Alien: Covenant. La “creazione” di David

alien covenant

No, non è un mix tra due celebri opere di Michelangelo, ma poco ci manca.

Primo, perché il tema della creazione è praticamente il fil rouge che tiene in piedi l’intera pellicola, secondo perché Fassbender in tutina attillata ricorda parecchio la celebre scultura cinquecentesca.

Parliamo quindi di Alien: Covenant, prequel di Alien e sequel di Prometheus.

Gli umani sono mortali, anche si sentono immortali. Sono piccolissimi, anche se si sentono molto grandi. La creatività è una delle caratteristiche intellettive che li distingue dagli animali. Ma cosa potrebbe distinguerli da un robot?

La questione, nell’ultimo film di Ridley Scott, sta tutta qui: nel potere di creare per sentire quell’empatia con il creato. Ora bisogna solo capire se è per sentirsi parte di qualcosa o per avere potere su qualcuno.

La storia ha un avvio molto lento: siamo nella nave spaziale Covenant e, anche se una tempesta di neutrini cerca di movimentare la situazione, l’inizio arranca un po’. La missione prevede l’atterraggio su Origae-6, un pianeta da colonizzare, tra ben 7 anni. Tuttavia, viene localizzato un mondo più vicino, molto allettante, una bella oasi nell’universo.

È un pianeta tanto morto quanto ricco di sorprese, soprattutto in fatto di abitanti. Non voglio rivelarvi troppo sulla storia, sappiate solo che ovviamente continua quella di Prometheus, ma soprattutto che – ancora una volta – tiene alto lo stendardo del girl power con il neo capitano Daniels (Katherine Waterston). Come sempre, la vera protagonista è una donna che, anche nelle peggiori avversità, rivela intelligenza e senso pratico. Purtroppo per la nostra eroina, però, gli alieni hanno trovato un alleato molto pericoloso, dotato di molta forza e una buona dose di delirio d’onnipotenza: questo metterà tutta la squadra in seria difficoltà.

Alien-Covenant
Daniels e Walter

Il film dura 121 minuti ma, a parte l’inizio claudicante, sono due ore piacevolissime. La storia alterna riflessioni molto interessanti sull’umanità, sul suo scopo, sul rapporto tra uomo e macchina, a scene horror in perfetto stile Alien. Tanto suggestive sono le scene della natura incontaminata del nuovo pianeta quanto feroci sono quelle delle aggressioni.

Michael Fassbender in questo film è doppiamente bravo. In senso letterale, visto che interpreta sia l’androide David, unico superstite della nave spaziale Prometheus, che Walter, un suo “fratello” di ultima generazione. La dialettica tra i due è davvero profonda e fa emergere grossi quesiti esistenziali, che vanno ben oltre le riflessioni di una macchina.

Caro Ridley, ci stancheremo mai di questa saga? Sono quarant’anni ormai che riempie le sale cinematografiche di tutto il mondo. Ed è probabile che ci riuscirà anche stavolta.

Alessia Pizzi

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