodoro, la Stanza della Segnatura e la Stanza dell’Incendio di Borgo. Nella Stanza di Eliodoro, nella Liberazione di San Pietro, che potete vedere come immagine principale, avviene qualcosa di particolare. Durante gli ultimi restauri sono state trovate tracce di una velatura di acqua e calce messa sopra il colore. Probabilmente serviva a dare l’idea di un’aria umida (è un notturno) ma anche maggiore luminosità all’angelo. È una tecnica che venne usata solo in questo caso.

A Roma avviene il contatto con un altro grande genio artistico: Michelangelo Buonarroti. In quel frangente temporale, egli era impegnato nella volta della Cappella Sistina.. Michelangelo era preoccupato della presenza del giovane pittore. Del resto Michelangelo era orgoglioso, antipatico e brutto. Raffaello era di un carattere molto più aperto e più buono con i suoi assistenti, bello e grande amante delle donne. La loro arte era differente ma sappiamo che Raffaello stimava Michelangelo, tant’è che andò ad osservare di notte gli affreschi della Sistina.

La sua vita continua imperterrita fino alla precoce morte nel 1520. L’omaggio a Raffaello Sanzio continua ogni giorno al Pantheon, presso la sua tomba.

Il film

Il film è stato molto bello e le immagini erano spettacolari. Queste riuscivano ad immergere lo spettatore nell’atmosfera raffaellesca. Gli attori, tra i quali vi era Flavio Parenti nel ruolo di Raffaello, Enrico Lo Verso nel ruolo del padre Giovanni, erano molto bravi. Molto belle anche le scene di Francesco Frigeri e i costumi di Maurizio Millenotti.

Unica nota negativa: la lettera che il padre recita in italiano antico. In un film fatto per un pubblico moderno, ciò potrebbe rovinare l’intento del film. Questo infatti dovrebbe rendere questi artisti più vicini al nostro gusto. Ma è veramente l’unica nota negativa.

Marco Rossi

@marco_rossi

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