Orlando, al di là dei sessi, al di là delle epoche

Orlando-1992-film recensione

Titolo: Orlando
Regista: Sally Potter
Sceneggiatura: Sally Potter
Cast Principale: Tilda Swinton, Billy Zane, Charlotte Valandrey, Quentin Crisp
Nazione: Gran Bretagna
Anno: 1992

Già prendere in mano il romanzo originale Orlando è un’esperienza formativa in più punti: bizzarro, parodistico, originale, coraggioso e persino noioso a tratti, è l’esempio di come un classico “libro minore” nella carriera di un’artista possa avere risvolti più importanti e significativi dei cosiddetti capolavori. Se poi la scrittrice in questione si chiama Virginia Woolf, il quadro è chiaro.

E’ quindi quasi una conseguenza ovvia che, provando a trarre un film da quelle pagine, ne esca fuori qualcosa di assolutamente non convenzionale: nel 1992 l’autrice inglese Sally Potter ha avuto l’ardire di adattare quel romanzo e trarre un film dalla vicenda di un uomo che vive per quattro secoli, dall’epoca dell’Inghilterra Elisabettiana fino ai giorni nostri, incluso un cambio di sesso, passando dall’essere uomo al diventare donna.

Appunto, da una premessa tanto bizzarra non può uscire fuori qualcosa di normale, perché la normalità sarebbe un enorme difetto. Ecco, forse proprio questo è il primo insegnamento che possiamo ricavare dal film: essere normali talvolta è davvero noioso, o quantomeno un enorme palla al piede che ti frena dal vivere la vita. La normalità e l’ordinario, semmai, devono diventare lo straordinario, ecco perché quando nel film avviene il cambio di sesso il nostro protagonista quasi nemmeno ci fa caso, e va avanti semplicemente adattandosi alla nuova forma.

Sì, Orlando è davvero un film particolarissimo. Ed intorno a tali stranezze Sally Potter costruisce al tempo stesso un film colto e raffinato, elegante e pomposo nella forma scenica, ricco di riferimenti alti ma soprattutto pieno di un malessere interiore creativo e filosofico. Creativo, perché il viaggio personale e culturale di Orlando lungo quattro secoli ci mostra le possibilità degli scambi di conoscenza umana, e filosofico perché il film si interroga e ci interroga sull’essenza del nostro spirito oltre l’assegnazione sessuale, sulla ricerca della felicità oltre le diseguaglianze sessuali, sulle possibilità di vivere serenamente con sé stessi oltre la forma che abbiamo quando ci troviamo di fronte uno specchio.

E’ incredibile credere che il film di Sally Potter abbia forse superato anche il discorso ben più spensierato della Woolf stessa, perché alla vicenda ha aggiunto un’atmosfera particolarissima che solo il cinema può regalare. E’ impossibile non citare la famosa scena sul ghiaccio con gli ambasciatori russi, una sequenza ipnotica che in pochi attimi, senza mostrare nulla di trascendentale sullo schermo, proietta lo spettatore nello spettro di un dolore recondito che tutti abbiamo. Orlando ha davvero scavato una piccolissima, minuscola nicchia nella storia del cinema in cui è riuscito a collegare la forma dei film classici, la ricercatezza dei film letterari, le scelte visive e sonore del cinema più sperimentale, e l’audacia della controcultura gay di fine anni ’80.

Orlando è davvero un film sui generis, che se ne frega dell’arco narrativo e dribbla i clichè della letteratura picaresca che la sua struttura episodica potrebbe suggerire per farsi guidare dallo spirito della scoperta e dalle meravigliose possibilità della vita umana. E forse, sarebbe piaciuto molto anche a Virginia Woolf.

 

3 motivi per vedere il film:

– Tilda Swinton, ed è quasi superfluo sottolinearlo: l’attrice androgina per eccellenza regala una performance perfetta, la cui costante rottura della quarta parete è l’ennesimo tocco empatico verso il pubblico.

– Godersi la scelta di far interpretare ad un maschio la regina Elisabetta I, un casting azzeccatissimo col tono del film.

– La scena finale, quasi un test sul nostro livello di sensibilità personale.

 

Quando vedere il film:

– Più che un consiglio temporale, il consiglio è emotivo: quando manchiamo di leggerezza e iniziamo ad immaginarci panorami impossibili, Orlando è la risposta.

 

Emanuele D’Aniello

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Malato di cinema, divoratore di serie tv, aspirante critico cinematografico.

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