Il mio nome è Milly, una diva nel cuore di Gennaro Cannavacciuolo

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Gennaro Cannavacciuolo, geniale artista napoletane, ha trasmesso in scena il suo amore per Milly.

Non capita spesso di uscire dai teatri con l’emozione nel cuore. Al Teatro della Cometa, la sera del 07 marzo 2018, vi erano tutti gli ingredienti: un grande attore, un grande spettacolo, una miscela esplosiva che ha portato a un’ottima riuscita.

Gennaro Cannavacciuolo, attore, cantante, cabarettista e fantasista puteolano, una delle massime personalità della scena teatrale italiana di questi anni, ha portato in scena il suo amore per Milly, alias Carla Mignone.

Il Teatro della Cometa, prestigioso teatro romano inaugurato nel 1958 e definito da Antonio Munoz “gioiello d’arte alle pendici del Campidoglio”, ha ospitato dal 21 febbraio all’11 marzo 2018 lo spettacolo “Il mio nome è Milly una diva, tra guerre, prìncipi, pop e variété“.

Milly, idolo di Gennaro Cannavacciuolo, è il soprannome della cantante e attrice alessandrina Carla Mignone. Lo spettacolo era un recital di Gennaro Cannavacciuolo. Aiutato dai bravi Dario Pierini al pianoforte, Andrea Tardioli al sax-contralto e Francesco Marquez al violoncello, Gennaro Cannavacciuolo ci  ha portato, tra musica e recitazione, alla scoperta di questa diva sconosciuta ai membri della mia generazione.

Milly, un simbolo, una donna non comune

Milly si formò nell’ambiente dell’avanspettacolo, del variété. L’attore campano subito mette in luce perfettamente quello che era il pensiero degli anni sulle donne: o si diventava madri o si diventava donne di poca fede. Ma Milly ha scelto per sé stessa. La sua fama la porterà a partecipare a spettacoli al Teatro Carignano di Torino.

In quell’ambiente conoscerà il Principe Umberto di Savoia. Attraverso una ricostruzione attenta, lo spettacolo ha raccontato tutta la vicenda del loro amore (le corbeille di fiori più alte di lei, i loro incontri ma anche l’addio). Una storia bella e tragica per Milly. L’unione di un uomo dal sangue blu con una diva dello spettacolo non era vista bene dal casato Savoia e soprattutto dal governo fascista, del quale uno degli stendardi fu portare avanti un’idea di moralizzazione dei costumi (con i risultati che conosciamo bene).

Lo spettacolo ha descritto in maniera ottimale quanto Milly divenne simbolo del femminismo. Di lei s’innamorò anche, purtroppo in maniera non corrisposta, il grande Cesare Pavese ed ebbe una grande amicizia con Vittorio De Sica.

Un’artista fiera

Dopo la pausa, lo spettacolo, attraverso la meravigliosa voce dell’attore protagonista impegnato in “Si fa ma non si dice”, ha immerso lo spettatore nella maturità di Milly. Dopo un periodo americano, la sua stella tornò a rifulgere con Bertold Brecht e la sua Opera da tre soldi, musicata da Kurt Weill.  Il regista di quello spettacolo era il grande Giorgio Strehler. Milly ci partecipa e al suo provino il registra triestino si presentò al provino con due ore di ritardo. Al suo arrivo richiese a Milly di cantare una canzone da avanspettacolo.

Gennaro Cannavacciuolo, con la sua bravura, è riuscito a mostrare l’animo dignitoso di Milly. Lei era un artista a tutto tondo e, offesa anche dall’attesa, deve fare quello che ritiene sia giusto. L’artista non deve mai offendere la sua dignità. In quel momento si è espresso un punto fermo: gli artisti hanno come punto di forza la loro personalità.

Lo spettacolo andò in scena al Piccolo Teatro di Milano nel 1956. Lo spettacolo fu un trionfo. La sua interpretazione di Jenny Delle Spelonche fu estremamente apprezzata.

Da allora la carriera di Milly vivrà momenti e alti (le esperienze di Studio Uno e la prima italiana de L’Istruttoria di Peter Weiss. Molto importanti saranno i recital curati da Filippo Crivelli, con l’esecuzione di brani di cantautori come Sergio Endrigo e Fabrizio De André, del quale è stata prima interprete).

Puntuale come un orologio, implacabile nel suo scandire il tempo, anche per questa grande artista arrivò la “sora morte”. Milly si spense a Nepi il 22 settembre 1980.

Gennaro e Milly

Milly vive oggi in Gennaro Cannavacciuolo. L’attore puteolano, possiamo dirlo con certezza, ne è la reincarnazione talmente grande è la sua bravura. Artista già trionfatore l’anno scorso sempre al Teatro della Cometa con “Yves Montand- un italiano a Parigi”, ha cantato, recitato e fatto vivere la sua Milly.

Tutto era studiato, niente era lasciato al caso. Le foto di Milly, parte della scenografia, erano un elemento essenziale per esprimere la potenza della scena. Aiutato dai suoi bravi musicisti, Gennaro Cannavacciuolo ha interpretato i brani più famosi di Milly, come Mutandine di chiffon, Donne e giornali e Donne e ferrovia, ma anche estratti del testo brechtiano sopracitato musicato da Kurt Weill come la Ballata della Schiavitù Sessuale.

Ma l’epoca è importante. Le canzoni hanno avuto un’ importanza fondamentale nel corso dello spettacolo. Brani di Jacquel Brel come La valse à mille temps, un brano che Cannavacciuolo ha eseguito in maniera mirabile, o La chanson des vieux amants ma anche La guerra di Piero di Fabrizio De André hanno descritto un’epoca. Cannavacciuolo ha descritto un’epoca, ma anche e soprattutto la sua “musa”, come affermato da lui stesso.

Sono uscito dal teatro commosso!

Marco Rossi

@marco_rossi88

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