Quali sono i musei da seguire su TikTok?

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Comunicare l’arte attraverso TikTok è possibile, basta essere coerenti, porsi degli obiettivi e studiare una strategia adeguata. In questo articolo troverete esempi di musei virtuosi e di altri che invece farebbero bene a ritrovare la retta via. Ma cominciamo dall’ABC, che cos’è TikTok?

TikTok è un social media che non può essere più ignorato dal mondo della cultura.

In Italia gli utenti che hanno scaricato questa applicazione sono oltre 8 milioni di cui almeno la metà ha tra i 18 ed i 24 anni. Inoltre TikTok si è classificata al quarto posto delle app social su cui si passa più tempo. Questi dati sono stati così rilevanti che TikTok ha deciso di aprire una sede a Milano.

Con TikTok è possibile creare, modificare, aggiungere musica a video molto brevi (massimo 60 secondi). I video, solitamente dai toni leggeri e divertenti, si ripetono in loop e per passare a quello successivo basta far scorrere velocemente il dito dal basso verso l’alto.

Se decidete di aprirvi un account tenete a mente che i primi video che visualizzerete potrebbero non essere di vostro gusto. Ricordatevi però che questo social media può essere educato. Le vostre interazioni infatti aiuteranno l’app a personalizzare i contenuti che visualizzerete. Inoltre, se qualcosa non dovesse piacervi, basterà premere il dito sullo schermo e cliccare su “not interested”.

TikTok è diventato famoso grazie alle sue challenge di balletti e canzoni cantate in playback ma c’è anche molto altro. Personalmente seguo con interesse diversi mini-tutorial di fotografia, profili di artisti e musei. Vi consiglio di dare un’occhiata all’hashtag #imparacontiktok per vedere se c’è qualche argomento che possa piacervi.

Molte aziende hanno capito subito il potenziale di tiktok e hanno cominciato a sfornare challenge e contenuti ad hoc per questo social. Il mondo della cultura invece osserva ancora con sospetto il nuovo arrivato. Tra i musei qualcuno ha osato, qualcun altro ha avuto bisogno di una spinta, la maggior parte però rimane in attesa.

Perché i musei dovrebbero utilizzare TikTok per promuoversi

A mio avviso lo scopo di un social media di un museo dovrebbe essere quello di incuriosire, educare, stimolare, stupire, emozionare, fidelizzare e a volte, perché no, anche divertire e coinvolgere l’utente. I musei dovrebbero usare questi canali per tendere una mano, instaurare un dialogo e rendere i musei più interessanti e alla portata di tutti. Un atteggiamento del genere porterebbe anche ad un incremento nelle visite (almeno questo è l’effetto che hanno su di me).

In questo modo è possibile stabilire un legame con i followers, fargli delle domande, ricevere dei pareri e capire di conseguenza cosa manca, cosa migliorare monitorando il loro interesse o disappunto. L’importante è avere chiari gli obiettivi che si vogliono raggiungere e non perderli mai di vista.

Ma arriviamo al dunque, quali sono le ragioni principali che potrebbero spingere un museo ad aprire un account su TikTok.

Sicuramente avere accesso ad un bacino di utenza di giovani tra i 18 e i 24 anni che raramente visitano questi luoghi se non con la scuola. Monitorare i contenuti creati all’interno del proprio museo. Se voi non lo farete, altri lo faranno al posto vostro (vi consiglio di controllare se esistono già degli hashtag associati al vostro museo). Popolare TikTok di contenuti di qualità rendendolo un posto migliore. Pensare a delle sfide da proporre usando un hashtag specifico da proporre a chi visita il museo (ad esempio chiedendo di realizzare un disegno ispirandosi allo stile di un artista o a provare a raccontare l’opera che più gli è piaciuta in un minuto di tempo).

Ma per farvi un’idea più concreta sulle potenzialità di questo social esamineremo alcuni dei profili di musei che si sono iscritti.

I primi musei ad essere apparsi su TikTok

TikTok, con il pretesto della “Museum Week“, ha coinvolto 5 musei con delle dirette streaming. Per lanciare i loro account sull’app e aumentare la loro visibilità si sono fatti aiutare da alcuni tiktoker (influencer di questa specifica app).

Nello specifico i musei che hanno aderito all’iniziativa sono stati:

Museo del Prado di Madrid (@museodelprado), il Rijksmuseum di Amsterdam (@rijksmuseum), le Galleria degli Uffizi di Firenze (@uffizigalleries), il Naturkundemuseum di Berlino (@mfnberlin) e il Grand Palais di Parigi (@le_grand_palais).

Ma su Tiktok troviamo anche il Carnegie Museum of Natural History di Pittsburgh (@carnegiemnh), la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma (@lagallerianazionale) e il Metropolitan Museum di New York (@themetmuseum).

A questo elenco se ne aggiungono anche altri forse meno conosciuti che però sono ancora alle prime armi.

Come si comportano i musei su TikTok?

Analizzando i pochi profili di musei presenti su TikTok si può notare come le strategie attuate siano molto diverse tra loro.

A mio avviso il Museo del Prado di Madrid è l’account che bisognerebbe prendere a modello. Sul loro profilo troverete spiegazioni di ogni genere, scoprirete curiosità sugli oggetti conservati nel museo, quali macchinari utilizzano nella ricerca e nel restauro delle opere, quali iniziative vengono realizzate nelle loro sale e filmati del passato. La qualità dei video non è eccelsa ma i contenuti sono validi e nonostante non seguano nessun trend il loro successo è inequivocabile. Ci permettono di assistere a quello che avviene dietro le quinte mettendo in risalto i professionisti che lavorano all’interno del museo. Anche i numeri parlano chiaro 172.500 followers e 870.000 likes .

@museodelprado

Tesoros del taller de restauración del #MuseodelPrado #restauración aprendeentiktok

♬ sonido original – museodelprado
Video TikTok del Museo del Prado

Il Metropolitan Museum invece aveva inaugurato il suo account con un contest partecipatissimo, ovvero #SaluteToClassics, lanciato in collaborazione con TikTok che ha avuto 61,5 milioni di visualizzazioni. Si chiedeva agli utenti di imitare le opere del loro museo per stimolare la creatività dei partecipanti e far conoscere meglio le opere che custodisce. Ai vincitori del concorso un viaggio di cinque giorni a New York completamente spesato oltre ai biglietti esclusivi per la mostra “Camp: Notes on Fashion”. Il Met ha poi cambiato lo stato dei suoi video, che avevano generato ben 42.300 like, da pubblico a privato lasciando il profilo vuoto per diverso tempo. Solo recentemente sono tornati a pubblicare qualcosa in occasione della mostra “About Time: Fashion and Duration”.

Un altro museo che sta utilizzando TikTok in maniera interessante è il Rijksmuseum di Amsterdam. In questo caso troviamo video professionali con spiegazioni delle opere, video amatoriali di giovani che reinterpretano le opere del museo, video che pubblicizzano il loro merchandising, video delle iniziative realizzate e ogni tanto anche qualche video spiritoso. Inizialmente il Rijksmuseum si limitava a rincorrere i trend di TikTok adesso invece sembra aver trovato una propria identità. A differenza del Museo del Prado il Rijksmuseum cerca di coinvolgere anche i giovani nella creazione di contenuti originali spingendoli così a visitare il museo ed esprimere la propria arte.

@rijksmuseum

Are you almost ready for Christmas dinner? 🎅 Well, we are! #rijksmuseum #amsterdam #artclass #artdetails #fy #fyp #christmas

♬ original sound – Rijksmuseum
Video TikTok del Rijksmuseum

La Galleria degli Uffizi si è invece distinta con uno stile tutto suo aggiudicandosi la definizione di “unlikely class clown” da parte del The New York Times. Secondo il quotidiano statunitense, e come dargli torto, i post irriverenti pubblicati su TikTok dagli Uffizi potrebbero mettere a rischio la loro buona reputazione. In molti dei loro video infatti le opere d’arte vengono ridicolizzate e spogliate di qualsiasi significato. A mio avviso non c’è bisogno di ridicolizzare un’opera d’arte per renderla interessante ai giovani. Questi nuovi modi di comunicare l’arte dovrebbero cercare di esaltare l’opera, farne conoscere la storia, un particolare, lo studio del restauro, il committente, l’artista, la storia del suo ritrovamento o qualche aneddoto.

Video TikTok degli Uffizi

Tra i musei italiani troviamo anche la GNAM che ha inaugurato il profilo su TikTok il 25 Ottobre del 2019 per documentare il ritorno dal Giappone dell’opera “le tre età” di Gustave Klimt. Un inizio interessante ma non avvincente susseguito da video mediocri. Sarebbe auspicabile che continuino a documentare il lavoro degli artisti contemporanei realizzando riprese più lunghe e aggiungendo maggiori informazioni. L’account al momento contiene in tutto 10 video, l’ultimo realizzato a Maggio del 2020 quando il museo venne riaperto dopo il lockdown.

Se avete altri musei da segnalarci lasciate un commento.

Come l’acqua, il gas o la corrente elettrica, entrano grazie ad uno sforzo quasi nullo, provenendo da lontano, nelle nostre abitazioni per rispondere ai nostri bisogni, così saremo approvvigionati di immagini e di sequenze di suoni che si manifestano a un piccolo gesto, quasi un segno, e poi ci lasciano”.

Paul Valery, 1936

Giulia Tiddens

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