Il Sole a Mezzanotte. È sempre un buon momento per amare

il sole a mezzanotte film
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Non esistono amori giusti e amori sbagliati. Non esistono momenti giusti e momenti sbagliati per innamorarsi. Ma soprattutto, l’amore è decisamente un’entità senza tempo. Impossibile da relegare ai nostri confini umani.

Il sole a mezzanotte è senza alcun dubbio un film sull’amore buono. E non perché Katie (Bella Thorne) ha la fortuna di innamorarsi di un ragazzo (Patrick Schwarzenegger) che la ricambia, ma perché entrambi sanno tirare fuori dall’altro il talento. E per talento non intendo tanto la bravura in qualcosa, quanto quella creatività innata che spinge ognuno di noi a sentirsi realizzato nella propria essenza (e non, badate bene, a livello professionale).

È quando questa creatività scende in campo che la nostra anima danza. Un amore buono sa tirarla fuori, a prescindere dalla sua durata o dalla sua ipotetica progettualità nel tempo. In questa visione ogni giorno è un dono, ogni giorno è un buon momento per essere creativi, anche a costo della propria vita.

In questo film ci sono moltissime forme di amore. C’è l’amicizia tra Katie e Morgan e c’è il grande affetto tra Katie e suo padre. Un uomo che dedica la propria vita a una figlia malata di Xeroderma Pigmentoso e quindi impossibilitata ad esporsi alla luce del sole.

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Un aspetto molto interessante del film è la reticenza di Katie nel dire a Charlie che è malata, per essere vista come una persona e non come una malattia. L’errore più grande che si possa fare nella vita quotidiana è identificare le persone, inserirle dentro una scatola con un’etichetta sopra. E questo non vale solo per chi lotta con delle patologie, ma per tutti noi. Nel film il concetto è chiaramente estremizzato dalla condizione della protagonista, ma il pensiero può essere applicato davvero a ogni incontro, come allo stesso Charlie.

Basta chiedersi se è giusto o sbagliato, basta chiedersi se durerà.

La vita è solo un insieme di occasioni, a volte piacevoli altre meno. Sta a noi percepire la nostra essenza, anche quando siamo soverchiati dal dolore, sta a noi circondarci di chi sa coglierla senza limitarci, ma anzi esaltandola al massimo delle sue potenzialità.

Ne Il Sole a Mezzanotte si percepisce un dolore silenzioso. C’è rabbia accolta, non c’è un grido. C’è la sofferenza di chi deve lasciarsi andare e lasciare andare. È un film dalla trama banale volendo, a tratti molto adolescenziale chiaramente, ma colmo di riflessioni sul potere delle immagini, sullo sguardo verso noi stessi. Per alcuni versi la storia è molto simile a Noi siamo tutto, specialmente per quanto riguarda il topos dell’adolescente reclusa in casa e dell’innamoramento in stile “teicoscopia”, attraverso le finestre che la separano dal mondo. In qualche momento mi ha ricordato anche I Passi dell’amore, ma senza quella edulcorazione cattolica che permeava tutto il film con Mandy Moore. Qui Katie stringe la forte la propria chitarra, il ricordo di sua madre e i suoi affetti senza affidarsi a salvatori divini o identificarsi lei stessa come una salvatrice o una persona che ha bisogno di essere salvata.

Alessia Pizzi

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