The Truman Show, la sottile linea tra realtà e finzione

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“Buongiorno…e casomai non vi rivedessi, buon pomeriggio, buonasera e buonanotte!”

 
E se quello che ci circonda fosse tutta un’amara bugia? Su questo concetto si fonda una pellicola imperdibile del 1998, una di quelle che rimane nella memoria di chiunque, un azzardo cinematografico che ha ottenuto un enorme successo. Stiamo parlando del film The Truman Show, portato sul grande schermo dal regista Peter Weir (per chi non lo conoscesse è lui il regista de L’attimo fuggente) con una sceneggiatura del neozelandese Andrew Niccol, che aveva esordito l’anno precedente con il film Gattaca, di cui era stato anche regista.
 

La trama

 
L’idea avuta da questa mente brillante è stata quella di raccontare le vicende di Truman Burbank (Jim Carrey), un impiegato di una società di assicurazioni che vive nella pacifica ed idilliaca Seahaven, tipica cittadina della provincia americana.
Ma, in realtà, Truman è l’ignaro protagonista del più seguito reality show del pianeta terra, in onda da ben trent’anni. Il protagonista, infatti, fu adottato da un network quando era ancora in utero e il suo parto fu mostrato in diretta mondiale. Intorno a lui fu costruita una cittadina immaginaria popolata da attori alle dipendenze del network. L’enorme set in cui Truman, il cui nome è l’unione delle due parole True (vero) e Man (uomo), è stato costretto a vivere è costruito esattamente dietro le colline di Hollywood, ed è in grado di simulare perfettamente ogni momento della giornata ed ogni situazione climatica, esattamente il sogno di ogni produttore cinematografico.
 
Ideatore e deus ex machina dello spettacolo è il regista Christof che dirige tutto dalla falsa luna di Seahaven, sede dello studio di registrazione del programma, che veglia su Truman come se fosse una sua propria creatura, un figlio da proteggere. Nonostante gli anni trascorsi,Truman non ha mai sospettato niente, ma ad un certo punto comincia a notare una serie di stranezze intorno a lui che lo portano a sospettare sempre di più, fino a raggiungere la consapevolezza che qualcuno sta manipolando la sua vita. Dopo l’iniziale sconcerto egli assume atteggiamenti di ribellione nei confronti delle persone che gli stanno intorno, inclusa sua moglie, ma non trovando le risposte che vorrebbe, tenta infine la fuga.

La recensione

The Truman Show è uno di quei film che potremmo definire intelligente, commovente e acutissimo allo stesso tempo, che a differenza di quello che pensa la maggior parte del pubblico, non è soltanto un’esplicita denuncia su quanto sia invadente il mondo televisivo, riflessione che oggi è molto più attuale di diciotto anni fa, ma molto di più. Queste vicende, infatti, oltre a costituire una storia del tutto coinvolgente ed originale, trasportandoci anche grazie alle inquadrature geniali in un vero e proprio reality show, offrono lo spunto per una miriade di riflessioni filosofiche e sociologiche, e sono sia una critica sia un monito prima al mondo allora nascente dei reality show e poi alla manipolazione della società intera. Tra questi è il tema della libertà individuale a spiccare, quella libertà che probabilmente tutti cerchiamo ma che difficilmente riusciamo ad ottenere.

Ma in Truman vediamo quel “noi” che ce la fa, nonostante il suo “creatore” Christof cerca di ostacolarlo, di tenerlo al sicuro nella sua Seahaven che in realtà per il nostro protagonista è solo una grande e immensa gabbia. La possibilità di un lieto fine per Truman è però messa in discussione ancora una volta da Christof, nel momento in cui afferma che Seaheven è sì un posto in cui Truman è prigioniero, ma è anche un luogo felice nel quale egli non ha niente da temere, è il mondo come dovrebbe essere, anche se si tratta di una semplice farsa. Invece la realtà autentica, quella in cui vivono gli altri è malata e pericolosa. Ma è davvero l’infelicità il prezzo che si deve pagare per uscire dall’illusione? Sarà proprio Truman, l’ “uomo vero” a scoprirlo, varcando la porta trovata nel cielo fittizio di SeaHaven che lo porterà via per sempre da quel mondo perfetto.

3 buoni motivi per vedere il film:

– Jim Carrey, che in questo film regala al pubblico una delle sue migliori interpretazioni, nel ruolo di un personaggio a tutto tondo, mai visto prima di allora nella sua carriera.
– Gli impeccabili dialoghi scritti da Andrew Niccol.
– Ed Harris, che nei panni di Christof rende perfettamente la figura del creatore – dittatore di SeaHaven.

Quando vedere il film?

 
Non esiste, secondo me, un momento perfetto per vedere The Truman Show. Quando ne avete voglia e non andate di fretta, perchèé questa è una pellicola che dovete guardare per forza con grande attenzione, non perché sia complicata ma perché è davvero, ma davvero, bella.
 
 
Ilaria Scognamiglio

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