Al Festival di Venezia 2020, “Agalma” un documentario che prende il largo

Agalma recensione film festival venezia 2020
Fotografie sul set del film documentario Agalma sul Museo Archeologico Nazionale di Napoli di Doriana Monaco

Al Festival di Venezia 2020, “Agalma” si presenta come un racconto inedito che congiunge la cinematografia all’arte antica

Regia: Doriana Monaco
Genere: documentario
Anno di produzione: 2020
Durata: 54′
Paese: Italia
Voci: Sonia Bergamasco e Fabrizio Gifuni

Trama

Napoli. Alla fine di via Foria svetta maestoso il palazzo del Museo Archeologico Nazionale che ospita una quantità monumentale di collezioni e reperti. Nell’illusoria immobilità del grande edificio borbonico, un vortice di attività fornisce nuovo respiro a statue, oggetti e reperti del museo. Il film osserva ciò che accade ogni giorno nei suoi ambienti, soffermandosi sulla quotidianità dei lavoratori. Agalma (dal greco “statua”, “immagine”), vuole essere un viaggio che esplora ogni aspetto del museo, intercettando la dedizione e la responsabilità che anima coloro che agiscono all’interno di una macchina imponente e delicata, sottolineando la natura insieme frammentaria e complessa del modo antico e dell’arte classica.

Il MANN al Festival di Venezia 2020

Selezionato alla 17esima edizione delle Giornate degli Autori in occasione della 77 Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia“Agalma” è un film documentario scritto e diretto da Doriana Monaco con le voci di Sonia Bergamasco e Fabrizio Gifuni.

Agalma unisce il fascino e la maestosità del patrimonio culturale custodito presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN). Grazie al calore e la dedizione di coloro che animano il Museo giorno dopo giorno, il documentario riporta in vita le opere e lo fa grazie alla regista Doriana Monaco che pensando fuori dagli schemi, realizza un vero e proprio racconto.

Fotografie sul set del film documentario Agalma sul Museo Archeologico Nazionale di Napoli di Doriana Monaco
Fotografie sul set del film documentario Agalma sul Museo Archeologico Nazionale di Napoli di Doriana Monaco. Foto Angelo Antolino.

Doriana Monaco da voce alle Statue del MANN

Ogni opera “prende vita” in tutta la sua magnificenza grazie ad un nuovo modo di comunicare l’arte, unica protagonista. E lo fa attraverso la costante cura che gli addetti ai lavori svolgono. Una catena di montaggio inarrestabile, che combatte contro il tempo, affinchè questo tesoro non resti solo nella memoria. Un’attività di conservazione che avviene mentre milioni di visitatori esplorano ogni giorno il palazzo borbonico che ospita il MANN.

Se amate l’arte e il calore dei napoletani è un documentario da vedere. La regista ha saputo trasportare sullo schermo la magia e le atmosfere del MANN. E forse per questa ragione che il museo ha attratto i grandi del cinema: da Rossellini a Ozpetek.

Note di Regia

“Seguire la vita del museo per quasi tre anni mi ha dato l’opportunità di scoprire un universo altrimenti inaccessibile – penso al mondo sommerso dei depositi – e filmare momenti memorabili come lo spostamento della scultura dell’Atlante Farnese, il ritorno della statua di Zeus dal Getty Museum o l’allestimento della mostra sulla Magna Grecia nelle sale con i pavimenti costituiti dai mosaici di Pompei. L’archeologia come materia viva, ecco uno dei temi del film. La necessità era quella di trovare una chiave che sovrapponesse lo sguardo archeologico a quello cinematografico, depurandolo dall’elemento divulgativo che spesso accompagna i documentari archeologici per affidare il più possibile il racconto a trame visive. Agalma è la relazione tra l’opera e chi la osserva e ne è osservato. Lo sguardo della statua diviene luogo di possibilità interpretative, punti di vista e nuove visioni che si riflettono nello sguardo del visitatore a sua volta intercettato dal cineocchio, rievocando il ruolo performativo che la cultura greco-romana riconosceva alle immagini”.

Angela Patalano

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