“Scene da un matrimonio” e dalla vita

Scene da un matrimonio
Foto di Marco Ghidelli

In scena al teatro Eliseo fino al 17 novembre Scene da un matrimonio tratto dal famoso film di Bergman

Il matrimonio è da sempre una delle conquiste sociali a cui la maggior parte della popolazione aspira. Cresciamo con l’idea che un giorno ci sposeremo, imitando così quanto fatto dai nostri genitori e da molti altri nostri parenti o amici. Tutti sogniamo di incontrare l’anima gemella e tutti (ognuno con tempi e modalità diverse) ci siamo immaginati con l’anello al dito.

Il matrimonio è la conclusione di molte storie a lieto fine (no, non solo delle favole). Che siano raccontate in un libro, in un film o in una serie tv poco importa. Ma per ogni happy ending che prevede un “sì, lo voglio”, c’è l’incipit di un nuovo racconto in cui il matrimonio è solo il punto di inizio. Un inizio non di certo felice, che in molti casi porta a un finale altrettanto drammatico.

Esemplificativo in questo senso è Scene da un matrimonio.

Prima serie tv, poi film di grande successo, Scene da un matrimonio è uno dei lavori del regista svedese Ingmar Bergman. Proprio come un grande classico, oggi torna a far parlare di sé grazie alla trasposizione teatrale realizzata dal regista Andrei Konchalovsky per lo Stabile di Napoli. Lo spettacolo va in scena in questi giorni al Teatro Eliseo di Roma e vi rimarrà fino al 17 novembre.

Federico Vanni e Julia Vysotskaya danno corpo e voce a Giovanni e Milenka, due coniugi della Roma degli anni Sessanta apparentemente felici nella loro routine fatta di lavoro, pranzi dalla suocera e uscite culturali. Ma l’equilibrio della coppia verrà messo in crisi dalla decisione dell’uomo di lasciare la moglie per una ragazza più giovane. Inizia allora una lunga sequenza di episodi che sembrano mettere in chiaro quanto lasciare andare un/a compagno/a sia un processo lungo, doloroso e dai risvolti imprevedibili.

Perché il matrimonio non è solo un’unione civile. È un legame tra esseri umani che si trovano e si scelgono per tutta una serie di motivazioni in cui il sentimento amoroso entra fino a un certo punto.

La storia si divide in capitoli che vengono di volta in volta annunciati dagli attori.

È una chiara citazione del film, anche se la versione teatrale ha perso le due scene iniziali della pellicola del regista svedese. Quelle dove la coppia viene mostrata innamorata e affiatata, tanto da rendere ancora più sorprendente il tradimento di lui.

Sono scene che saltano anche di parecchi anni e che ci permettono di vedere uno sviluppo realistico della storia d’amore raccontata. E il realismo è ciò che emerge in maniera preponderante dalla visione dello spettacolo. Non si fa fatica a credere alla verosimiglianza del rapporto tra i due, nonostante tutte le incoerenze e le apparenti contraddizioni. Né la storia ci suona come lontana nel tempo. No: Scene da un matrimonio potrebbe tranquillamente essere ambientato anche ai giorni nostri, in Italia o in Svezia, non farebbe differenza.

Lo spaccato sociale non è poi così tanto cambiato. Questo perché è la natura umana a non essersi mutata. Non importa quanti passi avanti si fanno dal punto di vista tecnologico, culturale, politico, sociale. Le nostre sfumature emotive rimangono sempre quelle.

Ci leghiamo ad altri esseri umani, vorremmo che fosse per sempre, ma non consideriamo ciò che può succederci nell’arco di una vita.

Tendiamo a trascurare la nostra interiorità. Non dedichiamo abbastanza tempo a osservare chi siamo, cosa vogliamo, cosa stiamo facendo, cosa proviamo. Agiamo sulla base di stimoli e di emozioni che non comprendiamo e su cui non ci interroghiamo abbastanza. Tanto la responsabilità può sempre essere addossata all’altro.

Affinché una relazione funzioni (e questo vale non solo per i rapporti di coppia!), c’è un gran bisogno di conoscersi e di capirsi. Quando ciò non avviene, possono accadere tante cose. Alcune le vediamo rappresentate da Giovanni e Milenka.

Un aspetto molto interessante di questa storia è il modo in cui racconta il maschile e il femminile.

I due protagonisti rappresentano in maniera molto tradizionale l’uomo e la donna in coppia. Lui è il maschio alfa, un femminista di forma, ma non di sostanza. Tradisce perché non si sente abbastanza apprezzato, ma che non riesce a lasciar andare la donna che ha sposato. Geloso delle nuove relazioni della moglie, ha bisogno di essere accudito.

Lei è la donna accogliente e in un primo momento dipendente dall’uomo e dalla relazione. Acquistando consapevolezza della propria voce e della propria persona, cercherà di separarsi dal marito in maniera molto più vera rispetto a lui.

scene da un matrimonio
In scena Federico Vanni e Julia Vysotskaya nei panni di Giovanni e Milenka. Foto di Marco Ghidelli

Lo spettacolo Scene da un matrimonio è lungo ma scivola via velocemente.

Merito della bravura dei due attori che riescono a far seguire il dialogo continuo che, pur non mancando di parti riflessive, è assolutamente godibile. L’attenzione dello spettatore non cala, ma è sempre mantenuta viva anche grazie a un uso sapiente delle luci che creano un’atmosfera suggestiva e coinvolgente.

La scenografia è ricca e allo stesso tempo essenziale. Il salotto della casa dei coniugi, visibile appena si entra in teatro, sembra richiamare i drammi borghesi tanto cari a Pirandello e al teatro del secolo scorso. D’altra parte, la tematica è simile.

Non è la prima volta che un’opera cinematografica arriva in teatro. E non è la prima volta che l’Eliseo sceglie uno spettacolo tratto da un film.

È interessante vedere come una storia che funziona prenda vita tramite linguaggi artistici diversi. E se qualcuno potrebbe parlare di scarsa originalità, io preferirei vederla come un modo per mantenere in vita opere che dicono qualcosa di importante su noi esseri umani e che meritano di arrivare a un numero sempre maggiore di spettatori.

Federica Crisci

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