Viale del tramonto, un grande film per un “Cinema piccolo”

Viale del tramonto recensione film

“Le grandi dive sono molto orgogliose”

Titolo:Viale del tramonto (Sunset Boulevard)
Regista: Billy Wilder
Sceneggiatura: Charles Brackett, Billy Wilder

Cast Principale: William Holden, Gloria Swanson, Erich von Stroheim, Nancy Olson, Cecile B.DeMille
Nazione: Stati Uniti
Anno: 1950

Esistono tanti film che parlano del Cinema: quello di un tempo, del muto, che omaggiano i grandi registi, le tecniche e gli attori del passato. Alcuni ne descrivono anche il lato oscuro, quello privo di sentimenti o, peggio, un po’ inquietante ed amorale. Il primo, forse, che ha unito questi due temi in un’unica pellicola è stato Billy Wilder in Viale del tramonto.
 

La trama

 
Norma Desmond (Swanson) è una diva del cinema muto dimenticata, ma sempre viva nell’illusione di tornare in scena e brillare come un tempo, con la stessa freschezza e fascino di quando aveva 20 anni. Per una serie di strane coincidenze, conosce Joe Gillis (Holden), uno sceneggiatore cinematografico in bolletta e molto più giovane di lei. Lo convince a leggere una sua patetica sceneggiatura, ad ingaggiarlo e a farlo vivere nella sua immensa villa sul Sunset Boulevard a Hollywood, dove abitano solo lei e l’inquietante maggiordomo Max (von Stroheim). Joe però capisce lentamente chi è Norma e la sua altalenante condizione psicologica, trasformandosi pian piano in un gigolò, che la diva ricompensa con soldi, abiti e una vita lussuosa. Una vita però solitaria, all’insegna del ricordo e dell’esaltazione di ciò che Norma è stata e che tornerà ad essere. Joe però incontra la semplice Betty (Olson), che un tempo gli criticò un’opera e che ora gli propone di scrivere un pezzo insieme. Norma, però, già stressata da un’altra illusione, non vede di buon occhio il rapporto tra i due…

La recensione

Il film è un dedalo di interpretazioni, simboli e temi. Anche solo soffermandosi sul cinema muto, questo film potrebbe far scervellare il migliore dei critici con la sua combinazione di coincidenze, ritorni e voluti rapporti tra i vari protagonisti. Si pensi a quanti richiami e omaggi fa Wilder sul tema: le star di quei tempi pioneristici non sono solo i personaggi principali, ma vengono utilizzati anche altri attori dell’epoca per realizzare dei camei per coloro che Joe chiama il ‘museo delle cere’, come Nilsson, Warner e Keaton.

Centrale in tutto, fulcro della sceneggiatura e del film, è il personaggio di Norma. Lei rappresenta quel mondo lontano, distaccato dal mondo moderno e, quindi, dal sonoro: simbolica la scena nel set di DeMille dove Norma scaccia, con stizza, la giraffa con il microfono.

Poiché il suo personaggio è l’essenza principale del film, l’attrice si immedesima in maniera a dir poco perfetta in una parte che si potrebbe quasi considerare auto-biografica. Come Norma, infatti, anche Gloria, prima di Viale del tramonto, mancava dalle scene da quasi vent’anni. La sua esperienza, le sue espressioni, i suoi movimenti ci ricordano una capacità d’interpretazione diversa da quella della Olson o di Holden: la Swanson stessa apparteneva a quella scuola per cui due riprese per un quadro iniziavano ad essere troppe. Lo capiamo in prossimità del finale quando Norma, per far pace con Joe, si ‘prepara’ lo sguardo davanti lo specchio: un’attrice che interpreta un’attrice in procinto d’interpretare.

Sempre in Norma è racchiuso il tema del divismo: la donna che ha avuto milioni di uomini ai suoi piedi, capaci di pagare per una sua ciocca di capelli, ora costretta a pagare a sua volta un uomo, pur di non accettare l’avanzare dell’età, pensa addirittura di essere adatta ad interpretare un personaggio giovane, sensuale e fresco come Salomè. Si capisce anche la scelta del doppio senso al titolo del film.

Altro tema portante è l’arrivismo di Hollywood. Questo è evidente in ogni singolo personaggio. Ognuno di loro è in sé un approfittatore, uno sfruttatore e rimane travolto: Joe sfrutta Norma per i suoi soldi e Betty per il sentimento; Norma sfrutta Joe per il suo lavoro e il suo desiderio di gioventù e Max per farsi servire fedelmente; Betty sfrutta Joe per poter scrivere una vera sceneggiatura; Max sfrutta le esaltazioni di Norma per continuare ad essere quello che era.
 
Da non sottovalutare, invece, le tecniche utilizzate in questo film, di cui molte sono frutto di studi e curiosi stratagemmi.
Si pensi alla prima visione che abbiamo di Holden dal fondo della piscina: come dei pesci, vediamo sopra di noi il volto del personaggio che galleggia. Una tecnica azzardata per i mezzi di quei tempi: girare dal basso in acqua. Il critico Ed Sikov ricorda che l’operatore fece degli esperimenti con specchi e manichini. Venne fuori che se l’acqua fosse stata a 40° (non di più perché altrimenti creava distorsione) potevano filmare tutto dall’alto, guardando uno specchio che rifletteva l’immagine di Holden.
 
La casa, ormai distrutta, era dell’ex moglie di Paul Getty e si trovava sulla Wilshire, non sul vero Sunset Boulevard. Gli interni sono stati completamente ricreati sul set. Nancy Olson ricorda, in un’intervista del 2002, di aver visto gli operatori strofinarsi una pietra pomice sulle mani e soffiare di fronte alla cinepresa, per dare ancora di più la sensazione che gli angoli fossero impolverati. Sempre in quell’intervista, la Olson ricorda anche quanto Wilder fosse ligio alla sceneggiatura: “Nessuna battuta era aggiunta (…) la cosa interessante era che nella colonna di sinistra c’erano le indicazioni per la cinepresa. Quando scriveva, quindi, Billy dirigeva”.
 Viale del tramonto
 
Miliardi le citazioni e i riferimenti che riportano la realtà dei fatti. Molti dei personaggi avevano già lavorato insieme. DeMille fu il regista che lanciò ufficialmente nello star-system la Swanson. In lingua originale, quando Norma va a trovare DeMille, questo la chiama ‘young fellow‘: nomignolo che il regista dava realmente alla Swanson. Il set che il regista sta girando è Sansone e Dalila: autentica pellicola che uscirà nel 1951. Il film che Joe e Norma vedono sulla parete è La regina Kelly del 1927, con la Swanson protagonista (è lei quella che vediamo noi e i personaggi) diretta da  Erich von Stroheim: film che, non in maniera ufficiale, segnò ad entrambi l’inizio della fine della carriera. Lo spettacolo privato che Norma fa per intrattenere Joe è, (citando il personaggio di Holden) Le belle bagnanti di Mack Sennett: un omaggio allo sketch delle ‘bathing beauties‘ dove la Swanson lavorò nel 1917 proprio con il regista Mack Sennett. E sempre qui Norma inoltre afferma “Ricordo ancora le compagne di balletto: Marie Prevost, Mabel Normand“: vere attrici del cinema muto e vere compagne in quello sketch.

Viale del tramonto, per farla breve, è un film sul Cinema, con attori che hanno fatto la storia del Cinema e per il Cinema.

3 buoni motivi per vedere il film:

– Gloria Swanson che ipnotizza e incanta e si destreggia in una parte impegnativa
– La regia di Billy Wilder, che si aggiudica il terzo Oscar dei sette che prenderà nella sua vita sua vita
– Capire perché Robin Williams in Mrs.Doubtfire cita la protagonista e una celebre frase di questo film

Quando vedere il film?

Non è il film leggero, bisogna ammetterlo. E’ il film giusto per iniziare un cineforum, specialmente per giovani menti che conoscono poco il cinema. Dà il giusto spunto per parlare degli inizi del cinema, del suo mondo e delle sue tecniche, travolgendo tutti con una trama sconvolgente.

Francesco Fario

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Francesco Fario
Attore e regista teatrale, si laurea in Lettere Moderne a La Sapienza per la triennale, poi alla magistrale a TorVergata in Editoria e Giornalismo. Dopo il mondo del Cinema e del Teatro, adora leggere e scrivere: un pigro saccentone, insomma! Con Culturamente, ha creato la rubrica podcast "Backstage"

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