“Napoli velata” di Ferzan Özpetek: un noir tra passione, misteri e ambiguità

Napoli velata

Dal 28 dicembre 2017 con “Napoli velata”, il suo ultimo intrigante film, Ferzan Özpetek ci mostra la città partenopea tra mistero e sensualità.

Lui: “Ha qualcosa da fare domani?”. Lei: “Non ho impegni, lei?”. Lui: “Ho un appuntamento alle dieci, ma arriverò stanchissimo … perché io e lei passeremo la notte insieme”.  Il dialogo  da cui inizia davvero l’intreccio di “Napoli velata” è un ricordo personale del regista.

Ferzan Özpetek ad una festa a Los Angeles chiacchierò tutta la sera con l’assistente di Pedro Almodóvar. Alla fine lui gli disse: “Domattina io e Pedro partiamo per New York e a me toccherà dormire sull’aereo”. E Özpetek domandò: “Come mai?”. “Stanotte la passerò sveglio con te”. Il regista non ha mai dimenticato il coraggio di quell’uomo.

In un certo senso ha voluto rendergli omaggio raccontando di Andrea, interpretato da Alessandro Borghi, attraente, sicuro di sé, un po’ misterioso.

Una sera ad una festa Adriana (Giovanna Mezzogiorno) ingaggia uno scambio di sguardi  con lui. I due passano effettivamente la notte insieme. Le sequenze sono di un erotismo esplicito e naturale, non cinematografico, quasi. Il giorno dopo inizia con i due nuovamente vicini, l’accordo per rivedersi il pomeriggio stesso e, soprattutto, ad essere l’uno per l’altra ciò che si vuole.

Lui esce di scena presto, però, mentre per Adriana inizierà un percorso esistenziale pieno di colpi di scena. Passerà dal breve entusiasmo per l’inizio di un promettente rapporto d’amore alla conquista di una più piena consapevolezza di sé.

L’incontro con Andrea darà una svolta alla sua vita, ma per motivi imprevedibili. Si troverà coinvolta in un delitto molto violento. Scoprirà ben presto risvolti inquietanti della vita di Andrea, ma anche della sua.

Di questo personaggio di grande difficoltà, che oscilla tra sessualità, bisogno d’amore e negazione della realtà, Giovanna Mezzogiorno offre un’ottima interpretazione.

“Napoli velata” inizia come una storia d’amore, continua come un thriller, ma diventa presto un film di introspezione psicologica.

Efficacissime sono le immagini girate da Ferzan Özpetek. Nello spirito della pellicola si entra subito, grazie alla bellissima scena iniziale: una ipnotica scala ellitica, ripresa dal basso verso l’alto. Ci è sembrato un richiamo al film “Vertigo”  (in italiano “La donna che visse due volte”) di Alfred Hitchcock.

È come se lo spettatore fosse ai piedi della scala e girasse su stesso, per poi salire i gradini. Arrivato ad un pianerottolo, assiste ad una scena violenta e fatale e viene catturato dallo sguardo intenso di una bambina.

Qui Napoli non riempie solo il titolo, ma ogni fotogramma, avvolgendo la storia in una bellezza inquietante. Siamo contemporaneamente dentro e fuori dagli stereotipi: la superstizione e le tradizioni, i riti arcaici, il museo archeologico, gli antiquari, i vicoli, la statua del Cristo velato.

“Napoli velata” è pervaso di ambiguità, proprio come Napoli, dove convivono in una sintesi perfetta religione e scienza, paganesimo e cristianesimo, superstizione e razionalità.

Come in tutti i film di Ferzan Özpetek, il risultato è raggiunto dalla coralità. I personaggi non protagonisti sono tutti interpretati da ottimi attori che sembrano incarnare ciascuno un aspetto della Napoli velata: da Anna Bonaiuto (la colta zia Adele) a Luisa Ranieri(l’amica imprenditrice e “femmina” Catena); dalle galleriste d’arte Lina Sastri e Isabella Ferrari al mitico Peppe Barra (l’amico Pasquale che conosce il lato più artistico, trasgressivo e arcaico della città).

Infine, ad aggiungere ulteriore sensualità e passione alle immagini e ai dialoghi di “Napoli velata” c’è la colonna sonora originale di Pasquale Catalano, tra tango e melodie napoletane.

Chi ama il cinema di Ferzan Ozpetek e si lascia conquistare dal suo modo di raccontare le città (Roma, Istanbul, Lecce) non potrà mancare l’appuntamento al cinema per vedere Napoli con gli occhi di questo regista. E non potrà perdersi il film neanche chi crede che le storie più intriganti siano quelle che scandagliano l’anima e il passato dei personaggi.

Stefania Fiducia

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