“Il miracolo della 34^ strada” è la miglior commedia natalizia di Hollywood

Il miracolo della 34 strada 1947 film recensione

“Natale non è solo un giorno. È uno stato d’animo” 

Titolo originaleMiracle on 34th street
Regia e sceneggiatura: George Seaton
Soggetto: Valentine Davis
Cast principale: Maureen O’Hara, John Payne, Natalie Wood, Edmund Gwenn
Nazione: U.S.A.
Anno: 1947

Il miracolo della 34^ strada, uscito nel lontano 1947, è ancora il film su Babbo Natale più attuale e gradevole.

Il miracolo della 34^ strada è un film delizioso, diretto e sceneggiato da George Seaton, sulla base di un racconto di Valentine Davis. È perfetto da vedere a ridosso della Vigilia, non solo perché è ambientato nelle settimane che la precedono a partire dal Ringraziamento, ma anche perché tra i suoi personaggi c’è un protagonista delle feste: Babbo Natale.

Il film ebbe subito successo di critica, proprio grazie alla storia. Infatti, George Seaton vinse un Golden Globe e un Oscar per la miglior sceneggiatura non originale e Valentine Davis un Oscar per il miglior soggetto. 

Ed è diventato un classico dei film natalizi hollywoodiani, tanto che ne fu realizzata anche una versione a colori e che nel 1994 ne è stato fatto un remake, diretto da Les Mayfield. La pellicola degli anni ’90, però, non è all’altezza dell’originale, nonostante nel ruolo di Babbo Natale ci sia il grande Richard Attemborough.

Ma qual è la trama del Miracolo della 34^ strada?

È il giorno del Ringraziamento e sta per partire la tradizionale parata dei magazzini Macy’s di New York. La direttrice del marketing, Doris Walker (Maureen O’Hara), è costretta a sostituire l’uomo che di solito interpreta Babbo Natale, perché è completamente ubriaco. La scelta cade su Kris Kingle (Edmund Gwenn), un signore anziano con il perfetto physique du rôle, che si trova lì apparentemente per caso e che sostiene di essere l’autentico Babbo Natale.

In effetti, è talmente bravo che finisce per lavorare da Macy’s, dove – come da tradizione – i bambini possono mettersi in fila, sedersi sulle gambe di Santa Klaus e comunicargli quali regali vogliono ricevere per Natale.

Kingle, però, inizia anche a suggerire ai genitori dove comprare i doni che non trovano da Macy’s oppure che lì costano troppo. All’inizio Doris Walker e il titolare del negozio vorrebbero licenziarlo, ma l’atteggiamento di Kingle porta invece molta pubblicità positiva al centro commerciale. Quindi lo tengono e la sua idea diventa una vincente campagna pubblicitaria. Tutti si affezionano a Kris, anche la piccola Susan (una Natalie Wood bambina), figlia di Doris.

Susan è una bambina cresciuta a base di realismo e verità: non crede a Babbo Natale, non le sono mai state raccontate nemmeno le fiabe. La madre, infatti, una donna rimasta sola, delusa da aspettative non soddisfatte, pensa che si debba sempre essere sinceri con i figli piuttosto che alimentarne le fantasie.

Kris è spiazzato da tanta incredulità in una bambina, a cui promette di esaudire per Natale il suo desiderio più grande: una casa, dove vivere con un papà e un fratellino.

Nel frattempo però, i magazzini concorrenti di Macy’s, Lamberg, cercano di ingaggiare Kris ma invano. Quindi, Lamberg cerca di “eliminare” Kris facendolo arrestare per percosse. Quando le accuse cadono, poiché l’uomo è convinto di essere il vero Babbo Natale, prima viene ricoverato in un ospedale psichiatrico, poi finisce sotto processo per demenza.

Doris cercherà di dimostrare che l’anziano dice la verità, con l’aiuto del suo vicino di casa, l’avvocato Fred Gailey (John Payne), innamorato di lei. 

Lo stile e i temi del Miracolo della 34^ strada sono quelli del cinema di Frank Capra. 

Pur non essendone né l’autore né il regista, in questa pellicola aleggia l’influenza di Frank Capra, a cui dobbiamo un altro classico natalizio come La vita è meravigliosa.

Il miracolo della 34^ strada, infatti, è un film di genere fantastico, dove si mescolano bene sentimento e umorismo, ma non solo. 

Infatti, come sottolinea il critico Morandini anche qui, come in Capra “l’esaltazione della fantasia e della buona volontà si accompagna a soffici, ma precise, notazioni satiriche sull’ideologia americana del successo, del dollaro, del carrierismo, del consumismo, di un pragmatismo che appiattisce e deprime la vita e i rapporti sociali”.

Nel film Kris Kingle (alias Babbo Natale) sa che i sentimenti verso il Natale stanno cambiando, che sempre di più si tratta di una festa commerciale. 

È interessante notare come già nel 1947, in una società ricca come quella statunitense (diverso sarà stato in Europa, ancora alle prese con le macerie e le miserie del secondo dopoguerra), lo spirito natalizio fosse già profondamente in crisi, appiattito sull’acquisto dei regali. Nel mondo dove Kris Kingle deve fare Babbo Natale le persone sono prive di fede e di fiducia nel prossimo e non c’è spazio per la fantasia.

Kris vorrebbe riportare lo spirito natalizio ed è per questo che è felice di poter lavorare da Macy’s e poter stare vicino a Susan e sua madre. Loro sono un caso in prova per lui, “un mondo in miniatura”. Se può cambiare loro due e il loro atteggiamento verso il Natale – e verso la vita – allora c’è ancora speranza.

Il messaggio rivolto allo spettatore è l’insegnamento che ricevono i protagonisti, veicolato dalle battute di Doris Walker:

Fede è credere nelle cose quando il buon senso dice di no. Solo perché le cose non si mettono come vuoi tu la prima volta, devi continuare a credere nella gente.

Gli attori sono un punto di forza del Miracolo della 34^ strada

Non per niente, Edmund Gwenn nei panni del vecchietto che si crede fermamente Babbo Natale ha vinto sia il Golden Globe, sia l’Oscar come miglior attore non protagonista.

Nel complesso la pellicola è recitata benissimo, sia dai protagonisti sia dai personaggi secondari. Tutti riescono a valorizzare una sceneggiatura davvero briosa ed elegante.

Tanto convincente è la diva Maureen O’Hara nei panni di una mamma single ma in carriera, che si muove con nonchalance nei due ruoli. Un po’ cinica e molto disincantata, il suo personaggio si evolve riacquistando la fiducia negli altri e nell’amore.

Come sua figlia Susan, interpretata da una sorprendente Natalie Wood, già bravissima, che con questa interpretazione si guadagnò la notorietà internazionale.

Per inciso, fa tenerezza (ri)vederla come una tenera enfant prodige conoscendo la sua triste biografia, caratterizzata anche dagli abusi subiti nell’ambiente di Hollywood fin da giovanissima. 

3 motivi per guardare il film:
  • per l’intramontabile fascino di un classico in bianco e nero;
  • perché, pur essendo girato nel lontano 1947, i temi che tratta sono ancora molto attuali;
  • per ammirare il talento da bambina prodigio di Natalie Wood nel ruolo della dolcissima Susan.

Quando vedere il film:

ovviamente nel periodo delle feste: dal 1° dicembre fino all’Epifania ogni momento può essere quello giusto, soprattutto se volete recuperare un po’ di spirito natalizio.

Stefania Fiducia

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Splendida quarantenne aspirante alla leggerezza pensosa. Giurista per antica passione, avvocatessa per destino, combatto la noia e cerco la bellezza nei film, nella musica e in ogni altra forma d'arte.

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