Luca Serianni spiega le donne di Dante e un’ora dura un minuto

Luca Serianni

Il 10 dicembre scorso al Piccolo Eliseo di Roma si è concluso il ciclo “Tre sguardi sulla poesia di Dante” con il Prof. Luca Serianni.

Dopo “Le invettive dantesche” (16 ottobre) e “Le similitudini della commedia” (26 novembre), a concludere le lezioni di Luca Serianni sulla poesia di Dante sono arrivate “Le figure femminili della Commedia”.

Anche in questa occasione il prof. Serianni si è confermato un divulgatore efficace dell’opera di Dante e della sua “Divina Commedia”. Con grazia ed eleganza – oltre che con competenza – ha raccontato di Beatrice, Francesca , Pia, ma anche delle donne meno celebri della Commedia.

Ovviamente, quando si pensa alla figure femminili dantesche il pensiero va subito a Beatrice. E Serianni ce la presenta in tutta la sua complessità. Lei non è solo una donna; è il percorso che porta direttamente a Dio. Già nel II canto dell’inferno chiede a Virgilio di guidare Dante, perso nella selva oscura. Lo definisce “l’amico mio e non de la ventura” e già si fa misteriosa. Le interpretazioni del verso, infatti, sono due: da una parte, può significare che Dante è soggetto passivo dell’amore di Beatrice, ma non è altrettanto amato dalla sorte, visto che è esule da Firenze. Dall’altra, il verso potrebbe dire che Dante è il soggetto attivo: ama Beatrice, senza farsi condizionare dalla sorte.

Poi Beatrice, da donna, diventa teologa. Già nel XXXV canto del Purgatorio instaura con Dante un rapporto solo sul piano teologico. Arriva a rimproverarlo, non lo chiama più “amico”, ma “frate mio”.

Luca Serianni

Serianni ci fa notare che sono pochi personaggi che interloquiscono con Dante nella “Divina Commedia” e tra questi le donne restano impresse nella memoria del lettore.

Francesca da Rimini, nel V canto dell’Inferno, è generosa, vorrebbe pregare per Dante e la sua pace, ma non può farlo da dannata relegata all’Inferno. Affascina la constatazione che Francesca pronuncia parole che compaiono raramente nella Divina Commedia. Parla di “disio”, il desiderio per il quale non c’è spazio nell’Inferno. Ma anche la stessa “pace” o le parole “bacio” e “baciare” che pronuncia nel descrivere l’amore con Paolo.

La tenerezza di Francesca per Dante è la stessa che ritroviamo in altri due personaggi. Una è Pia de’ Tolomei, tra le vittime di morte violenta che solo all’ultimo si sono convertiti, nel V canto del Purgatorio. Serianni la definisce uno dei casi più antichi di femminicidio. È una figura misteriosa, poco sappiamo anche del marito, Nello dei Pannocchieschi, che con tutta probabilità l’ha uccisa o fatta uccidere gettandola da una finestra del suo castello in Maremma. La violenza di questa atroce fine, Dante ce la fa intuire con la descrizione delicata di Pia.

L’altra è Piccarda Donati, sorella di un amico di Dante, a cui appare irriconoscibile perché circonfusa della luce abbagliante del Paradiso. Anche lei è una vittima della violenza e della sopraffazione maschile. Aveva scelto di entrare in convento, ma ne era stata sottratta contro la sua volontà da uno dei fratelli, per farle contrarre un matrimonio utile politicamente alla famiglia.

Luca Serianni sottolinea poi un aspetto interessante: Dante Alighieri nel girone dei lussuriosi elenca molte donne come esempi di lussuria punita. Tra queste, oltre a Semiramide, Didone ed Elettra, c’è “la vergine Cammilla”, regina dei Volsci che, combattendo contro Enea, morì per l’Italia.

Invece, ci sono molte “donne mancanti” secondo Serianni, perché Dante sembra ritenere che ci siano alcuni peccati o alcune condizioni di beatitudine da cui le donne sono escluse.

In certi casi il motivo è storico. Non troviamo, ad esempio, donne tra i tiranni, perché il potere è stato a lungo quasi esclusivamente una prerogativa maschile. Ma non troviamo donne nemmeno nel girone dei simoniaci, né in quello dei sodomiti (evidentemente, Dante considerava soltanto l’ipotesi dell’autoerotismo o dell’omosessualità maschile), né tra i barattieri (coloro che usano le cariche pubbliche per arricchirsi, vendendo provvedimenti e privilegi) o gli scialacquatori.

Ci ha colpito molto il racconto di Cunizza da Romano, una delle donne più interessanti, benché poco famose, della Commedia.

La troviamo nel IX canto del Paradiso tra gli spiriti amanti, dice Serianni, o anime che vissero sotto l’influsso del “bel pianeta che d’amar conforta”. Cunizza è l’unica anima beata di cui Dante ricorda i trascorsi peccaminosi. Anche le fonti storiche sembrano confermare che non si negasse a nessuno, purché glielo si chiedesse con cortesia, perché presa da un eccessivo influsso del pianeta Venere.

Di tutto ciò Luca Serianni ci ha raccontato con eleganza e nonchalance, senza alcuna pruderie.

Dopo un’ora, trascorsa veloce come fosse un minuto, si ha voglia di precipitarsi a casa a rileggersi i versi immortali del Vate.

Stefania Fiducia

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